Gino_Rancati

Essere Lancista

Che cosa vuol dire “essere lancista” ?

Probabilmente oggi non è più una necessità, ma per parecchio tempo molti uomini e donne di marketing si sono impegnati per trovare una definizione che potesse descrivere esattamente quali sono le caratteristiche di questo soggetto speciale, amante di certe automobili, ma soprattutto appartenente ad un mondo del tutto particolare.

Per tentare di dare un piccolo contributo a questa ricerca, semmai interessi ancora a qualcuno che ancora si occupa di Lancia…o di quello che ne è rimasto, (noi continuiamo a sperarlo!) siamo andati a recuperare un articolo scritto da Gino Rancati per l’elegante “Rivista Lancia” nel lontano 1967, dove, con un linguaggio che oggi giudicheremmo un po’ aulico, un po’…ingenuo, ci pare fossero descritti con semplicità i tratti essenziali del lancista d.o.c.

Il lancista di questa epoca non è quello che compra l’auto per apparire, ma perché sa che a livello tecnologico trova il meglio di quanto offra il mercato.

Gino Rancati è stato un grande giornalista che ha dedicato la propria vita al mondo dell’automobile. Per anni è stato cronista sportivo del TG1 Rai, curando le rubriche dedicate ai “motori”, ha scritto su diversi giornali e pubblicato alcuni libri, sempre sul mondo dell’auto. Aveva un “file rouge” particolare con l’avvocato Agnelli e con Enzo Ferrari che spesso si affidavano a lui per farsi consigliare su uomini e prodotti. I suoi giudizi per più di quarant’anni sono stati considerati legge, il suo stile e la sua classe sono stati d’insegnamento per decine di giovani allievi che lo ricordano sempre con nostalgia: Gino Rancati era un “lancista”.

“La mia Lancia” di Gino Rancati

Sono a passeggio con un giovane amico sotto i portici della piazza di un paese della bassa padana. C’è un silenzio che pare di essere tornati indietro di un secolo. La pioggia accompagna i nostri passi che fanno l’eco. L’amico mi chiede: « Che hai, fratello? Ti vedo assorto, rincorri qualcosa. Che c’è?

« Oggi mi hanno affibbiato un compito difficile. Devo scrivere per la Rivista Lancia un pezzo sui lancisti. E tu capisci che è piuttosto arduo. Devo essere sincero. Poi ci sarà sempre qualcuno che mormorerà “bella fatica essere così generosi, come si potrebbe fare diversamente? “. Ed invece, e tu mi conosci, sono proprio sincero quando dico della Lancia. E lo sarò ancora. Sarebbe come se dovessi scrivere degli occhi di mia madre che sono azzurri, chiari, chiari e splendidi. Potrei dire che non sono azzurri? Capisci? “.

« Si, capisco. Scrivi quello che ti passa per la mente a proposito delle Lancia. Qualche ricordo. Ad esempio di quel signore, lancista convinto, che sentiva un rumore provenire dal motore della sua vettura ecc. ecc “.

« Ah, sì! Beh, quello è un po’ un caso limite. A tutti i costi, e lo sosteneva con una incrollabile testardaggine, affermava che a tanti giri il nemico scattava: un rumore impercettibile, questo sì (e lo riconosceva che era impercettibile), ma pur sempre rumore. E tutti, meccanici, carrozzieri, ingegneri, ad ascoltare, auscultare, a tastare, a dire no, non c’è nessun rumore. E lui a sentirlo quel rumore, distintamente, quasi fosse sempre sul punto di scoprire da dove provenisse. Poi, da solo, capì che era vittima di un niente, di una fissazione. Forse aveva sentito un rumorino per pochi secondi. E siccome una Lancia non può fare nessun rumore al di fuori di quello previsto dal normale funzionamento, ne era atterrito. E quella paura lo preoccupava, lo attanagliava, gli condizionava i viaggi. Non ha potuto resistere e un giorno l’ha cambiata con un’altra».

