30.07.2016 - F1 flag

Che futuro per la F1 ?

Qual è il futuro della F1?
O meglio, come affronterà e gestirà il prossimo futuro la massima categoria del Motorsport?
In questi giorni, il passaggio storico da Ecclestone agli “americani” tiene banco e ha aperto le discussioni su come Liberty Media metterà mano al Circus per rivitalizzarlo. Tuttavia il tema nodale è, a mio parere, ancora più ampio dei soli aspetti gestionali o economici. E’ strategico e al contempo filosofico. E comprende ovviamente anche le scelte gestionali che rappresenteranno l’espressione operativa di un nuovo percorso. Di una nuova “mission”.
Da quando è nata, la F1 è sempre stata la massima categoria del Motorsport su circuito. Per prestazioni, livello tecnologico e anche pubblico di appassionati. In questa settantina d’anni, se ci poniamo ad una sufficiente distanza storica allontanandoci dagli alti e bassi temporanei, non possiamo non notare una linea di progresso costante. Ed un abbinamento forte e biunivoco con le evoluzioni tecnologiche intraprese dall’industria automobilistica, di cui la F1  ha sempre rappresentato il vertice massimo. Qualsiasi salto tecnologico intrapreso dalla F1 nella sua Storia è sembrato rappresentare, lì per lì, un balzo da gigante. Ma in realtà è sempre rimasto logicamente coerente con i binari del progresso seguiti anche dalle vetture di serie, di cui la F1 è stata parte attiva fondamentale contribuendo allo sviluppo di componenti innovativi che poi hanno trovato posto in ciò che guidiamo tutti i giorni.
Qualche anno fa la F1 (e anche l’Endurance) hanno intrapreso la strada innovativa dell’ibrido, anticipando o comunque sposando lo stesso futuro tecnologico delle auto di serie. Una scommessa molto discussa ed estremamente costosa che ha tuttavia portato le vetture da competizione a livelli di efficienza energetica impensabili anche solo qualche anno fa. Sempre sul medesimo binario dell’innovazione. Negli Anni Novanta ci volevano 220 litri per coprire la distanza di un GP. Le F1 di oggi ne possono consumare un massimo di 140. E vanno ben più forte di allora. Certo, molti puristi rimpiangono la vecchia F1 “che faceva più rumore ed era molto più spettacolare”. Ma sullo spettacolo impatta anche la ridondanza e l’assurdità di certe regole sportive, su cui però ora non voglio soffermarmi. E poi magari abbiamo anche tutti la memoria un po’ corta…
E’ un fatto comunque oggettivo che anche questa dell’ibrido è stata un’evoluzione tecnologica coerente con il progresso dell’industria automobilistica. E la F1 è salita ancora una volta in prima linea a fare da battistrada in questo percorso verso il futuro. Oggi tuttavia lo scenario cambia. E impone ai gestori della F1 dei ragionamenti profondi e delle scelte, come dicevo all’inizio, anche filosofiche. Scelte che poi hanno come termine importante di confronto gli attori protagonisti di questo spettacolo, ovvero costruttori e teams, ed il pubblico degli appassionati.
L’industria automobilistica non si è fermata alla tecnologia ibrida. Sta andando oltre, fino all’elettrico puro. Ma una categoria di monoposto totalmente elettriche c’è già ed è la Formula E. Lo spazio al vertice della tecnologia e dell’innovazione, quello storicamente coperto dalla F1, è dunque per la prima volta già occupato. E per la prima volta nella Storia del Motorsport, la F1 è di fronte ad un bivio.
Continuare a spingersi ai limiti della tecnologia andando però a cozzare con la massima espressione dell’elettrico già interpretata da altri attori? Oppure riportarsi su un terreno più tradizionale, quello delle Corse per semplice passione, svincolandosi dal progresso tecnologico e dal futuro?
La prima strada porterebbe ad uno scontro esistenziale con la Formula E, ma farebbe rimanere la F1 coerente al proprio ruolo socio-tecnologico interpretato fin dalla sua nascita. La seconda strada imporrebbe invece di voltare per la prima volta le spalle all’industria automobilistica, dissociandosi dal futuro.
Un bivio, dunque, strategico e filosofico insieme. Difficile scegliere dove andare. Anche perché, come sempre accade, qualsiasi decisione impatta sugli aspetti economici e anche di appeal. Il distacco dal progresso tecnologico porterebbe ad una F1 sicuramente più economica e meno “elevata” come competenze. Potrebbe probabilmente recuperare gran parte degli appassionati nostalgici delle “Corse di una volta”… motori aspirati, puzza di benzina e tanto rumore. E, abbassando il livello di tecnologia e costi, potrebbe teoricamente allargare la platea dei Costruttori interessati a fare parte di quella compagnia, rivitalizzando la griglia e, di conseguenza, restituendo un maggior appeal commerciale al “prodotto F1”.
A meno che il distacco tecnologico che si verrebbe a creare tra le vetture di serie e la F1 non suggerisca ai Costruttori stessi che è proprio l’estremizzazione del racing elettrico ad essere prioritario e coerente con le proprie esigenze di marketing e di comunicazione. E non possiamo non tenere in considerazione che Audi e PSA hanno già scelto proprio quest’ultima direzione.
La F1 è ancora il baricentro degli interessi di molti brand e “girano” sicuramente molti più soldi che non nella FE. E anche molto più pubblico. Gli interessi particolari tuttavia hanno imbalsamato il Circus portandolo in quella gabbia isolata dal resto del mondo che non sembra promettere nulla di buono per la sua sopravvivenza. Dall’altra parte c’è uno scenario in definizione, molto flessibile e con parecchie aperture al futuro. Non solo tecnologico, ma anche di comunicazione e intrattenimento.
Insomma, ci attendono tempi indubbiamente molto interessanti per l’evoluzione del Motorsport. La rivoluzione che si prospetta per la F1 non ha certamente tempi brevi, anche in conseguenza di accordi e contratti in essere. E poi perché è decisamente complicato decidere qual è la strada migliore da intraprendere, viste le innumerevoli sfaccettature che si aprono. Ma Liberty Media e FIA dovranno sicuramente affrontare presto e in profondità questi ragionamenti. E scegliere se e come inserire la F1 nel futuro.

