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Manganaro: “Vorrei dedicare il mio futuro al recupero d’immagine dell’automobile”

L’Ospite di Autologia: Tommaso Tommasi.

Milanese con radici siciliane, classe 1951, entrato in Lancia nel 1979 . Alfio Manganaro, da quel lontano 1979 passando dal Museo Lancia all’ufficio stampa della Casa (ultimo assunto da Lancia SpA) , ha vissuto i successivi 35 anni in Fiat, con crescenti responsabilità che lo hanno portato ad essere l’Head of Communications Italy di Fiat Group Automobiles per Emea. Alla vigilia della fine delle attività nel gruppo italo-americano, con Manganaro abbiamo voluto ricostruire non tanto le sue esperienze, ma qualche frammento di storia dei rapporti fra la Fiat e la stampa. Nel corso della sua carriera, ha partecipato all’organizzazione di 200 conferenze stampa e ha partecipato a 100 saloni dell’auto.

Riteniamo quindi del tutto falso usare il distacco formale del “lei” con una persona che abbiamo frequentato a lungo, non solo per motivi di lavoro.

 

  • Alfio, partiamo dal tuo rapporto con i giornalisti. Ne hai conosciuti moltissimi in tanti anni di lavoro. Rispetto alle firme di un tempo cosa pensi dei colleghi di oggi?

“Una volta c‘erano giornalisti che scrivevano anche di auto e che avevano il culto della bella scrittura. Li si leggeva con piacere, incutevano anche rispetto. Molti dei tuoi colleghi di oggi hanno sposato in pieno il culto della tecnica e scrivono solo ed esclusivamente di prodotto. L’eccesso di specializzazione – almeno per come la vedo io – ha inaridito la scrittura, rendendola meno appassionante”.

 

  • Ora puoi dirlo. È vera la storia dei giornalisti che chiedono e pretendono?

“Premetto che come carattere sono molto comprensivo e che ci sono delle debolezze che fanno parte dell’essere umano. Però aggiungo anche che non ho mai avuto la percezione che qualche tuo collega approfittasse del suo ruolo.Nel mio lungo rapporto con i rappresentanti della stampa non c’è mai stato il gioco delle parti, ma solo grande trasparenza”.

 

  • Il cambiamento epocale conseguente all’ingresso di Internet e quindi della posta elettronica nel mondo della comunicazione cosa ha prodotto negli uffici stampa?

“Una enorme accelerazione, obbligandoci a tempi di reazione una volta impensabili. Internet ha cambiato anche il modo di scrivere e di leggere facendo diventare lontani ricordi le buste con il comunicato e le diapositive”.

 

  • Con internet sono scesi in campo anche i bloggers. Che ne dici?

“Il fenomeno è piuttosto complesso. Se da una parte è molto apprezzabile che ci siano delle persone ‘comuni’ che possono dare giudizi su prodotti e comportamenti, d’altra parte nel momento in cui queste persone si definiscono blogger professionisti, spesso entrano in un campo senza avere preparazione e capacità. Per i giornalisti di un olta era una regola verificare la fonte, oggi i blogger scrivono spesso senza verificarla, creando nei social network pericolosissime reazioni a catena”.

 

  • Di capi e colleghi ne hai avuti tanti.

“Impossibile ricordarli tutti. Giusto Doneux è stato il mio primo capo. Ho avuto modo di imparare molto da Gigi Pellisser, con Anfuso , che ci ha lasciati troppo presto, c’è stata una grande amicizia, con Patrizia Pasini c’era una forte affinità elettiva, ma il mio vero maestro è stato Simone Migliarino”.

 

  • Incontri particolari con la famiglia Agnelli?

“Lapo Elkan mi è molto affezionato. Un ricordo recente. Nel 2013 un giorno è passato a salutarmi. Entrando nel mio ufficio ha visto appeso al muro un poster di una campagna che aveva ideato lui. Si è commosso e mi ha abbracciato”.

 

  • Hai lavorato con molti top manager. Chi ti ha impressionato di più?

“Fermo restando che Marchionne è fuori concorso, non esito a dire Luca De Meo. E’ una persona che ha una eccezionale conoscenza del mondo dell’auto, che non perde mai il contatto con le persone che lo circondano e con la realtà indipendentemente dal suo ruolo. Un fuoriclasse!”

 

  • Fra le tante, quali automobili che hai presentato alla stampa nel corso della tua attività ti hanno colpito di più?

“Delta, Multipla e 500. Rappresentano periodi esistenziali particolari che si incrociano con caratteristiche tecniche del tutto originali”.

 

  • Cosa ti porti via dall’ufficio dove sei stato per 35 anni?

“Cinque scatoloni di libri e dei quadri fatti con decine e decine di articoli relativi alle auto del gruppo. A parte gli oggetti, porto con me l’amicizia che mi hanno dimostrato i colleghi in quest’ultimo periodo”.

 

  • Basta lavoro, dopo il 31 agosto 2014?

“Non riesco ad immaginarmi con le mani dietro la schiena davanti alle transenne di un cantiere a criticare gli operai che lavorano. Proprio no. E’ molto probabile che qualcosa mi inventerò. Non so come, ma mi piacerebbe molto riuscire ad unire le forze di questo mondo dell’auto per cercare di migliorare l’immagine di un prodotto sempre più demonizzato”.

2 commenti
  1. Pier Francesco Caliari
    pier francesco caliari dice:

    caro alfio, allora sono molto offeso che nei tuoi trascorsi non ti sei ricordato di me! l’unico ad essere stato prima tuo “galoppino” ( mai come fui per il buon Massimo!) e poi tuo capo con il quale, e non puoi negarlo!!, ti sei sicuramente divertito di più conquistando un Auto dell’Anno con la Panda insperato dai più e senza dimenticare maurizio Pignata che era della partita. E (Gino Rancati che chi inizia una frase l’avrebbe segnata con matita rossa e blu) francamente che Lapo si sia commosso entrando nel tuo ufficio… mi scappa un pò da ridere!!! ma eri forse vestito come Tarzan?
    Ebbene si mi hai voluto qui? e ora ti becchi quello che meriti e anche la bici e la moto!!!
    Ti voglio bene!!!

  2. Autologia
    Autologia dice:

    Ringrazio Tom per questa intervista che mi ha fatto mesi fa e che probabilmente è stata la scintilla che ha generato Autologia.net.
    Alfio Manganaro

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