«E poi racconta dei tassisti, i fedelissimi Lancia “.

«Hai ragione, fedelissimi. Un tipo di lancista particolare. Quando capito a bordo di un taxi Lancia, vorrei che il tragitto fosse più lungo. Hanno fatto centinaia di migliaia di chilometri e ti dicono le cifre con un orgoglio sottile. A Torino ne ho trovato uno che negli ultimi trent’anni ha avuto quasi tutti i modelli Lancia. E di ognuno può raccontare vita e miracoli. Gli chiedi dove abbia messo l’Aprilia, se l’Aprilia sia morta, finita sotto un maglio. Ti risponde che le sue Lancia hanno una vita, fanno miracoli ma che non muoiono mai. Sì, ma dove sono finite? Ti risponde ancora “là” quasi volesse dirti ” in cielo, tra gli angeli “. E non c’è verso di tirargli fuori altro. La sua attuale Lancia è una Fulvia. C’è da scommettere che la notte ci resta a dormire. È uno dei tanti tassisti Lancia. L’ultimo l’ho trovato giorni fa. Appia 3° serie. Quanto ha fatto? 270 mila. Manutenzione regolare, una ripassatina a 170 mila. La cambia? Come si fa? Va bene, benissimo, è un gioiello. La Fulvia mi piace, ma per ora resto con la mia Appietta. Una fedeltà nella fedeltà, dunque. Un altro aspetto del lancista».

«E quando ci fu il periodo delle corse? Le rosse Lancia a lottare e vincere su strade e piste. Puoi dire anche di allora».

«Quello fu il tempo di un’esaltazione breve. Parte dei lancisti drizzò il pelo, ruggì, andò all’assalto. L’altra parte ne ebbe un colpo. Troppo rumore, troppi colori, troppo circo equestre. La Lancia doveva restarne fuori. I suoi motori dovevano continuare a recitare la loro quasi inudibile canzone, perfetti, sicuri, generosi. Non dovevano lacerare l’aria con quegli urli da baraccone. In punta di piedi, dunque, così come si conviene a vetture civili, rispettose degli altri, che fanno la loro strada senza scendere, il più delle volte, a duelli farseschi. Ecco perché al tempo delle monoposto una parte dei lancisti arricciava il naso».

«Sì, ma oggi ci sono i rallies con le entusiasmanti vittorie delle Fulvia HF».

«Stai diventando lancista anche tu? Sì, ci sono i rallies ed altre corse, ma quelle Lancia sono pressappoco come quella che tu stesso puoi comprare dal concessionario Lancia. Hai detto HF. Una delle vittorie più belle è stata quella di quest’anno a Snetterton. 500 miglia, in pista un nugolo di BMC e tutto uno stuolo di altre vetture. Il giorno delle prove, davanti al box Lancia, c’è una sola Fulvia. Cella, Facetti e Cesare Fiorio si divertono a lanciarsi un aeroplanino di carta, di quelli che si impara a fare a scuola, con il foglio di quaderno. Cominciano le due ore di prove ufficiali. Vanno tutti come pazzi. La Fulvia è sempre ferma al box. L’ultima mezz’ora, Facetti mette in moto e parte. Tre giri per riscaldare il motore e tocca a Cella fare il tempo. Due giri bastano. Tre secondi meno di tutti. In silenzio, con il loro aeroplanino di carta in mano se ne vanno. Il giorno dopo la Fulvia è prima assoluta. Si è lancisti anche nell’affermazione più esaltante: una stretta di mano, un sorriso, una telefonata a Torino. E pensare che quella di Snetterton è vittoria splendida, l’alloro più glorioso del 1967».

«Ma perché si è lancisti? Prova a dirmelo».