3 commenti
  1. Renato Ronco
    Renato Ronco dice:

    Caro Giorgio, parlando bene di Rally sfondi con me porte aperte, visto cha la mia provenienza originaria è proprio quella. Devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso il recente aumento di interesse per la specialità. Speriamo che non sia un fuoco di paglia. Resta il fatto che il “pilota-personaggio” nei rally ha ancora un senso, anche perché – diciamolo pure – oggi i rallisti rischiano di più dei piloti di F.1. E la componente rischio ha sempre il suo appeal nella fantasia degli appassionati.. Sia nei Rally che in F.1. Ma qui si aprirebbe un altro capitolo. Ma fermiamoci.

  2. Giorgio Ferro
    Giorgio Ferro dice:

    Caro Renato, sono d’accordo. In queste righe ho volutamente focalizzato l’attenzione sulle tematiche tecnico-regolamentari che i nuovi gestori della Liberty Media dovranno per certo prendere in considerazione. Ovviamente insieme agli aspetti sportivi ma soprattutto mediatici per evitare che la F1 “sfiorisca” definitivamente.
    Sono d’accordo con te che i piloti sono parte fondamentale di questo sport. Il grosso problema però è che nella F1 di oggi contano solo più per una percentuale ridotta. Puoi anche essere un fenomeno, ma se non sali sulla vettura “giusta” hai poche chances di far bene (leggi per esempio Fernando Alonso o anche Vettel nell’ultima sua stagione).
    E’ indubbio che per rivitalizzare la F1 ci sia comunque bisogno di personaggi, di storie, di eroi. Che magari non saranno più come quelli di una volta, ma possono comunque trascinare tutto il sistema. Forse un sistema di regole più “low profile”, passami il termine… che richiedono un livello non troppo elevato di competenze, può contribuire ad appiattire l’importanza delle vetture a tutto vantaggio dei piloti. Forse varrebbe la pena pensarci, con buona pace dei costruttori…

    Nei rally invece i piloti contano ancora parecchio. Proprio qualche giorno fa ho scritto alcune righe sul mio blog, perché sono rimasto colpito da una ricerca sull’impatto del Rally di Montecarlo sui social media (http://giorgioferro.altervista.org/blog/limportanza-dei-piloti/).
    Sui 20.000 tweet legati al rally ben il 34% ha visto Ogier come protagonista. Di gran lunga molto più di tutti gli altri suoi colleghi. Questi numeri sono la conferma di quanta emozione trasmettano ancora i piloti-eroi. E quanto facciano bene a tutto il sistema questi “personaggi”.

  3. Renato Ronco
    Renato Ronco dice:

    Sono temi molto alti quelli che tu tratti, caro Giorgio, ma secondo me trascurano una parte fondamentale del fenomeno Formula 1: l’uomo, il pilota. Perché sono gli uomini, i piloti che suscitano le passioni e l’entusiasmo. O almeno così dovrebbe essere. Non per nulla il grande Clay Ragazzoni rivendicava il fatto che il Campionato di Formula 1 era nato come Campionato piloti e non costruttori. E sempre Clay diceva che l’allargamento del titolo anche ai costruttori era stato l’inizio della fine dello sport vero.
    Certo, l’importante è che ai piloti venga fornita la possibilità di dimostrare il loro valore, la loro abilità, il loro coraggio. Ma proprio questo dovrebbe essere il compito delle autorità istituzionali ( FIA) per regolamentare i mezzi mentre il compito dell’informazione dovrebbe essere quello di far sapere chi e come poi si afferma nella sfida agonistica. Purtroppo poi tutto va a cozzare contro gli interessi economici del business!

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *