Sam Bird (GBR), DS Virgin Racing, DS Virgin DSV-03, leads Mitch Evans (NZL), Panasonic Jaguar Racing, Jaguar I-Type II.

E-Prix Roma: qualche considerazione a caldo fuori dai denti

Ho visto in TV la gara di Roma, ho apprezzato lo sforzo e l’impegno dei piloti e non trovo affatto giustificato le critiche alla categoria. Che sia a benzina diesel o a spinta, sempre di competizione si tratta, sempre di abilità e rischio da mettersi in gioco. Per questo apprezzo e applaudo i piloti che si mettono in gioco, si inventano sorpassi in piste che di pista hanno poco. Quindi non accetto queste critiche, come non le accetto sulla mancanza di rumore. E’ elettrico, cosa volete che faccia? Ma quelli che criticano hanno mai visto una F.2 turbo di quest’anno? Anzi, sentito, tanto per dire. In autodromo ora le più rumorose sono le Porsche Cup  e le GP3 il resto passa sotto silenzio.

E’ il prezzo da pagare allo sviluppo tecnologico che ha preso una certa direzione, ma rumore o meno lo sforzo di chi guida è sempre quello, dire che sono noiose le gare di F.E vuol dire essersi dimenticati i trenini della F.1, quindi per me è pretestuoso criticare la categoria. Ci si scandalizza perché è un prodotto di marketing. Infatti lo è e pure di altissimo livello, altrimenti le Case non avrebbero mollato il mondiale Wec, leggi Porsche e Audi, oppure si sarebbero buttati nella mischia come DS e Jaguar se non ci fosse stato un valido piano di marketing a supporto.

In questo Jean Todt e Alejandro Agag, che ci ha lavorato fin dall’inizio, hanno svolto un lavoro egregio, da applausi a scena aperta, anche perché andare a correre in centro a Roma non è cosa di tutti i giorni, come non lo è farlo  a San Pietroburgo, Montreal, Montevideo etc etc.

Il piano è interessante, si parla del futuro anche se oggi quel futuro è ridicolo per le prestazioni della vettura, per il fatto di aver scelto gomme stradali (vi immaginate con una slick racing con maggiore aderenza la durata delle batterie?) per aver preferito una linea avveniristica (e la macchina del prossimo anno è futuristica davvero) anche se a livello di aerodinamica non serve a niente. Ma gratifica l’occhio con qualcosa di diverso che non ricorda altre categorie. Anche questo è marketing. Non è quello che è oggi ma sono i prodromi di quello che sarà o potrebbe essere il futuro. In questa ottica le Case hanno voluto investire.

Per Porsche e Audi correre nel Wec significava buttare via tutti gli anni 100 milioni a testa qui con un piano di 10 milioni, compresa la promozione, si fanno vedere in giro per il mondo e spacciano la ricerca tecnologica avanzata. Attenzione, ho detto spacciano perché la furbata è stata quella di fare un monomarca totale. Batterie e motori elettrici Williams e McLaren, telaio Dallara ex GP3, gomme Michelin. La vernice è libera e gli sponsor pure. Il resto non si tocca. Cosa porta una Porsche o una Jaguar di tecnologia non si sa, il marchio si vede bene, ma anche Alfa Romeo o Infiniti hanno il loro marchio in F.1 e quindi?

Detto degli aspetti positivi della categoria, i risvolti sono che questa comunicazione al vertice è gestita da gente in gamba e preparata, vedi i vari addetti stampa della F.E e di chi cura le PR e le riprese, in compenso le Case che partecipano hanno dei dilettanti allo sbaraglio. I PR tradizionali non hanno idea di come comunicare con lo sport, hanno programmato inviti a bizzeffe a Roma e si sono lamentati di aver pagato 1500 euro a testa ogni pass. In F.1 per meno di 5000 non entri manco dal cancello…Quando poi chiedi su cosa comunicano, ti parlano della bellezza dell’elettrico, che hanno dei modelli in listino. Sì, ma non ce ne può fregare di meno in quanto si sa che per non vendendo un tubo un modello devi averlo, sennò sei tagliato fuori.

C’è chi come Renault ha voluto presentare la propria gamma elettrica, il venerdì, giorno di vigilia, salvo spedire poi tutti a casa due ore dopo facendo perdere la gara. “Ma sai i pass costano cari…” e quindi gli inviti sono riservati agli amici degli amici, ai conoscenti etc etc. Mica colpa di Renault, che tra l’altro esce di scena, ma se si guarda la serata Clou di Jaguar e la lista invitati, oltre a rottamare le auto benzina  e diesel forse sarebbe il caso di rottamare anche chi si occupa, male, di comunicazione e PR perché di sport non ne capiscono niente, non hanno idea di chi sono gli addetti ai lavori e si limitano a blogger, influencer o altro pagandoli magari sotto banco pur di vedere un twet o instagram con la classica foto “quanto so figo vicino a sta macchina”.

Ecco, comunicate proprio bene, alla platea giusta e nel modo sbagliato, sprecando una bella vetrina come questo GP di Roma, che ha permesso di vedere tanta gente in pista, di far vedere che esiste un gruppo di commissari sportivi e di pista preparati, di vedere che attorno alle corse esiste un mondo fatto di professionisti, di gente preparata e con passione. E badate che abbiamo fatto un nome a caso, senza voler dare la croce a uno in particolare. Su questo la gara di Roma (gestita al solito nella maniera romana che tutti conoscono…) è stato bello e positivo. Peccato che chi dovrebbe usare questi eventi, ha dimostrato di essere del tutto impreparato. Sia esso un marchio blasonato come Jaguar o rampanti come Mahindra o tradizionali come Audi. Bravi i piloti, bravo Agag, ottimo vedere la gara a Roma, bravissimo Sticchi Damiani e i ragazzi dell’ACI, per il resto cartellino giallo e dietro la lavagna a ripetizione di comunicazione moderna ed efficace.

Per la cronaca avevamo pass a disposizione e possibilità di restare a seguire l’evento, quindi nessuna acredine verso alcuno.

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