«Provo a dirtelo, ma non ci riuscirò. Intanto penso che non si sia lancisti per libera scelta, ma per conquista. Alla Lancia ci si arriva. È un cammino; talvolta lungo, fatto di desideri e di ansie. Un amico ha una Lancia, tu ci sali e vedi, tocchi, senti che c’è di più. Non te la puoi permettere, la Lancia. Ed allora fai i conti. Rimandi. Fin quando arrivi anche tu alla conquista. Sì, d’accordo ci sono anche quelli che la Lancia se la possono comprare subito. Ma stai tranquillo, anche loro se là devono conquistare per conoscerla. I soldi non bastano. Ci vuole altro. Hemingway era uno che diceva e scriveva ” …la mia Lancia “. Sì, viaggiava infatti in Lancia. Un uomo che poteva permettersi sempre il meglio: Io champagne, la carabina, il safari, la casa più bella. Sceglieva Lancia. E certamente è stata una conquista anche per Ernest. Chissà quante ne avrà provate prima. Si è fatta l’esperienza, ha soppesato, poi ha deciso. Quindi ha conquistato anche lui la sua Lancia».

«E così mi hai fatto sapere che anche Hemingway era un lancista. E poi?».

«Un amico sosteneva: siete lancisti per tre fogli di balestra in più. Un disfattista quasi. Poi anche lui è giunto a conquistarsi la sua Lancia. Oggi ha dimenticato quei tre fogli di balestra in più. Anzi dice che tutto in una Lancia è tre volte di più».

«Ma perché le Lancia sono automobili con così tanta fedeltà?».

«Per mille ragioni. Solide, personali, eleganti. Si è lancisti anche perché pare di appartenere ad un altro mondo di automobilisti, ad una élite. Ma tutto senza fanatismi, con estrema signorilità. Da borgo San Paolo con amore dice uno slogan. Sì, forse proprio per amore».

«Hai visto? Abbiamo chiacchierato, ti ho chiesto, mi hai risposto. Scrivi quanto ci siamo detti e l’articolo è fatto».

«Sì, è fatto. Allora: la mia mamma ha gli occhi azzurri, chiari chiari…».

5 commenti
  1. Rino Drogo
    Rino Drogo dice:

    “Le quattro scappate di casa seminude” sono invece un bell’esempio per raccontare una storia, diversa come altre che hanno segnato la comunicazione di ypsilon . e grazie a queste storie la ypsilon ha raggiunto quote di mercato molto interessanti

  2. Rino Drogo
    Rino Drogo dice:

    “Le quattro scappate di casa seminude” sono invece un bell’esempio per raccontare una storia, il problema che non sono credibili, perché è il prodotto a non essere credibile. e i primi a non crederci indovinate un po’ chi sono? con queste pubblicità molto sorprendenti e shock Ypsilon è riuscita nel corso degli anni a sopravvivere alla stragrande con quote in italia i massimo ispetto.

  3. Mister X
    Mister X dice:

    La progressiva caduta della Lancia si può anche raffigurare (..a parte che nel modo più semplice, cioè con il confronto delle auto Lancia di un tempo e quelle recenti) anche con i personaggi famosi che le sono stati accostati.
    Per cui abbiamo, in ordine decrescente cronologico, ma… non solo: Greta Garbo, Ernest Hemingway, Peter Ustinov, Gary Cooper, Marcello Mastroianni, Brigitte Bardot, Catherine Denevue, Harrison Ford, Richard Gere, Stefano Gabbana, Alessandro Gassman, Carla Bruni, George Clooney, Vincent Cassel, Elisabetta Canalis, Claudia Gerini, per finire con quelle quattro “scappate di casa” senza nome seminude che si vedono sugli schermi di questi giorni, inseguire una povera Ypsilon.

  4. umberto sapergo
    umberto sapergo dice:

    Fantastico Gino! era e resterà unico. Con le sue acutezze e le sue piccole manie. Lancia era nel suo cuore, e quando un giorno provammo insieme una Lexus, una delle prime, lui, seduto sul sedile posteriore come spesso accadeva e mentre io guidavo, ci rimase un po’ male, ” Questi – disse- hanno capito come si fa un’auto di classe. E daranno filo da torcere alla Lancia. Per me se la sono studiata nei dettagli!” Ed ancora una volta aveva ragione

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