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PSA-FCA: come si stanno preparando alla fusione

Notizie dai due protagonisti della ultima grande novità del panorama automobilistico, FCA e PSA. Il primo sta chiudendo un accordo con l’azienda cinese Foxconn, specializzata in elettronica (assembla gli Apple iPhone), per lavorare insieme alla produzione di auto elettriche a guida autonoma.

Ben diverse le notizie provenienti da Parigi. Il gruppo francese ha riorganizzato i propri vertici sostituendo i manager a capo di Citroën e DS. Se gli avvicendamenti al vertice per le due marche d’oltralpe sono certamente fatti di rilievo, lo sono ancor di più i nuovi incarichi assegnati ai due “ex”: Linda Jackson, giù direttrice generale della Citroën, e Yves Bonnefont, omologo per DS.

Il manager francese ha avuto l’incarico di dirigere lo svolgimento di uno studio sulle potenziali sinergie realizzabili con un “portafoglio di marche”. Il lavoro avrà due obiettivi: redigere un quadro del “posizionamento delle marche dal punto di vista geografico e delle clientele” e le “strategie e le sinergie”.

La manager Linda Jackson dirigerà invece uno studio “mirante a chiarire e a definire la differenziazione tra i brand di un portafoglio di marche”. Lo studio dovrà assicurare coerenza della personalità dei singoli marchi nell’insieme del gruppo e la differenziazione delle marche del portafoglio in questione”. Entrambi i manager lavoreranno riferendo direttamente a Carlos Tavares, CEO designato per il nuovo megagruppo (e dal peso determinante negli “schieramenti” in consiglio d’amministrazione, dove metà dei consiglieri sarà espressione di PSA e l’altra metà di FCA).

“Roba grossa”, come si vede.

Il comunicato PSA che ha ufficializzato le novità non ha specificato quante e quali siano le marche nel “portafoglio” da analizzare e posizionare. E la cosa non è da poco. Il gruppo PSA notoriamente comprende Peugeot, Citroën, DS e Opel. Un numero che di per sé non richiederebbe tanta enfasi nel comunicare l’avvio di iniziative come quella annunciata. Infatti la stampa francese ha riportato la notizia dei due incarichi facendo esplicito riferimento a una dozzina di marche. Cioè la somma delle quattro francesi con le otto del gruppo FCA (Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Abarth, Maserati, Chrysler, Jeep, Dodge).

Sul versante del gruppo FCA nei giorni scorsi è anche uscita una indiscrezione, non notizia, di discreto peso specifico: l’amministratore delegato Michael Mainley sarebbe in procinto di lasciare il gruppo per passare alla Jaguar-Land Rover.

Tutto ciò mentre la fusione tra PSA e FCA sta compiendo il complesso percorso imposto dalla rilevanza dell’operazione e non mancano le voci di richiamo alla prudenza, come se potesse ancora andare tutto in fumo. Anche se di più sono quelli che credono che sia appunto solo prudenza, e non ci siano ragioni che possano far mandare all’aria l’accordo.

In questo quadro è impossibile non cogliere la logica dell’iniziativa del gruppo PSA. Avviare lo studio dei marchi “di un portafoglio” è la testimonianza che il lavoro è iniziato per la nuova realtà, quarta al mondo per numero di veicoli prodotti. E ancora più significativo è che il lavoro è stato avviato a Parigi, in ambito PSA, con manager PSA. Con buona pace delle ipotesi di sviluppi alla pari nell’ambito della nuova entità.

È dunque più che possibile che la nomina di Yves Bonnefont e Linda Jackson contenga la chiave di lettura di fondo dell’intesa PSA-FCA: i temi di fondo sono destinati a essere preparati (soluzioni comprese) dal management del gruppo francese.

I diffusi interrogativi sulle prospettive per i marchi italiani pare debbano rimanere in stand-by ancora per un po’, e la stessa cosa che vale per gli impianti FCA in Italia. Tutto ciò anche se tutte le dichiarazioni ufficiali riportano che nessun marchio e nessun stabilimento sarà sacrificato.

Non manca così lo spazio per le curiosità. Quanto meno due: il destino dell’Alfa Romeo, specialmente con un “gran capo” come Tavares che della sportività è un fans, e il marchio del Biscione ha tutte le caratteristiche per essere lo strumento di una presenza convinta nel mercato sportivo. Anche con modelli che la strategia FCA ha mandato in soffitta (vedi la Giulietta). In questo quadro c’è anche la presenza dell’Alfa Romeo in Formula 1. Lo sport piace a Tavares, ma sarebbe abbastanza strano se il megagruppo PSA-FCA fosse in F1 con l’Alfa e non con un marchio francese.

C’è poi il caso della DS, che molti vedono come un problema per i bilanci PSA. Forse il problema esiste davvero, ma va considerato che si intreccia con due elementi: la crescita qualitativa e quindi di posizionamento del marchio Peugeot, e l’antica aspirazione francese di avere un marchio di prestigio. Che cosa fare e su cosa puntare è davvero una scelta complicata per Tavares, che probabilmente chiederà ai due “consigliori” Bonnefont e Jackson di fornirgli gli elementi giusti per prendere la decisione migliore.

Tanti motivi di interesse. Anche se non di entusiasmo per l’automobile italiana.

3 commenti
  1. Packy
    Packy dice:

    Piena fiducia in tavates che di vetture ne capisce e in particolare sono sicuro che in cuor suo un po’Alfista lo è …se così deve dimostrare di avere glj attributj perché Alfa Rlmeo è un nome che nel Mondo dei competenti vale anche
    pù di Ferrari dotata di tifosi da stado e parimenti d facoltosi migliardari..buon pef lei….Alfa deve essere condiderata al pari Porsche con vetture tecnologicamente riconoscibili e non succedanee come a volte succede con il caviale..una Azienda nellaziends un po’ come Alpine con Renault anche se Alfa è su un alttk pianeta

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