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La vera storia dell’auto da rally che non voleva morire

Il privilegio dell’immortalità. Un fatto del tempo che solo pochissime vetture riescono a fare loro. Generalmente sono quelle protagoniste delle grandi aste, eventi nei quali queste opere d’arte su 4 ruote fanno emergere il meglio di sé: esposte come regine e raccontate in cataloghi redatti dai migliori esperti del mondo, vivono periodicamente il loro momento di celebrità per poi “scomparire” nell’irraggiungibile garage di qualche grande collezionista.

Quella che voglio raccontare ora però è la vicenda che ha come ingredienti 1 motore boxer, 3 modelli di vetture Alfa Romeo, 4 scocche e 16 anni di passione sportiva. In pratica “l’anima” meccanica è stata “travasata” in 4 scocche diverse, dando a questa vettura una longevità inusuale (nel settore dei rally).

Tutto ha inizio al Rally di Carmagnola del maggio 1982 (140 iscritti): accanto alle Stratos, Porsche 911, Ferrari 308 GTB, Opel Ascona, Fiat 131 Abarth e Talbot Lotus spicca un’Alfa Romeo Alfasud Ti prima serie multicolore. Il propulsore di 1286 cm3 ha un carburatore doppio corpo, il cambio a 5 marce, servofreno e una potenza di 75 CV.

E’ una gruppo 2: tecnicamente ha solo qualche modifica rispetto al modello di serie. Cose del tipo: via dall’abitacolo la moquette e dentro il roll-bar. Un bel paio di paraspruzzi ed ecco una vettura da rally.

Sulla fiancata i nomi dell’equipaggio: Zoggia-Stroppiana. “Mio padre Paolo – dice il figlio Massimiliano – possedeva da tempo un’officina a Testona, vicino al negozio del celebre Magliacane. Subito dopo il trasferimento e l’apertura della Maxmotors in Trofarello, nei pochi momenti liberi, decise di cimentarsi nella preparazione di una vettura da rally”. Il denaro è poco e per Zoggia è impossibile acquistare il costoso kit ufficiale dell’epoca, un “pacchetto” in grado di far schizzare la potenza del piccolo boxer a 130 CV. Anche le magie del preparatore Lavazza sono fuori dalla portata del meccanico piemontese. La cui vettura, grazie all’assenza del filtro dell’aria e allo scarico libero, eroga (a stima, perché non è stata verificata al banco) la potenza di 90/95 CV. Il debutto però promette bene e Zoggia è secondo di classe.

Al “111 minuti” dello stesso anno l’Alfasud si presenta con qualche modifica ed ha una diversa livrea (sponsor: un distributore Total di Torino). Il successivo terzo rally di Carmagnola è una sorta di consacrazione: vittoria nella classe.

Nel 1986 c’è l primo “trapianto d’organi”. La meccanica della vecchia Alfasud, a causa dello scadere dell’omologazione e di un urto durante un test, viene traslata su un’Alfasud Sprint, la cui continuità di produzione garantisce la longevità dei vari accessori montati sulla ormai vetusta Alfasud Ti. Quest’operazione, oltre ad allungare la vita al boxer. La vettura con questa configurazione sale di classe, abbandonando il Gruppo 2. Da 1.3 si sale a quasi 1.5 di cilindrata, per la precisione 1480 cm3 (il basamento rimane immutato). Cambiano i cilindri e i pistoni (in alluminio a testa piatta), si aggiunge un nuovo radiatore dell’olio. Ovviamente bisogna cambiare il roll-bar, si aggiorna l’impianto di estinzione, si comprano due fari “megawatt” nuovi, (quelli con il vetro trasparente)

Varia anche l’equipaggio: ora il navigatore è Piero Lombardi.

Con lui le competizioni si fanno più organizzate per metodo e strategia: “Tenere sempre giù il piede” è il nuovo motto. La nuova Sprint ha un assetto più basso dell’Alfasud Ti, ma non cambia molto come impostazione di guida. Adesso, con quella linea da coupé di razza. sembra una vera auto da corsa  E quel colore rosso Alfa la vettura è una bandiera di sportività. Meccanicamente quindi la Sprint e la Ti si può dire siano la medesima vettura, non cambiano neanche i pesi: 870 kg.

Si cresce ancora con il passaggio alla classe A3. Pochi gli sponsor: compare solo l’adesivo dell’amico Magliacane e un canguro proveniente dallo sponsor della Mauro Rally Tuning, scuderia dove Zoggia prestava opera come meccanico per le Visa e le Alfa GTV di Nocentini.

Nel 1988 la vettura viene trasferita nel cuneese e diventa la vetrina della nuova officina Zoggia Motorsport a Racconigi. Gli incidenti di gara sono sempre dietro l’angolo è una botta danneggia irreparabilmente. Nessun problema: si usa scocca della seconda serie (ex Quadrifoglio Verde).

Pochi i cambiamenti meccanici: nuovo scarico, un cambio con coppia conica ravvicinata, dischi autoventilanti di nuovo disegno e semiassi “incamiciati”. Finalmente arriva il freno a mano posteriore (il sistema originale dell’Alfasud era idraulico sui dischi anteriori).

Anche per la Sprint scade l’omologazione… era il 1989! Si deve fare quindi un nuovo trasloco di meccanica sulla nuova Alfa 33. Cerchi, “Mega”, il collaudato Boxer, l’assetto, i sedili…. tutto viene rimontato sulla nuova 4 porte; il colore un più facile (da riparare) bianco latte.

Certo meno affascinante, ma in linea con le altre 4 porte arrivate a dominare il mondiale (vedi Lancia Delta). Insomma, negli anni ‘90 per correre pare ci voglia proprio una vettura da famiglia.

Le soddisfazioni arrivavano soprattutto in discesa anche perché il povero Boxer 1.480, benché cresciuto e “forse” arrivato a circa 140 CV, poteva dare ormai ben poco in confronto alle 16 valvole, alle geometrie variabili ed alle varie iniezioni elettroniche che ormai dominavano i rally. Inoltre in salita il peso della vecchia scocca Alfa si faceva sentire rispetto alle più prestanti 205 e GSI 1.6. Nel 1991 la piccola Peugeot 205 rallye 1.3 era accreditata di 150 cv. Ormai le piccole francesi uscivano dai concessionari come delle Gruppo A pronte gara e il vecchio tradizionale schema del retrotreno a ponte rigido dell’Alfasud mostrava tutti i suoi limiti. “Ricordo – dice ancora Massimiliano – quando con un cavo mio padre aveva cercato di inventarsi un sistema antirollio al retrotreno”.

La macchina non era poi differente da quando in classe vi erano le 128, le Simca rally e giravano come spie le 127. Nonostante tutto, nella classe A3, la vettura a fine carriera si piazzava quasi sempre tra i primi 3 e vinceva ancora. La concorrenza però era diventata feroce: sono ormai troppe Peugeot 205 GTI, le Opel Corsa GSI, la Toyota Corolla.  A conti fatti sono decine le coppe e i trofei portati a casa da questa piccola grande Alfa che ormai ora si gode la pensione.

Sarebbe potuta ancora essere “trapiantata” su una 145 ed arrivare ad avere il 1.7 ad iniezione, raggiungendo i fatidici anni 2000, ma motivi di salute e la fine di un’era allontanano Zoggia dalle corse. Si chiude così l’epoca del “piccolo-grande” Boxer. C’è un lieto fine: la vettura è rimasta in famiglia e viene accesa ogni tanto nell’officina “Max-motors”.

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