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La maglietta di Michele

Ci fa piacere qui riprendere un commovente articolo di Giorgio Ferro, dedicato al caro Michele Alboreto, che avevamo già pubblicato nel febbraio del 2015.

Michele è stato il primo pilota col quale ho lavorato. Colui che ha dato i primi feedback dalla pista alle idee di un giovane neo-laureato, catapultato “pronti-via” nel mondo che seguiva da appassionato, come in un film. Umile, sempre tanto umile e disponibile. Curioso delle metodologie innovative che portavo nel team. Desideroso di capire cosa si celava dietro tutti quei segnali acquisiti sulla vettura, perchè “si vede proprio tutto!”. Aperto e voglioso di correggere i difetti che gli facevo notare, come quella tendenza a stressare le gomme anteriori… Ansioso di verificare cosa suggerivano quelle simulazioni che sembravano così tanto lontane dal suo mondo di pilota, ma al contempo così affascinanti da non poter non essere seguite, almeno per provare.

Sì perché, intanto, la macchina non andava. Aveva un sacco di problemi di affidabilità, di motore. Ma soprattutto quell’anteriore, che non era preciso e lo induceva ad un sacco di errori. Si lamentava molto ma sembravano non ascoltarlo. E non se ne veniva fuori.
Tante simulazioni, prove al banco con sciami di sensori, verifiche in pista e poi, finalmente, si scoprì che l’anteriore era davvero impreciso come diceva Michele. E la colpa era di quella sospensione anteriore col pull-rod. Ecco perché non “sentiva” l’anteriore…

Grande Michele. Ricordo la sua soddisfazione quando seppe i risultati del lavoro.
Peccato che se ne andò dalla Ferrari prima di poter portare in gara la nuova vettura, che recepiva proprio quelle novità all’avantreno che aveva tanto auspicato. Se ne andò a fine ’88 in seguito ai tanti problemi, tecnici ma anche e soprattutto ambientali, dopo una stagione in cui la Mc Laren massacrò letteralmente tutti.

Passarono un bel po’ di anni, senza vederci né sentirci. Perché tra noi due, non so perché, è sempre andata così…
Poi un bel giorno del ’95 ci ritrovammo sulla stessa pista, al Mugello. Io coinvolto da AlfaCorse per capire i problemi di una 155 DTM che non voleva saperne di andare forte, complicata da un sacco di sistemi elettronici e attanagliata anche da numerosi problemi di affidabilità. Michele che faceva parte del team B, quell’AlfaCorse2 inventato da Giorgio Pianta che raccoglieva personaggi come lui e Markku Alen. Ricordo ancora come fosse ora il suo sorriso e il lungo abbraccio che ne seguì.

Due parole e poi subito la domanda… “Giorgio, ho un sacco di sottosterzo… Non riesco a guidarla questa macchina, con la trazione anche davanti, due giri e le gomme sono finite, ufff… dici che è dovuto sempre a quel mio difetto?”
Recuperai la telemetria e la guardammo insieme, come una volta; gli indicai qualche anomalia e gli suggerii alcune modifiche. Le provò e andò molto meglio, ma non è questo l’importante. Ci eravamo ritrovati. Questa era la cosa bella, come disse lui stesso in quel box quando, davanti ad un sacco di persone, raccontò le “nostre” esperienze in Ferrari.

Passarono altri anni, senza vederci né sentirci. Perché tra noi due, non so perché, è sempre andata così…
Michele aveva lasciato l’Alfa ed era passato ai Prototipi. Ricordiamo tutti che vinse Le Mans nel ’97 con la Porsche, e poi passò nello squadrone dell’Audi. Io invece passai definitivamente all’Alfa, l’ultimo anno del DTM e poi la 156 per il Superturismo.
Poi arrivò un giorno di aprile del 2001. Arrivai sulla pista di Vairano per dei test aerodinamici sulla 156 Superturismo e mi dissero della sua presenza, dall’altra parte dell’impianto, con una F1 storica. Mi catapultai di là. E ci ritrovammo di nuovo, tra sorrisi e abbracci. Ricordi e tante cose da raccontarci, l’avventura in Audi, Le Mans… Mi disse che doveva partire per dei test in Germania. Mi regalò una maglietta autografata con la foto della sua barchetta Audi…

Ricordo che lo chiamai qualche giorno dopo, per Pasqua, ma trovai solo sua figlia. Poi Michele partì per il test.

Sono passati già tanti anni. Tra poco, ad Aprile, saranno quattordici. E anche se tra noi due è sempre andata così, mi manca davvero sapere di non poterlo incontrare. Perché nel frattempo sono successe un sacco di cose… e sarebbe bello parlarne.

Caro Michele… lo so che sei lì con Ayrton a commentare il nostro mondo. La F1 così cambiata… la Ferrari che sembra tornata a quei tempi… l’Alfa che non esiste più… l’Audi che continua a vincere…
Comunque, sappi che la tua maglietta è ancora qui e la indosso sempre con gioia, anche se obiettivamente è quasi tutta scolorita. Ma è comunque sempre qui.

PS: ehi Michele, hai visto che in Ferrari hanno rimesso quella sospensione anteriore col “pull-rod” che tanto ti faceva dannare? E insistono, da quattro anni. Imperterriti. Gli unici. Tranquillo, avevamo comunque ragione noi…

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3 commenti
  1. Renato Ronco
    Renato Ronco dice:

    Io mi ero perso a suo tempo il pezzo di Giorgio Ferro e l’ho letto con tanta nostalgia oggi . Grazie per averlo ripubblicato ed avermi così riportato a tanti momenti felici con Michele con il quale entrai in sintonia fin dalla F3 nel 1980. Ed ebbi il piacere di raccontare in diretta la sua vittoria a Le Mans. E lui, quasi fino all’ultimo giorno, si rese sempre disponibile per intervenire alla mia trasmissione Crono. Grazie Michele. Ciao

  2. Autologia
    Autologia dice:

    Michele era veramente una persona straordinaria. L’ho conosciuto nel1986 quando gli portai a Maranello una nuovissima Thema 8.32 (Ferrari). Ho ancora la foto che abbiamo fatto insieme per la classica consegna delle chiavi, l’ho sempre tenuta come un ricordo prezioso. Da allora siamo sempre rimasti in contatto e le nostre telefonate erano lunghe perché avevamo sempre tante cose da raccontarci. Ci manca Michele…già da tanto tempo.
    Alfio Manganaro

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