Gilles_J_Villeneuve

Joanna Villeneuve, moglie e madre da Formula 1

Sarà molto bello rivedere, il prossimo primo maggio a Imola,  Joanna Villeneuve dopo almeno trent’anni. La ricordo indaffarata nella grande motorhome con cui Gilles girava per le piste europee. “Vieni a bere un caffè – diceva – ma ricordati di togliere le scarpe quando entri”. Io andavo a bere il caffè, ma avevo sempre con me qualche modellino di Alfa Romeo che Camillo Marchetti, allora direttore della comunicazione della Carca del biscione, mi regalava perché li portassi a Jacques e Melanie che allora avevano dieci, undici anni e li gradivano più di ogni altro regalo.
Joanna era la moglie dell’idolo. Di Gilles l’aviatore. Lei così dolce, così sorridente aveva l’aria della donna che comprendeva il ruolo del marito, che ne assecondava i desideri e le intenzioni. Ma non le piacevano le corse, la spaventavano. Era il modo in cui Gilles le interpretava, tutto agonismo e fantasia, a farla tremare. Poi, quando Gilles morì, lei fu madre a tempo pieno con due bambini che crescevano col mito del motorismo e della velocità. Abitavano a Montecarlo, l’amicizia con la moglie di Jody Scheckter le fu di grande aiuto: non odiòì mai le auto da corsa anche se nel petto portava un grande dolore.
Poi Jacques crebbe, con la stessa voglia del padre: vincere il titolo mondiale della Formula 1. Prima corsa a 17 anni, licenza presa ad Andorra, con un’ Alfa 33. Poi la Formula 3 in Italia e in Giappone, infine la Formula Indy, dove nel 1995 ha spopolato. Al confine delle avventure dei Villeneuve, quasi a circoscriverle tutte, c’ è stata sempre lei, Joanna, donna dolce e fragile, moglie e madre. Il giorno in cui morì Gilles non maledì, né dispensò veti il giorno in cui Jacques si mise la tuta e cominciò la carriera. Lei viveva a Montecarlo, aspettava vicino al telefono oppure al cancello di casa. Ricordo una intervista che le feci il giorno in cui Jacques firmò per la Williams.
“Sto sempre col telefono a portata di mano – mi disse – perché forse è in arrivo Jacques da una delle tante piste d’America oppure Melanie, patita delle moto”, allora studentessa di musica a New York. Aspetta e trema, Joanna. “Sì , inutile nasconderlo”, mi confessò con un sorriso dolce, “quando correva Gilles io avevo una paura del diavolo; con Jacques le cose vanno allo stesso modo. Ma a che serve avere paura? A niente. Padre e figlio hanno scelto la strada che hanno voluto, impedirglielo sarebbe follia”.
Il figlio di Gilles. Perché, mai la Ferrari? Joanna sorrise: “Se il padre fosse stato vivo, avrebbe fatto sicuramente di tutto per indirizzarlo verso Maranello. Ma così che ha scelto Jacques. Magari alla Ferrari sono contenti di avere solo Schumacher, oppure il tedesco non avrebbe gradito un cognome che i tifosi delle Rosse amano svisceratamente. Magari la Williams è un segno del destino, nel senso che le cose devono arrivare da sole. Tutti i tifosi lo aspettavano alla Ferrari, magari anche Jacques l’ avrebbe voluto. Ma non si possono fare paragoni con quel che avrebbe fatto il padre. Può darsi che per Jacques, adesso, vada bene così “. Quando si deve decidere, si può parlarne con la mamma? Jacques lo fece? Un sorriso: “Sì, mi disse che c’erano delle proposte, ma che nulla era firmato. Quando l’ingaggio della Williams è stato ufficiale sono stata contenta. Jacques coronava un sogno, raggiungeva il traguardo per cui ha tanto lottato”.
Due piloti Villeneuve, Gilles e Jacques, due piloti diversi. “Gilles e Jacques sono due caratteri differenti – mi spiegò Joanna – e guidano in modo differente. Mio figlio è più riflessivo del padre, più stratega. Io penso che andrà bene”. Sospira, la signora Villeneuve: forse pensa che il figlio potrà vincere quel titolo che al padre sfuggì nel ’79, nonostante tre vittorie e quattro secondi posti, e che fu vinto da Jody Scheckter, ultimo pilota iridato di Maranello prima di Michael Schumacher. Johanne Villeneuve sembrò indovinare quel che pensavo: “Gilles non riuscì mai a vincere il titolo. Ma Jacques ce la farà, ha talento e volontà”.

Ce la fece, Jacques Villeneuve, nel 1997. E ce l’avrebbe fatta anche l’anno prima se gli inglesi della Williams non avessero apertamente parteggiato per Damon Hill, altro figlio d’arte.

2 commenti
  1. Devin
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