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Gilles e Renè, duello stellare al GP di Francia

Primo luglio 1979, pista di Digione, gran premio di Francia. Jean Pierre Jabouille e Réné Arnoux, con le Renault turbo, sono in prima fila davanti a Villeneuve e Piquet. Le Renault in avvio sono molto lente e Villeneuve le “brucia” infilandovisi in mezzo e partendo al comando.
Gilles tiene un’andatura forsennata. Dietro, gli altri perdono posizioni: anche Jody, che ha problemi di carburazione. Villeneuve pensa di poter staccare Jabouille, ma il francese attacca verso metà corsa. Il sorpasso avviene al termine del rettilineo del box, fra tripudio del pubblico. “Aveva trenta chilometri di vantaggio nella punta velocistica, non potevo tenerlo dietro, neppure se gli avessi ostruito tutta la strada”, ammise Villeneuve.

Ma il destino della gara riservava ancora la più bella fra le emozioni che siano capitate ad un pubblico di circuito automobilistico di Formula 1. Arnoux, staccato in partenza, sta recuperando e porta la propria Renault alle spalle della Ferrari di Gilles. Il francese tenta più volte il sorpasso, invano. La manovra gli riesce a tre giri dalla fine. Corsa finita? Neppure per sogno, perché Villeneuve, con una staccata al limite, ripassa l’avversario. Le ruote fumano, 30-40 mila persone, che assistono nelle tribune lungo la “esse” veloce prima del rettilineo dei box, hanno il cuore in gola. C’è un silenzio pesante, rotto soltanto dal ruggire dei motori e dai colpi sordi dei cerchioni che si toccano una, due, tre, tante volte.
E’ un duello leale, fra due piloti che non vogliono mollare. Ecco che in Villeneuve spunta l’anima di
Tazio Nuvolari, eccolo chiedere alla macchina più di quanto sia lecito. E’ un mostro non un pilota, Gilles, per come riesce a domare il rosso animale impazzito che non vuol saperne di restare in strada ma che vi resta soggiogato da esili mani d’acciaio.

La gente, in piedi, urla. I cronisti, i meccanici, la gente del box impreca perché si intuisce, davanti al traguardo, che qualcosa di grande sta accadendo e che però non si riesce a vedere.
E’ Gilles che giunge secondo, dopo tre giri furibondi di testa a testa: Arnoux s’è arreso e gli darà
eterna amicizia. Se è possibile che fra due uomini possa esistere un grandissimo amore, questo è
esistito fra Gilles e Réné. Da quel giorno, per sintetizzare un momento topico di una corsa qualunque, un attimo d’emozione intensa, un’azione spericolata e pericolosa, ebbene dal giorno di Digione, il duello Villeneuve-Arnoux è stato il punto costante di riferimento, di paragone.

“Paura? Neppure per sogno, e stato molto divertente”, affermò Villeneuve sul podio, scambiando manate soddisfatte con Arnoux. Ma Réné confessò: “Beh, forse, lui no, ma io per un po’ ho temuto di finire fuori pista. Comunque Gilles è riuscito ad arrivare secondo perché io ero in difficoltà con l’alimentazione, non m’arrivava più benzina. Altrimenti sul rettilineo non avrebbe avuto scampo.
Tutto bello, tutto sportivo”. Questa fu la versione di Arnoux, da allora comprimario nella vita del grande Gilles.
Una “spalla” di grandissimo valore, il suo erede spirituale (se vogliamo) alla Ferrari. Un nuovo “animale da velocità”, come io lo battezzai e come Ferrari amò definire, nei suoi pensieri, Réné Arnoux. Ma non un novello Nuvolari. Questo titolo era e rimarrà di Gilles Villeneuve.

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