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Motorsport: Autocrazia o Democrazia?

C’è una corrente di pensiero che sostiene che nel Motorsport un eccesso di democrazia non sia affatto utile, anzi. E che, al contrario, sia decisamente più efficace un’organizzazione rigidamente piramidale a comando singolo o al più strettamente oligarchico.
Ci si propone di coinvolgere tutti gli addetti ai lavori al fine di condividere scelte e strategie, ma, di fatto, non si decide quasi mai perché ognuno porta avanti esclusivamente i propri interessi. E quando capita di decidere, si scontenta più o meno tutti. Insomma, una gran confusione che non porta mai a nulla di buono. Questo è ciò che affermano i sostenitori di un regime più prossimo alla monarchia.
Detta così può sembrare una filosofia banalmente ottusa o autoritaria, ma nello specifico del Motorsport, se ci pensiamo bene, ha un fondamento di verità. Ammesso e non concesso che ci sia chiarezza e soprattutto rispetto dei ruoli. Questo è il punto critico…
Nella gestione di un team, per esempio, il lavoro di squadra è sacrosanto. Ma il processo decisionale deve essere particolarmente snello e rapido. Sappiamo bene che, soprattutto in gara, le decisioni vanno prese spesso in pochi secondi. Sia dal punto di vista tecnico che sportivo. E non servono tanti giri di parole o referendum consultivi…
La diatriba tra gestione democratica e dittatoriale torna spesso a galla anche nel Circus della Formula 1. A maggior ragione negli ultimi tempi che vedono la massima categoria attraversare un turbolento e progressivo periodo di crisi, economica e di audience. E che la democrazia faccia male lo afferma proprio uno dei protagonisti principali della F1. Anzi, il “Supremo” come lo chiamano i media inglesi. Avete capito che mi riferisco a Bernie Ecclestone, ovvero a colui che, a 85 anni, controlla ormai da una vita gran parte del “giochino”, tramite la sua società FOM (Formula One Management).
Ricordo che la FOM è nata nel 1981 con la mission di organizzare eventi sportivi, di cui produrre e distribuire le immagini televisive. Successivamente ha acquisito sempre più importanza assumendo l’incarico di gestire i diritti commerciali per conto dei team che corrono in F1. Incarico che, esteso ai diritti televisivi, nel ’95 gli è stato conferito dalla FIA fino al 2110. No, non è un errore di stampa. Avete letto benissimo… Ecclestone ha ottenuto la gestione esclusiva dei diritti della F1 per più di cent’anni…
Ecco, credo che questo tipo di accordo, da solo e forse più ancora di tante altre situazioni, dia un’idea sufficientemente chiara del potere assunto dal piccolo ma irriducibilmente tosto inglese. Quindi i contratti con gli organizzatori, le sponsorizzazioni e appunto i diritti televisivi li gestisce interamente Lui, che, di fatto, ha trasformato uno sport da amatoriale ad un’organizzazione altamente professionale. Un potere accompagnato e corroborato da una crescente ricchezza, ridistribuita, in parte, ai team tramite premi e incentivi. E via così, tutti contenti.
Tornando al tema iniziale delle modalità di gestione del Motorsport, in F1 troviamo da una parte Ecclestone con le sue idee e dall’altra la Federazione Internazionale dell’Automobile, il cui attuale Presidente Jean Todt ha impostato invece il suo mandato secondo una visione democratica. Lo Strategy Group, per esempio, ne è un’espressione. E’ un organo consultivo, composto dai manager dei top team che corrono in F1, che dovrebbe suggerire le linee future dello sviluppo regolamentare. Obiettivamente però, diventa spesso teatro di incontri confusionari in cui, di fatto, ognuno porta avanti i propri interessi, a cui rimane solidamente ancorato al punto da non portare alcun contributo al processo decisionale.
Chiaro che uno come Ecclestone, con la sua visione “snella” del processo decisionale, non veda di buon occhio un gruppo del genere. E, a onor del vero, vedendo cosa viene partorito da questi incontri, credo che venga obiettivamente a molti la voglia di auspicare una gestione più “decisa” delle questioni. Quindi il buon Bernie non ha forse tutti i torti…
“Jean e io, se volessimo, potremmo dire ‘Signori, queste sono le regole e se volete stare nel Mondiale sottostate a queste regole’. Ma purtroppo Jean non vuole scontentare nessuno. Vuole che tutti siano d’accordo. Era tutto molto più semplice quando c’era Mosley (ndr. il predecessore di Todt)”… Sono le parole di Ecclestone in una recente intervista.
Il problema, però, è la chiarezza ed il rispetto dei ruoli di cui parlavo prima. E allora, se vogliamo rimanere rigorosi, Ecclestone dovrebbe avere pieno mandato sulle questioni commerciali, ma non dovrebbe avere facoltà decisionali nelle tematiche regolamentari e di sicurezza che andrebbero definite esclusivamente dalla FIA.
La verità invece vede il “Supremo” entrare a gamba tesa anche nel layout regolamentare, come dimostrano le sue periodiche esternazioni sulle ultime evoluzioni tecniche che hanno portato alle motorizzazioni ibride. E come dimostra anche la scelta e la gestione del fornitore degli pneumatici che Bernie ha trasformato da semplice questione commerciale a tecnica, imponendo specifiche che non sarebbero di sua competenza.
Insomma, democrazia o no… la verità è che a 85 anni il buon Bernie non ha ancora smesso di allargarsi.

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