LANCIADELTA

Dopo quarant’anni la Lancia Delta continua a regalare emozioni

La passione per il marchio Lancia, che oggi è tenuto in vita dalla sola Ypsilon e le cui future prospettive restano molto incerte, non è svanita nel tempo. Lo dimostra l’entusiasmo con cui 700 “lancisti doc” hanno vissuto il 14 novembre la serata organizzata al Museo dell’Automobile di Torino dal Gruppo Dirigenti Fiat. Un omaggio ai quarant’anni della Delta, modello iconico nella storia della Lancia anche per gli straordinari successi sportivi della tranquilla berlina che ha saputo trasformarsi in regina del motosport.

C’è una sola vettura al mondo che per sei anni consecutivi (con 51 successi) ha vinto il campionato del mondo Rally, dal 1987 al 1992. E’ proprio la Lancia Delta, protagonista sulle strade di tutto il mondo. Il passato è un patrimonio prezioso, e lo ha dimostrato anche la parata di modelli schierati di fronte al Mauto e nell’atrio centrale. Alla serata-revival hanno partecipato – accanto ai piloti che ne hanno firmato le imprese sportive – i tecnici e i manager che della Delta hanno scritto la storia. A cominciare da Giorgetto Giugiaro, il papà dello stile. “Mi chiesero di pensare una vettura elegante e funzionale – ha spiegato il celebre designer – ma non un modello che avesse la vocazione di competere. Sono stati la straordinaria evoluzione della meccanica e l’abilità dei piloti a trasformarla negli anni in un bolide vincente. Io per disegnarla mi ero ispirato al successo della Golf e ai suoi spigoli che piacevano molto, per proporre una compatta spaziosa e versatile. Rossignolo e il team dei progettisti mi lasciarono grande libertà creativa, il modello finale non fu molto diverso dai primi bozzetti di stile”.

Gli ingegneri Paolo Buffardi e Bruno Cena hanno rivissuto il contesto economico e sociale in cui la vettura nacque, dopo l’acquisizione della Lancia dalla famiglia Pesenti. Serviva un’auto di successo per rilanciare l’immagine e le vendite dopo la Beta e la Gamma, la base tecnica della Fiat Ritmo si rivelò ideale. “Delta si rivolgeva a un pubblico benestante, in particolare alle donne della buona borghesia torinese – ha spiegato Buffardi – e non a caso testimonial della campagna pubblicitaria divenne una diva come Catherine Deneuve per sottolineare che si trattava di un’auto premium”. Ma Lancia confermò anche la propria storica attitudine all’innovazione decidendo di adottare la trazione 4×4, che divenne la chiave per il successivo impiego sportivo. E segnò contemporaneamente una sfida diretta al competitor di riferimento, che sui terreni di gara era Audi.

Naturalmente è stata la rievocazione delle imprese sportive a stimolare maggiormente la platea, ricca di “lancisti” doc e di veri appassionati. Cesare Fiorio, che del dream team Lancia-Martini era lo straordinario “allenatore”,  si è quasi commosso ricordando “quel gruppo affiatato che nella gestione dei rally dava sempre il massimo e superava ogni tipo di emergenza. Nemmeno negli anni successivi alla Ferrari ho vissuto esperienze emozionanti come quelle degli anni in  Lancia. Gli avversari erano sorpresi da quanto facevamo, inoltre avevamo i migliori piloti. Ma non dimentichiamo che prima della Delta avevamo dominato le corse già con modelli vincenti come la Fulvia HF e la Stratos”. Perché poi la favola finì? Fiorio è stato (quasi) diplomatico: “Io non c’ero più, però so che l’azienda fece altre scelte dovute magari alla necessità di spingere il marchio Alfa Romeo”.

Miki Biasion (nella foto) è indissolubilmente legato alla Delta integrale, con cui ha vinto due titoli mondiali Piloti (nel 1088 e 1989). Dialogando con Claudio Lombardi e Sergio Limone, gli ingegneri che firmarono lo sviluppo sportivo della Delta e curarono l’aspetto tecnico della scuderia Lancia, Biasion ha rivissuto i momenti più esaltanti della sua esperienza di campione. “Nelle prove mi chiedevano di spingere al massimo, a costo di rischiare qualche incidente, che in effetti ci fu. Ma i risultati poi diventarono eclatanti. La gara più bella? Non posso dimenticare il Safari Rally dell’88: finalmente ero riuscito ad aggiudicarmi questa sfida terribile e affascinante, non tanto contro gli avversari ma contro la natura. Ho percorso  4.500 km nella savana in 5 giorni, e  senza mai un problema alla mia Deltina. Il rivale più fastidioso? Beh, con Kankkunen non c’era grande feeling e nacque qualche aspra polemica”. Applausi anche per Andrea Aghini, ultimo pilota a vincere una gara iridata sulla mitica Delta.

2 commenti
  1. Gian Carlo dell'Erba
    Gian Carlo dell'Erba dice:

    titoli consecutivi dell’Europeo Piloti. E dopo ogni vittoria uscivano pagine di pubblicità su quotidiani e riviste per celebrare il successo e ringraziare gli sponsor. Le ho seguite ai rally di Campionato del Mondo per conto del Martini Racing, occupandomi dei giornalisti (amici) al seguito. Una dozzina circa ogni volta, quasi sempre partendo da Torino Caselle sull’aereo dell’avvocato Agnelli. East African Safari (e Montecarlo, ovvio) esclusi: il viaggio in Kenia avveniva su un charter. In Africa veniva anche organizzata una visita ai parchi per vedere elefanti e leoni. Siamo andati in Portogallo, Corsica, Grecia, Finlandia (a Sanremo, ovvio) e al britannico Rac Rally. E la Delta vinceva. .Poi, a fine ’91, il ritiro dall’ufficialità per i costi troppo elevati. Ma vinse ancora il Mondiale 1992, se non sbaglio schierata dal team milanese Jolly Club (praticamente privato), riaffidata ancora al finlandese Juha Kankkunen e al francese Didier Auriol. Bei tempi!!!

  2. Giacomo Scaramuzza
    Giacomo Scaramuzza dice:

    Giacomo Scaramuzza
    16 min ·
    Ho posseduto anch’io una Delta integrale e mi è rimasta nel cuore. Ricordo anche di essere stato in Grecia con Alfio per assistere ad uno dei tanti trionfi di Biasion.

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