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La fusione. Fca-Psa: Stellantis parla più francese

Nominati i membri del Cda: Elkann presidente ma sarà Tavares a comandare. I sindacati italiani contestano la mancanza di un rappresentante scelto da loro

Tutto come previsto, ma il fatto che si sapesse dall’inizio che l’ago della bilancia pendesse da una parte non diminuisce le preoccupazioni di chi ritiene che la fusione tra Fiat-Chrysler e il Gruppo Psa sia sempre stata in pratica una cessione a favore di quest’ultimo. Come da accordi siglati nel dicembre 2019, i due colossi automobilistici hanno annunciato ufficialmente la composizione del consiglio di amministrazione di Stellantis, la nuova società risultante dalla loro unione. Fiat-Chrysler e il suo azionista Exor hanno nominato cinque membri (tra cui John Elkann con la carica di presidente) e lo stesso hanno fatto Groupe Psa e due suoi azionisti di riferimento (Epf/Ffp e BPIfrance). Anche Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, sarà nel Cda. Rendendo di fatto di 6-5 il risultato della composizione del board a favore dei francesi.

Solo Elkann e Tavares avranno deleghe esecutive: gli altri consiglieri saranno non esecutivi e la maggioranza è indipendente. Ma con Tavares in posizione del tutto dominante per decidere strategie ed equilibri.

I 5 consiglieri scelti da Fca sono dunque John Elkann, Andrea Agnelli (dal 2014 nel cda di Fca e consigliere di Exor), Fiona Clare Cicconi (responsabile delle risorse umane di Astrazeneca, indicata quale rappresentante dei dipendenti), Wan Ling Martello (già manager di Neslté e Walmart, dal 2020 socio e fondatore della società di private equity BayPine), e Kevin Scott (manager di Microsoft). I 5 consiglieri scelti da Psa e dai suoi azionisti di riferimento sono Robert Peugeot (presidente di Ffp, holding della famiglia Peugeot), Henri de Castries (ex numero uno di Axa), Nicolas Dufourcq (manager francese), Ann Frances Godbehere (manager canadese con incarichi nel settore assicurativo e minerario-petrolifero) e Jacques de Saint-Exupery (rappresentante dei lavoratori di Psa).

Quest’ultima nomina segna anche le differenze tra le rappresentanze scelte dai due Gruppi. «Insoddisfazione e e delusione» infatti è stata espressa dalla Fim (Federazione Italiana Metalmeccanici) per il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, nella individuazione del componente che dovrebbe rappresentare i lavoratori di Fca. «È un errore quello compiuto dall’azienda , non ci sono attenuanti – commentano in una nota i segretari generale e nazionale Roberto Benaglia e Ferdinando Uliano -. Fca ha deciso di fare da sè nell’individuare il componente che dovrebbe, simmetricamente a quello già presente in Psa, rappresentare i lavoratori in Stellantis. In Psa invece grazie ad una legislazione a sostegno, il rappresentante è stato eletto dal Comitato Aziendale, riconosciuto da un accordo aziendale, che rappresenta le organizzazioni sindacali presenti in tutti i siti mondiali». La decisione di Fca è stata ritenuta «non concordata» e «non all’altezza dei tempi e delle sfide che abbiamo di fronte».

La preoccupazione dei sindacati non è ingiustificata: Stellantis sarà il quarto player mondiale dell’automotive, con 8,7 milioni di veicoli prodotti, 170 miliardi di ricavi, 11 miliardi di utile operativo ricorrente. Ma anche con 3,7 miliardi di “sinergie” annunciate soprattutto in Europa, dove ci sono quattro marchi sovrapponibili (Peugeot, Citroen, Opel e Fiat) e la dunque con la possibilità che a farne le spese siano soprattutto gli operai italiani, malgrado la salvaguardia dell’occupazione sia stata più volta ribadita.
La Sec, la Consob americana, ha intanto comunicato che Fca ha patteggiato il pagamento di 9,5 milioni di dollari per chiudere la disputa sulle presunte informazioni fuorvianti in merito alla revisione interna sui sistemi di controllo delle emissioni risalenti al 2016. (avvenire.it)

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