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Il design per la mobilità del futuro

Tre zero: zero emissioni, zero incidenti, zero guidatori.

Queste le cose principali da tenere in testa, gli obiettivi della mobilità del futuro.

Le altre? Non più proprietà dell’auto, ma possesso temporaneo. E ancora: non si venderà il prodotto auto ma un servizio: la mobilità.

Alcune Case automobilistiche hanno capito queste tendenze, che diventeranno il futuro. Altre, con una sorprendente tattica attendista, stanno “alla finestra” per vedere che cosa accade, in attesa che la domanda di veicoli ibridi e elettrici raggiunga una certa soglia. Con il rischio, se non scendono in campo nel momento giusto, di diventare (facendo il paragone con qualche produttore di telefoni cellulari) i nuovi “casi” Nokia e Blackberry (ovvero: come azzerare un vantaggio competitivo enorme e non rendere più competitiva la propria azienda). Vi ricordate? Fino a pochi anni fa questi due produttori erano al top nel campo della telefonia mobile. Poi sono arrivati colossi come Apple e Samsung. E sono stati quasi azzerati.

Seguendo il convegno “Design per la mobilità” organizzato nell’ambito di Torino Design of the City, sono emersi in modo deciso i concetti sui quali sarà basata la mobilità del futuro. Ottimamente moderati dal giornalista di Quattrouote Roberto Lo Vecchio sono intervenuti: Riccardo Balbo, (Direttore Accademico IED Italia), Paolo Pininfarina (Presidente di Pininfarina S.p.A), Filippo Perini (Head of Innovation Design Italdesign), Gianni Martino (Country Manager Car2Go Italia), Alberto Dilillo, (Head of Fiat and Fiat Professional Design) e Pierluigi Bonora, (Il Giornale).

Ad aprire i convegno è stata l’Assessora ai Trasporti del Comune di Torino Maria La Pietra, che ha avuto il merito di esprimere il già citato concetto dei “tre zero” e di indicare Torino come città dell’innovazione nel settore della mobilità (ci sarà un’area dedicata alla sperimentazione dei veicoli a guida autonoma).

Purtroppo l’assessora, poi “scappata” a Smart Mobility World, non ha potuto seguire l’intero dibattito. Un comportamento giustificabile, visto che anche quell’evento era importante, che ha però portato quasi tutti i relatori a criticarla per la scarsa attenzione al dibattito.

Si confermano così le voci di un’ostilità crescente verso la giunta Appendino.

Peccato: questo risentimento è stato l’unico neo di un interessante dibattito e conferma le poche prospettive di crescita culturale (e quindi economica) dell’Italia. Non ci si può fermare a criticare, occorre costruire il futuro tutti insieme.

Intanto che i vari ospiti si lamentavano dell’abbandono da parte dell’assessora del convegno, la stessa annunciava a Smart Mobility Word che a metà ottobre saranno accessibili anche alla clientela normale le colonnine finora riservate al car sharing elettrico Bluecar.

Fatto che permetterà a molti torinesi di acquistare una vettura elettrica.

Un cambiamento che ha le sembianze di un’onda elettrica destinata a travolgere – insieme ad altri fattori di cambiamento il mondo della mobilità.

Uno di questi è la crescita del car sharing in Italia. Il responsabile di Car2Go Italia ha snocciolato numeri impressionanti: nel 2016 c’è stato un incremento dei clienti del 70%. Clienti totali in Italia? 1 milione. Flotta? Sommando quella di tutti gli operatori si raggiungono le 6 mila vetture. Un fenomeno che non ha ancora raggiunti utili, positivi comunque nelle città più mature (come Roma e Milano, dove il servizio è presente da 4 anni). Nel capoluogo lombardo -occorre ricordarlo – l’offerta prevede ben 6 operatori. A Madrid, dove ci sono solo Smart elettriche, una vettura viene noleggiata in media 15 volte al giorno e deve avere almeno 3 ricariche.

Tra questi dati che rendono bene l’idea uno, apparentemente poco importante, viene evidenziato dal manager di Car2Go: il tempo di apertura della vettura (ora portato a soli 1,5 secondi). Può sembrare un dettaglio ma non lo è: questo particolare, insieme alle ridotte dimensioni della Smart, mi porta a preferirlo rispetto a Enjoy.

