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L’appassionante storia degli Scarfiotti in un bel libro

Un libro che mi ha tenuto compagnia per qualche notte, senza accorgermi che già arrivava l’alba. Perché  Lodovico Scarfiotti era un mio idolo, quando da quindicenne,  mi appassionavo leggendo  Auto Italiana, il settimanale motoristico che raccontava quanto accadeva in tutte le categorie delle corse automobilistiche, in particolare quelle che mi incantavano di più, i rally, il campionato sport-prototipi e le corse in salita, queste ultime dove Scarfiotti era protagonista assoluto.

Il racconto  inizia dalla sua tragica fine nel 1968, quando in una cronoscalata in Svizzera, a bordo di una Porsche 910, fu vittima di un incidente dai contorni misteriosi, un po’ come fu la storia della sua famiglia, che fu al centro della storia automobilistica italiana.

(Leggi anche: http://autologia.net/quando-lautomobile-uccise-la-cavalleria/)

Il libro oltre a raccontare la strepitosa carriera sportiva di Lodovico, grande protagonista in un’epoca gloriosa della Ferrari che dominava tutte le più classiche gare di durata come Le Mans e Daytona, narra della dinastia degli Scarfiotti a partire dal nonno, Lodovico senior, che fu uno dei fondatori della Fiat nel lontano 1899 e ne divenne il primo presidente.

Molti sono i capitoli dedicati a questa intricata e per certi versi oscura storia della Fabbrica Italiana Automobili Torino. In particolare vengono raccontati gli episodi legati alle morti premature di Emanuele Cacherano di Bricherasio e dello stesso senatore Scarfiotti, ambedue tra i fondatori della Fiat, avvenimenti che permisero un’importante scalata azionaria da parte del senatore Agnelli, nonno dell’Avvocato. Intricate e misteriose vicende industriali che si intrecciarono con quelle politiche, economiche e finanziarie, che sono state rese ancora più difficoltose dalla guerra.

L’autrice del libro Paola Rivolta, dopo aver fatto dettagliate e precise ricerche e ricostruzioni, con il sostegno e l’approvazione degli eredi, è stata molto acuta nel narrare la storia della famiglia Scarfiotti contestualizzandola in un periodo di oltre sessant’anni, dai primi del 900 al 1968 quando il pilota Lodovico muore. Il protagonista del libro è naturalmente lui, che con le sue imprese sportive, trasformò in professione una passione paterna che era limitata a qualche sporadica partecipazione alla Mille Miglia. Lodovico, detto Lulù, si mise in luce anche lui in qualche Mille Miglia ma soprattutto divenne uno specialista delle gare in salita, vincendo il campionato europeo, in un’epoca in cui i piloti correvano quasi ogni domenica con tutte le categorie di vetture dalle ruote scoperte alle sport-protototipo , superando una spietata concorrenza, riuscì a conquistare un posto come pilota ufficiale della Ferrari. Anche se il Drake in quel periodo aveva più simpatia per altri suoi compagni di scuderia come Lorenzo Bandini,Chris Amon e John Surtees ,il pilota marchigiano riuscì a conquistare prestigiose vittorie e quando ebbe finalmente l’occasione di gareggiare anche in F1,mise a segno un capolavoro andando a vincere il GP di Monza, nel 1966. Ad oggi Scarfiotti è ancora l’ultimo pilota italiano ad aver vinto sul circuito di Monza e in più al volante di una Rossa.

Le incomprensioni con Enzo Ferrari e il direttore sportivo Franco Lini, continuarono fino al punto che lui decise di firmare un contratto con la “nemica” Porsche. Il destino non gli permise di raccogliere altri successi che avrebbe meritato.

Un libro destinato non solo agli appassionati delle corse automobilistiche dell’epoca ma anche a chi cerca approfondimenti sulla storia industriale italiana e può essere apprezzato anche  dalle lettrici  per i risvolti sentimentali che hanno occupato le cronache di quella mondanità.

SCARFIOTTI DALLA FIAT A ROSSFELD, autrice Paola Rivolta, edito da Liberilibri.

1 commento
  1. Renato Ronco
    Renato Ronco dice:

    Curioso il fatto che proprio oggi tu pubblichi queste note mentre la Fiat è alle prese con l’ennesima rivoluzionne al vertice e che coinvolge anche la Ferrari. Ricordo bene Scarfiotti personaggio di un’epoca mitica della F1 e delle gare in salita che io seguivo in quegli anni proprio per Auto Italiana

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