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Sono gli eroi, quelli che la gente ama di più

I viaggi intercontinentali, si sa, possono essere di una noia mortale. Stare otto, dieci e anche più ore seduti a bordo di un aereo rappresenta comunque un’occasione per recuperare qualche lavoro arretrato, leggere qualche libro ma, anche e soprattutto, vedersi qualche film. Quello che si è perso nelle sale o che non ha nemmeno sfiorato i teloni dei cinema vicino a casa diventa improvvisamente disponibile senza il minimo sforzo. In più con il vantaggio di interrompere lo spettacolo a piacimento e magari tornare sulle battute perse per colpa della hostess che offre un nuovo giro di vino o il caffè.
Scavando nel ricco archivio dell’hard disk di bordo non è difficile scoprire vere chicche e tra queste ci permettiamo di segnalare “One Hell Of A Ride”, un curato documentario sulla leggendaria discesa libera di Kitzbühel. Le immagini in alta definizione tolgono a volte il fiato e descrivono, narrate da campioni come Didier Cuche, Hannes Reichelt, Eric Guay, Max Franz e Aksel Lund Svindal, l’enorme sfida di quella che è la gara sciistica più conosciuta nel mondo. In quasi due ore si vive l’atmosfera di una competizione affascinante e temuta, che nessuno affronta a cuor leggero e che ha spedito all’ospedale molti concorrenti nei suoi 76 anni di storia. I drammi dello svizzero Daniel Albrecht e dell’austriaco Hans Grugger, intervistati dagli autori del lungometraggio, sono lì a ricordarlo.
I discesisti sono degli eroi. Tutti loro, compreso il bielorusso Yuri Danilochkin che, con pochi fondi e la sola assistenza della madre, ha il coraggio di andare a confrontarsi contro i migliori del mondo. E di coraggio ce ne vuole davvero tanto per buttarsi a capofitto giù da muri ghiacciati che in poche centinaia di metri sparano via gli atleti sino a 150 km/h di velocità. Pur preparatissimi e dotati di una tecnica sopraffina, si mettono in gioco per quasi due minuti di una corsa sul filo del rasoio dove bisogna comunque rischiare se si vuole vincere.
I discesisti, la loro disponibilità, la difficile discesa, l’atmosfera prima e dopo la gara, le feste di contorno… Tutto questo crea uno scenario affascinante che può insegnare tante cose ai reggitori della Formula 1, oggi tutti insieme appassionatamente nel riuscire a non decidere nulla per rendere più interessanti i Gran Premi. La competizione diretta e, soprattutto, l’uomo come protagonista della gara la rendono le discese libere palpitanti e vive anche se i materiali, come le monoposto, hanno la loro influenza nel determinare il risultato finale. La Formula 1 è, al contrario, asettica, complicata, dominata dalle strategie e con i protagonisti nell’abitacolo lontani dal pubblico, ormai ridotti a un ingranaggio di un grande affare dominato dalle leggi del marketing. È brutto dirlo, ma ormai manca anche solo il rischio di insabbiare la vettura all’esterno di una curva impegnativa ad appiattire uno spettacolo che ha avuto il suo massimo splendore quando i piloti, come i discesisti, erano degli eroi con licenza di dire la loro e non semplici impiegati che si esprimono con banali frasi fatte. A gennaio, per l’ultima edizione dell’Hahnenkamm a Kitzbühel c’erano Bernie Ecclestone, Niki Lauda e i reggenti della Red Bull, compresi i loro piloti di Formula 1. Chissà se hanno imparato qualcosa dalle gesta del vincitore Peter Fill e degli altri eroi che hanno sfidato una discesa resa ancora più pericolosa del solito dalle particolari condizioni atmosferiche.

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