Si afferma così il concetto della “liquidità” del possesso: un utilizzo della vettura che cambia la percezione di questo sistema di trasporto.

Un cambiamento di paradigma che non scalfisce l’importanza del design. Come hanno fatto notare Balbo e Perini la bellezza rimane uno dei criteri di scelta fondamentali. Questo perché accanto alla praticità il senso estetico delle persone rimane una delle cose fondamentali. “Non si possono annullare – dice l’acuto e vivace Perini – millenni di evoluzione umana. Tempo che ha portato la nostra specie a scegliere gli oggetti di uso quotidiano non solo in base ai soli criteri pratici”. Un vulcanico Paolo Pininfarina ha invece “benedetto” il futuro dell’auto elettrica. “E’ sicuramente in atto un cambiamento epocale – ha affermato – e quando i criteri di scelta di questo genere di propulsione avranno maggior peso si assisterà alla definitiva inversione di tendenza. Anche perché quando si scende da una vettura elettrica per mettersi alla guida di una vettura con propulsore termico si avverte un deciso passo indietro. Il discorso inquinamento? E’ vero che una buona parte dell’energia nel mondo viene prodotta tramite combustibili fossili, ma c’è da considerare che l’inquinamento in questi casi è più controllabile perché proveniente da fonti – come le centrali termoelettriche – alle quali si possono applicare molti accorgimenti per trattenerlo o abbatterlo”. Quello dell’inquinamento causato dalla produzione dell’energia elettrica – insieme a quello delle smaltimento/riciclo – è notoriamente il cavallo di battaglia di coloro che criticano la mobilità elettrica. Ovviamente si guardano bene dal citare nei loro discorsi l’ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) in costruzione a Cadarache, nel sud della Francia. Un aggeggio da 18 miliardi di euro che punto a dimostrare la possibilità di fondere nuclei di idrogeno per formare elio e rilasciare un’enorme quantità di energia praticamente pulita (i cui componenti sono fatti anche da diverse aziende italiane, ndr).

Aggirando gli iceberg di una mentalità arretrata, che vorrebbe continuare a portare ad ogni costo le vetture nel centro delle città, si giunge a ragionamenti che non vogliono assolutamente demonizzare l’auto. Ma idee che le possono assegnare un nuovo ruolo. Questo prodotto che ha caratterizzato il ‘900, influendo anche moltissimo sulle economie, continuerà a esserci. Ma sempre meno persone ne avranno uno intestato. Oltre al carsharing si può arrivare a pensare (ipotesi non azzardata in questo convegno) a vetture condivise tra più persone (esempio un gruppo di amici). Riguardo la guida autonoma le opinioni dei relatori non sono arrivati a quello che secondo me è un criterio molto valido, non arrivando a identificare quello che può essere un obiettivo a breve termine: utilizzare il software della guida autonoma come sistema per “sorvegliare” la guida, in grado di correggere e/o evitare gli errori del guidatore.

Alla fine però i relatori hanno un po’ “deragliato”, insistendo a parlare sui problemi di Torino e sul suo perdere competitività (che, come testimonia il recente e autorevole rapporto Rota) è in atto da più anni. La sfida del futuro si gioca nel fare “sistema”. E la “perdita” della meccanica comporterà – se non ci si attrezza in tempo – ulteriore perdite di produzione. Perché per far funzionare una vettura occorrono batterie efficienti, motori elettrici innovativi e telai leggeri. Tutto quello che il know-how a Torino permette di fare. Ma ormai il treno della conversazione aveva preso rotte poco utili per parlare di queste cose pratiche. Direzione che ha portato all’assurdo di non mostrare nessuna immagine di veicolo innovativo. Tocca farlo a noi: senza l’ingombro della meccanica ci si può concentrare sull’abitacolo e questo porta a cambiare il concetto di estetica. L’esempio di un prototipo? La Mercedes-Benz F 015 Luxury in Motion presentata al Consumer Electronic Show di Las Vegas due anni fa. Quali quindi le conclusioni? Alla fine saranno il mercato e l’evoluzione tecnica – più che la politica – a decidere le sorti della mobilità del futuro. Seguendo strade che puntano al migliorare la qualità di vita, la sicurezza e la competitività.

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