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Le vere ragioni della rinascita Ferrari

Bene…. nel giorno della rinascita Ferrari, tanto inattesa quanto prodigiosa… ora che la F1 è tornata ad essere spettacolare e “le regole vanno bene così”… ora che siamo tornati tutti Ferraristi… ora che siamo sempre stati tutti tifosi di Vettel, che è il Numero 1 indiscusso e da sempre…. credo che sia doveroso e intellettualmente onesto mettere in chiaro alcune “cosette”. Per non perderle per strada. Perché, come sono solito dire, i successi nelle Corse sono sempre una questione di dettagli. E ora, di dettagli importanti, ce ne sono parecchi da sottolineare. Soprattutto da non dimenticare.

Primo dettaglio è che, a mio parere, grande merito va riconosciuto a Stefano Domenicali che ha voluto fortemente James Allison, un grande tecnico davvero. Ricordo bene le sue parole al telefono quando era felice di aver riportato l’inglese a Maranello, per di più in un ruolo di rilievo. Deponeva grandi attese in lui e oggi possiamo dire che aveva assolutamente ragione. La macchina di quest’anno è finalmente efficiente aerodinamicamente, come abbiamo visto già nelle analisi post Melbourne. Non è più “quell’armadio quattro stagioni” degli anni passati, quello che sul dritto non andava neanche a spingerlo (e, chi mi legge sa bene che non era solo un problema di power-unit…).

La macchina di oggi è facile da guidare, come si vede benissimo nei camera car. Negli anni passati la percorrenza di curva non era mai omogenea e pulita come oggi sia Vettel che Raikkonen si possono permettere. E infine, come dimostra la successione di tempi in gara, è una vettura eccellente nella gestione delle gomme. Proprio come la Lotus di un paio di anni fa, impostata e coordinata proprio da Allison. Di gran lunga meglio della Mercedes di quest’anno, almeno per quello che abbiamo visto oggi. E questo non è certo un dettaglio trascurabile per il prosieguo del Campionato…

Questa rinascita è poi merito vero e indiscusso del nuovo management che ha avuto il coraggio di ripulire subito la squadra da due incompetenti arroganti come Tombazis e Fry. Cosa che Domenicali non aveva mai avuto la forza di fare, difendendoli a dismisura anche quando erano oggettivamente indifendibili. E non parlo solo dal punto di vista delle scelte tecniche, quanto anche (e soprattutto) per l’impatto lobbistico sull’organizzazione interna. Un atteggiamento mirato esclusivamente alla propria difesa personale piuttosto che al bene oggettivo e generale del team. Sono stati semplicemente devastanti per l’organizzazione.

L’ho già scritto qualche tempo fa, quando sono state ufficializzate certe decisioni e quando si è capita la direzione del nuovo management. Oggi, questa vittoria inattesa ne è la conferma perché l’amalgama dell’organizzazione e un clima sereno sono assolutamente fondamentali per sperare di ottenere qualche successo. Oltre alle competenze, ovviamente. Anche se, come ha detto assai giustamente Maurizio Arrivabene, “piedi per terra e testa bassa a lavorare” perché il gioco è appena iniziato.

Già… Maurizio Arrivabene. Lui è un altro “dettaglio” estremamente importante in questa rinascita. Grande motivatore e vero team leader. La persona giusta per ridare serenità ad un ambiente devastato dalle lotte interne e comprensibilmente demotivato dalla mancanza di risultati. Di sicuro nemmeno lontanamente paragonabile alla triste e imbarazzante parentesi organizzativa di Mattiacci, nel peggiore anno sportivo degli ultimi vent’anni di Storia Ferrari.

Motivatore e anche fortunato, come dimostrato dal risultato di domenica. Il che non fa mica male, anzi. Mai. Ma attenzione che non si tratta di una fortuna estemporanea. E’ una fortuna basata comunque su una base strutturalmente solida. La SF15-T è nata bene e la squadra, oggi, è omogenea e non ha sbagliato nulla nemmeno a livello strategico, facendosi trovare perfettamente preparata a sfruttare alcuni errori degli ex-Imprendibili. Forse merito proprio della serenità… Chiaro che poi i risultati positivi alimentano ulteriormente la serenità e la fiducia, nel più classico dei circoli virtuosi. E rendono più facile il percorso di rinascita.

Errori di strategia dei Campioni del Mondo, dicevo. Ma, attenzione, forse dovuti a qualche “difettuccio” che sembra trasparire dalla Mercedes di quest’anno. Di sicuro nella gestione degli pneumatici, che sono calati ben prima di quanto è accaduto alle Ferrari. Le tre soste erano inevitabili per loro. A maggior ragione dopo aver scelto (sbagliando) di cambiare le gomme troppo presto, all’ingresso della safety-car, tra l’altro trascinandosi dietro anche Williams e Red Bull. Peccato (per loro) che dopo questo pit stop mancassero ancora 52 giri e che con il decadimento di prestazioni delle loro gomme era impensabile arrivare in fondo con solo più un cambio gomme.

In ogni caso, pur con un pit stop in più di Ferrari, già a 15 giri dalla fine si capiva, analizzando in real time gli intertempi, che le possibilità di recupero di Hamilton su Vettel erano finite. Lewis era superiore solo nel settore centrale, laddove conta il carico aerodinamico. Ma negli altri settori si è allineato molto presto ai tempi che Vettel faceva con gomme di un bel po’ di giri in più. Troppo presto per sperare di recuperare e puntare alla vittoria.

Ultimo dettaglio che, secondo me, sta dietro questa vittoria, è l’aver scelto come pilota un grande professionista che lavora “con e per” la squadra, piuttosto che una prima donna, eccellente come doti velocistiche, più portato però a spaccarla la squadra. Creando e alimentando egoisticamente una lobby “pro domo sua”. E questo, in un team che vuole vincere, è un fatto di una gravità assoluta, devastante.

Oggi tutti esaltano le doti di Vettel, anche quelli che, soprattutto nel suo 2014 in crisi di risultati, l’hanno battezzato come un pilota sopravvalutato. Ridicolizzato da Ricciardo. Finito. Quello che aveva vinto 4 Mondiali solo perché guidava una macchina superiore. Oggi invece sono tutti per lui… l’avevano sempre detto… tutti “je suis Vettel”. Così come tutti quanti “je suis Ferrari”. Eh… così va il mondo…

Dunque, è tornata a vincere la Ferrari, ma calma! Non è proprio il caso di farsi prendere dall’euforia. Oggi, a Maranello, così come nell’animo di tutti gli appassionati e tifosi, deve rimanere la forte emozione di aver rivisto una macchina al vertice. E la consapevolezza di essere sulla strada giusta. Una macchina che sembra essere tornata al livello di competitività coerente con la sua Storia. Ma come dice giustamente Maurizio… “piedi per terra e testa bassa a lavorare” perché l’aggancio tecnico non è ancora completato, anche se non è più così lontano. E quando le prestazioni iniziano a essere non troppo diverse, i dettagli possono fare la differenza…

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