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È nata una stella. Parliamone

CredeteciÈ nata una stella. O meglio, si è affermata e si è fatta notare. Perché chi segue le corse con attenzione Charles Leclerc lo aveva già scoperto un paio di anni fa quando aveva cominciato a vincere a ripetizione nelle categorie minori. Se si ripercorre la carriera del giovane monegasco si scopre che lui ha sempre dominato subito, appena arrivato in una categoria nuova. Ha vinto al debutto in ogni categoria precedente alla F1 in cui si è cimentato, a partire dal karting. Nel suo primo week end in assoluto al volante di una F3 ottenne la pole position e vinse una gara; in GP3 ha conquistato il campionato al primo anno; in F2 ha dominato la stagione al debutto stabilendo il record di vittorie e di pole. Insomma, finora soltanto con la F1 dove ha cominciato nel 2018 non aveva seguito la stessa schiacciante media-vittorie. Ma si sa che la F1 è una categoria più estrema dove conta troppo la macchina  per fare risultato.

Ma prima ancora che la sua velocità, la grande dote di Charles Leclerc è la freddezza. L’autocontrollo. Che gli permette di dominare le emozioni. Questo monegasco dagli occhi azzurri nasconde dietro un’aspetto timido un carattere davvero ferreo. Due anni fa alla vigilia della gara di Baku, in Azerbaijan, morì il padre cui era legatissimo. Pianse al funerale, si asciugò le lacrime e due giorni dopo era in pista a fare la pole con la F2 e vincere la corsa senza farsi condizionare dall’emotività del momento e da uno stato d’animo che avrebbe prostrato chiunque. Per questo non deve stupire il modo in cui ha combattuto, superato e tenuto a bada il suo “capitano” Vettel in Bahrain. Impressionante.

Per carità, non soltanto merito di Leclerc. Anche la macchina ha avuto i suoi meriti. E tanti. Leclerc ha dominato la corsa perché aveva la miglior monoposto in griglia. la Ferrari SF90 in Bahrain si è dimostrata veramente una spanna superiore alle Mercedes. Mediamente otto decimi più veloce al giro in prove libere, tre decimi sul giro secco in qualifica e altrettanti sul passo gara. La superiorità della Rossa si è manifestata sui rettilinei. Là dove in Australia perdeva vistosamente in velocità massima, qui la Ferrari ha ritrovato competitività. Una supremazia netta, che ha disorientato i rivali della Mercedes che prima pensavano fosse dovuta a un’aerodinamica più scarica ma poi hanno capito non essere soltanto quello. Secondo Toto Wolff la Ferrari guadagna km/h nella seconda parte dei rettifili, quando la Mercedes si plafona in velocità. Come e perché devono però ancora scoprirlo. Il team anglo-tedesco pensa sia dovuto all’impiego più costante della Mgu-K ma c’è anche chi parla di un “trucco” geniale sulla frizione che in determinate situazioni funzionerebbe da compressore aggiuntivo per il turbo. Tutto da dimostrare comunque. L’unica certezza è l’invidia che in questo momento la Mercedes nutre per la power unit di Maranello che loro pensano essere superiore, anche se deve ancora risolvere problemi di fragilità.

Ma una macchina veloce non basta per vincere. Bisogna anche adattarla al proprio stile di guida, trovare un assetto perfetto per farla andare forte in ogni curva. E in Bahrain Leclerc c’è riuscito, Vettel no. Leclerc aveva trovato un set-up formidabile che gli permetteva di fare quello che voleva in curva e in frenata con la SF90, Vettel no. il monegasco volava, Seb annaspava e faticava a dominare un retrotreno nervoso che lo ha portato a sbagliare per eccessiva irruenza nel duello con Hamilton.

Il metro di giudizio migliore nelle corse è il confronto col compagno di squadra perché guida davvero ad armi pari con te. Ebbene, nel confronto Leclerc ha umiliato il suo più esperto “capitano”. Sia nel giro secco in qualifica, sia nella scelta degli assetti, sia sul pass gara. Questo è l’aspetto più incredibile del week end di Leclerc. L’unico errorino di Charles è stato aver fatto patinare troppo le gomme in partenza sprecando la pole position, mentre Vettel al suo fianco è scattato perfettamente. Ma poi Leclerc si è rifatto sverniciando il capitano con un sorpasso perentorio al secondo giro. Vettel invece ha cominciato a ripetere i soliti errori di impazienza e di guida cui ci aveva abituato nel 2018.

