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Il triste autogol della Polizia italiana che guida straniero

Sergio Marchionne e Matteo Renzi non perdono occasione per parlar bene l’uno dell’altro. Peccato che uno dei frutti (marginali, si dirà, ma di certo esteticamente molto sgradevoli) di tale stima, è che Polizia e Carabinieri italiani guideranno in futuro altre auto non italiane.

Molti altri marchi già da tempo motorizzano le nostre forze dell’ordine, ma pochi forse sanno che la nuova vettura di gamma media destinata a sostituire gradualmente tutte le Fiat Grande Punto in dotazione ai nostri Carabinieri, è la Renault Clio.

In più l’appalto più consistente, dopo un inutile ricorso al Tar del Lazio per irregolarità nell’offerta risultate poi infondate, è stato vinto dal Gruppo Volkswagen: 206 Seat Leon sono già state consegnate alle forze dell’ordine, ma arriveranno altre 4 mila vetture del marchio che fa capo al costruttore tedesco. Costo dell’operazione e spesa prevista per le casse statali: 184 milioni di euro. Che vanno così all’estero anziché restare qui. La differenza tra le offerte? Ottantatrè euro per auto (43.897 la richiesta di Seat, 43.980 quella di Fiat): pochi per giustificare un tracollo d’immagine, ma abbastanza perchè qualcuno in Germania, dove la Polizia guida solo ed esclusivamente auto tedesche, stia ancora ridendo a crepapelle.

Certo, trasparenza, convenienza, appalti pubblici e il medesimo principio del miglior offerente, a parità di pacchetto completo di servizi, guida la scelta per determinare le vetture con cui rinnovare il parco veicoli, senza particolari preferenze fra auto italiane o straniere. Sarà anche giusto così. Ma probabilmente anche no. Perchè quando finisce un’epoca, è difficile non avere rimpianti.

Fino ad oggi volanti e gazzelle erano state costruite quasi esclusivamente dall’industria automobilistica italiana, dall’Alfa Romeo 1900 ribattezzata “Pantera” che nel 1952 venne assegnata alla Polizia, alle Giulia, alla Punto, fino alle Alfa 33, 55, 75, 90 e alle Fiat Marea. La storia della motorizzazione dei Carabinieri invece era iniziata nel 1914 con la Fiat Zero e passata poi per la Fiat 500 8C e la Fiat Campagnola, con il marchio del Biscione che diventò poi quasi esclusivista con Alfetta, Alfa 75, 90, 155, 156 e l’attuale 159.

Per questo è ancora più difficile ora accettare l’idea che la nuova Fiat-Chrysler in pieno rilancio di investimenti, idee e modelli non abbia la forza e i mezzi per imporre o comunque meritare che le forze dell’ordine italiane guidino italiano. A meno che non si consideri FCA – come qualcuno già fa ­ – un Gruppo che italiano non lo è più.

Non è questione di autarchia comunque, ma di rispetto per certe regole non scritte. E forse anche per una questione, quella dell’immagine, che troppe volte viene difesa a sproposito e ignorata quando conta davvero. Leo Longanesi ha scritto che il nazionalismo è l’unica consolazione dei popoli poveri. Ed è probabilmente vero. Però a certe consolazioni ci eravamo abituati.

3 commenti
  1. F. Spagnuolo
    F. Spagnuolo dice:

    Il mio commento è che sono sempre più indignato di vedere non solo la polizia con macchine straniere, ma tutti gli argani dello stato.guadate tutti i nostri politice, viagiano con Bmw , audi, mercedes. Per me potrebero viagiare anche in Ferrari, ma almeno ITALIANO
    Questa è una vergogna nazionale.
    Io vivi in Svizzera, e ho sempre guidato macchine ITALIANE, anche quando vado a fare spesa, quando posso compro italiano.
    Questa nostra italia, veramente strana ci sono dei paradossi,che nussuno risce a capire.

  2. Giampiero Bottino
    Giampiero Bottino dice:

    Caro Alberto, condivido pienamente il tuo deluso stupore, ma mi vengono due dubbi:
    1) Cosa diavolo include un contratto che ci fa spendere 43.897 euro per una Seat Leon: è d’oro, blindata come un panzer o motorizzata con un’Audi R8?
    2) Nella gamma Alfa-Fiat-Lancia quale modello può davvero rispondere – in termini di versatilità, spazio e prestazioni – alle necessità delle forze dell’ordine?

  3. Mister X
    Mister X dice:

    persa la gara per 83 euro di differenza per macchina!
    Forse i rappresentanti di FCA ragionavano in Dollari, ormai la moneta ufficiale della casa di Torino…pardon …di Detroit !

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