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Gli autovelox in troppi casi servono ai Comuni per fare cassa

Serie di rotonde all’infinito, dossi artificiali, autovelox: tutti presìdi che, pare, abbiano ridotto in modo significativo il numero di incidenti stradali. Ne sono convinto, ma continuo a pensare che in molti casi si sia esagerato (ci sono rotonde enormi che regolano l’afflusso di veicoli da stradine di campagna assolutamente secondarie e che, volendo, si potrebbero tranquillamente sostituire con un semaforo, privilegiando la strada principale, normalmente assai trafficata).
Come sono convinto che gli autovelox servano in troppi casi ai Comuni per fare cassa, senza produrre alcun effetto sulla sicurezza, soprattutto perché posti su strade ad alto scorrimento fuori dai centri urbani.
Ne faccio un caso personale?
Sì, perché poche settimane fa, sono stato bersagliato a raffica dagli autovelox: tre contravvenzioni in meno di ottanta km. La strada, la Paullese che collega il Sud di Milano con Crema ed Orzinuovi.
Ritiro uno scooter Bmw 650 Gt, per un test drive, a Milano. Ho superato i 60 anni, ma mi è rimasta la passione delle due ruote; però, data l’età, rifuggo le grandi potenze e vado a spasso volentieri con qualcosa di più comodo e tranquillo. Proprio per evitare le “tirate” in autostrada, scelgo la Paullese, in orario pausa pranzo. La giornata è splendida, la strada, nel primo tratto in gran parte a quattro corsie, praticamente deserta. In poco più di un’ora e un quarto percorro, godendomi la pianura Padana tutta verde, i 110 km che mi separano da Brescia. Che bella passeggiata!
Ma non ho fatto i conti con l’incrollabile burocratica ed assetata politica di “prevenzione” dei Comuni (non solo) lombardi. Poche settimane dopo, infatti, Bmw mi comunica di aver ricevuto ben tre contravvenzioni per eccesso di velocità relative a quel percorso. Sono stupefatto: mi pareva di aver rispettato i limiti. Controllo i verbali delle varie polizie municipali (tra Milano e Crema): prima violazione 116 km/h in presenza del limite di 110 (tolto il margine di tolleranza di 5 km/h, ho “sforato” di 1 km/h!); seconda violazione 97 km/h con limite di 90 (tolti i 5, “sforamento” 2 km/h); terza violazione 117 km/h con limite di 110 (tolti i 5, “sforamento” di 2 km/h). In tutto, pagando in forma ridotta entro 5 giorni, sono quasi 190 euro (per metà costituiti da misteriose “spese di accertamento”, bolli, spedizione, ecc.).
No, cari Comuni, non avete fatto prevenzione: avete solo alleggerito le tasche di uno scooterista maturo e prudente, che non poteva certo guidare tenendo il naso fisso sul tachimetro: non è più sicuro guardare la strada? Io continuerò a guidare così, magari starò più attento ai cartelli che segnalano gli autovelox (quelli quadrati coll’effigie del poliziottino). Oltre a tutto, devo dire che la eccellente profilatura aerodinamica dello scooter che stavo guidando non dava assolutamente percezione della velocità.
Un appello ai gestori delle strade, specie locali: prima di imporre un limite (su alcune tangenziali a doppia corsia con spartitraffico new jersey ci sono limiti di 70 Km/h!) provate a percorrerle a quella velocità. Vi renderete conto dell’assurdità della limitazione (mentre nei centri storici ogni giorno migliaia di auto e scooter sfrecciano indisturbati in stradine e viuzze su cui vigono i 30 km/h!). Sicuri di ottenere consensi?

1 commento
  1. Gian Marco Barzan
    Gian Marco Barzan dice:

    Condivido pienamente il suo articolo. Da parte mia sottolineo come siano assurdi certi limiti di velocità, come i 90 km/h sulle tre tangenziali milanesi dove, ovviamente, non mancano gli Autovelox.

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