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Non sparate sui Telecronisti…e se lo fate, prendete bene la mira!

Una volta era un’abitudine da bar, oggi un vezzo di tanti sui blog e i social network. La critica alle telecronache e ai telecronisti è più diffusa di quanto si creda, ben alimentata anche da molti “leoni da tastiera” che probabilmente pensano di poter servire al meglio gli spettatori, se solo potessero avere un microfono a disposizione.

Prima di sparare sui commentatori bisognerebbe però rendersi conto del fatto che il loro è un lavoro che comprende molte mansioni in una sola, e che questo vale soprattutto per la prima voce. Chi guida il commento, lo diciamo per esperienza diretta applicata agli sport motoristici, non si limita a parlare guardando le immagini che scorrono sul monitor, le stesse visibili da tutti. Deve infatti anche tenere sotto controllo le classifiche, l’arrivo di notizie dalla direzione gara e dai social network, coordinarsi con la regia, tradurre le comunicazioni radio tra pilota e box e infine, compito non trascurabile, gestire la seconda voce e l’eventuale terza voce. Questo vuol dire stimolare gli interventi più opportuni, fare le domande più appropriate, verificare che non vengano dette cose sbagliate e, nel caso, correggerle senza che possibilmente nessuno se ne accorga. Quello del telecronista è un complicato compito “multitasking” che richiede preparazione, impegno, il massimo della concentrazione e, molto preferibilmente, anche passione per lo sport.

Chi è a casa può dedicare tutta la sua attenzione unicamente alla visione delle immagini e all’ascolto delle voci. Non è poi così difficile notare anche il minimo errore o l’incompletezza di una frase, interrotta magari per occuparsi di un più immediato episodio di cronaca. Non per difendere in prima persona anche il nostro operato, ma può facilmente succedere ai telecronisti di confondere momentaneamente un pilota con un altro o anche di perdersi una comunicazione della direzione di gara. La bontà di una telecronaca andrebbe piuttosto interpretata nel suo insieme, nella preparazione generale dei commentatori, nella precisione e puntualità degli interventi, nella capacità di “leggere” le corse e interpretarne l’andamento. Riconoscere al volo i piloti è indispensabile, ma sono un valore aggiunto le notizie fresche e gli aneddoti inediti. Premesso che è praticamente impossibile accontentare davvero tutti, ci è capitato di leggere critiche assurde e addirittura l’invocazione al licenziamento per uno momentaneo scambio di piloti. Non sono mai tutti contenti: se la telecronaca è molto professionale rischia di essere noiosa, se i toni si alzano sino all’urlo si corre il pericolo di essere tacciati di essere dei pagliacci. Chi critica dovrebbe guardare ai contenuti piuttosto che al modo in cui sono confezionati, premesso che alzare la voce per sottolineare un episodio importante o significativo è di rigore per attirare l’attenzione.

L’obiettivo primario di un buon telecronista dovrebbe quello di accontentare più spettatori possibili, tenendo presente che il prodotto offerto da un canale nazionale in chiaro e per tutti è diverso da quello di un’emittente a pagamento che dovrebbe proporre un’approfondita analisi tecnico/sportiva ad abbonati specializzati. A seconda della nazionalità della televisione, un più marcato grado di attenzione per macchine e piloti di casa è quasi scontato, ma fare troppo il tifo rischia comunque di compromettere almeno parte delle simpatie di chi ascolta. In Italia ci sono infatti sostenitori pure della Mercedes, di Ricciardo e probabilmente persino di Perez, così come ci sono ferraristi in Gran Bretagna e in Germania, ammiratori di Verstappen o Alonso in tutto il mondo. Scontentarne anche solo uno è sempre un peccato.

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