Il confronto con la glaciale freddezza e l’autocontrollo dimostrato dal suo giovane compagno di squadra stona davvero. Vettel, dall’alto dei suoi quasi 32 anni e dei 221 gran premi disputati, dovrebbe essere lui quello con la testa sulle spalle che non si fa prendere dalle emozioni. Che sa dominare le ansie e dovrebbe fare la differenza sfruttando la grande esperienza. Invece è incredibile scoprire dopo appena due gare insieme che sul fronte emotivo gli tocca prendere lezioni da un ragazzo di 21 anni e 5 mesi con all’attivo 23 partenze in F.1. Proprio la freddezza e l’autocontrollo nelle fasi più concitate sono la forza di Charles Leclerc. L’ha anche spiegato per bene in una intervista il motivo: «È da tanti anni che lavoro sulla mia testa cercando di dominare le emozioni con l’aiuto di un esperto di queste tecniche mentali. Quando ero un ragazzino di 11 anni, il controllo della parte mentale era una mia debolezza; adesso invece è diventato uno dei miei punti di forza».

Quell’autocontrollo lo ha portato ad arrischiare il sorpasso su Vettel con freddezza al secondo giro di gara violando in un certo senso le consegne impartite.  Perché dai box, quando Leclerc aveva chiesto via radio appena raggiunto Vettel: “Sono più veloce di lui: che faccio, lo supero?”, gli avevano risposto di aspettare ancora un paio di passaggi. Leclerc invece ha agito subito. Ma non d’impulso. Ha agito in maniera ragionata. La sua astuzia è stata quella di superare stando però bene attento a rispettare le regole d’ingaggio che Binotto aveva impartito ai suoi piloti nel pregara: niente ordini di squadra, gara libera ma senza prendersi rischi inutili. Così Leclerc ha costruito un sorpasso al di sopra di ogni critica: ha cercato di uscire più veloce dalla curva che immetteva sul traguardo per sfruttare il Drs in rettifilo, ben prima della staccata per sfilare il suo compagno. Non solo: Leclerc è stato intelligente nel tenersi un margine di sicurezza andando leggermente largo in ingresso di curva per lasciare una porzione di traiettoria a Seb e non chiudergli la porta in faccia a scanso di collisioni e polemiche. Una manovra impeccabile. Chirurgica ma sicura. Eseguita con una freddezza ammirevole per un ragazzino di 21 anni.

Guardando la gara del Bahrain, anche se Leclerc non ha vinto e si è dovuto accontentare di un podio, rimane la concreta sensazione di aver assistito all’esplosione di una stella. Come succede raramente in F1 e per questo fa ancora più sensazione. Capitò con Verstappen alla prima corsa in Red Bull, al Gp Spagna 2016 quando nonostante le gomme che si stavano degradando, Il 18enne Max controllò con una perizia da campione per tanti giri la Ferrari di Raikkonen alle sue spalle. O come lo stupefacente debutto di Hamilton in F1 nel 2007 dove battaglio con il suo capitano Alonso e concluse con un podio sorprendente. C’è un altro paragone storico che viene in mente per accomunare la gara di Leclerc agli episodi mitici della F1. Il leggendario Gp di Monaco 1984? Quando il rookie Senna umiliò sul bagnato l’esperto Prost quasi nella stessa maniera in cui Charles ha raggiunto, superato e staccato il suo capitano Vettel. Senna però aveva una monoposto da metà griglia mentre Leclerc la migliore F1 del Gp. Però il modo in cui il ragazzino ha umiliato l’esperto campione ricorda alla lontana quell’episodio Senna-Prost.

Come ha detto Toto Wolff e come ha capito anche Binotto che ormai si sarà già rimangiato il proposito di favorire Vettel nelle prime gare stagionali, Leclerc non è più un gregario ma un chiaro sfidante per il titolo iridato 2019. Non sarà insomma un dualismo esclusivamente Hamilton-Vettel ma c’è anche il terzo incomodo. Speriamo solo, per il bene del mondiale Ferrari, che la delusione patita da Vettel non spinga in futuro Seb a spaccare l’armonia che si era creata in questi mesi invernali fra i due e praticare per disperazione un ostruzionismo interno contro il suo compagno di squadra. Tutto, ma che non scoppi una guerra interna fratricida. Il 2019 non deve diventare per la Ferrari quello che sono stati il 1990 per il Cavallino e il 2007 per la McLaren. (auto.sabbatini.news)

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