Dario_Pennica_di_Mario_Perrucca_2014

Quando le vacche (dicono) erano grasse

Il blog come agorà e non solo come espressione di un singolo. Alfio Manganaro ha trovato un’idea valida per mettere insieme tutte le anime dell’automotive. I numeri dimostreranno presto l’utilità dell’iniziativa. Onorato dall’essere invitato a collaborare, in puntuale… ritardo, ma con piacere, colgo l’occasione di questo spazio nella speranza di essere capace di raccontare qualcosa che possa risultare magari interessante o favorisca spunti per qualche riflessione, o per animare il dibattito. O solo per ottenere qualche minuto di attenzione.
A me sembra ieri, ma svolgo questa professione ormai da oltre 35 anni (su 57) ho una tessera (prima da pubblicista poi da professionista), dall’ormai lontano 1980 e come molti della mia generazione ho avuto agevolato l’accesso al “mondo del giornalismo” grazie all’emittenza privata radio-televisiva. Dai microfoni di una “radio libera”, come venivano definite alla fine degli anni ’70 per distinguerle dalla Rai, ho iniziato a “far qualcosa” proprio nell’anno dell’esame di maturità. Poi sono seguite tante altre esperienze nei più diversi settori (nera e giudiziaria, un classico, compresi), e con diverse tipologie di testate. Insomma credo di avere acquisito una certa esperienza. La competenza invece è sempre da dimostrare. Almeno così credo.
La mia passione sono sempre state le auto e le corse in particolare, dalle quali provengo e dove tutt’ora risiedo in prevalenza di interesse, ed ho sempre
avvertito quel certo distacco che esisteva fra i colleghi del “prodotto” e quelli delle “corse”. I primi guardavano con sufficienza i secondi, i quali a
loro volta tenevano un comportamento misto a rispetto (anche perché spesso vi era la differenza di età come elemento di distanza) ed ironia. Gli uni e gli
altri convinti di appartenere al gruppo più esperto, autorevole, meritevole di particolare attenzione e considerazione. Nel mezzo c’era chi frequentava sia le presentazioni sia le sala stampa di autodromi.
Quello del “prodotto” li riconoscevi perché evidentemente a loro agio fra programmi – ai tempi comodi e con larghi spazi di relax – lusso è comodità. Gli
altri delle “corse” era chiaro capitavano lì per caso. E spesso anche malvolentieri. L’abbigliamento era più casual, l’attenzione più orientata al dettaglio ed alle prestazioni, ed i chilometri di test li percorrevano per intero e magari prendendo appunti (suscitando anche qualche Ulteriore ironia dei
colleghi “padroni di casa”).
Il derby fra le due tipologie di “invitati speciali” (dove quelli davvero “inviati” si contavano sulle dita di una mano), si è protratto – mi sembra di
poter affermare – sino all’avvento di “quello del web” prima e persino dei “blogger” adesso. Visti né più e ne meno come degli intrusi e che suscitano
inaudite gelosie per le attenzioni che invece dedicano loro i PR. Sopratutto quelli di “ultima generazione”.
Niente di nuovo. Quando iniziai a lavorare per le radio soprattutto, e nonostante nel meno elitario ambiente delle corse, i già noti colleghi della
“carta stampata” non nascondevano il fastidio di avere fra i piedi un “moccioso di una radio privata” in sala stampa. E rimbrottavano chi ci concedeva il pass.
Salvo poi compiacersi se per caso si rivolgeva loro qualche domanda a microfono aperto o in diretta telefonica, tanto da dare origine anche a scherzi
indimenticabili. Se poi dietro al microfono compariva anche una telecamera, ecco che l’idea di farsi vedere in TV faceva perdere ogni forma di alterigia. Se non addirittura di superbia.
Pian pianino si sciolse il ghiaccio e siamo stati accettati al rango di “colleghi”.
Situazioni simili in occasione delle prime partecipazioni a “presentazioni stampa” di nuovi modelli. Ero giovane e curioso e quel mondo per certo versi mi sembrava Disneyland: aerei, classi business o jet privati, hotel e ristoranti distinti da vere e proprie costellazioni, e… Il cadeau, l’omaggio, il regalo!
Nei confronti dei quali i veterani mostravano quasi fastidio, pudore (ma certo non vi rinunciavano…), ed i novizi restavamo a bocca aperta. Non tanto per il valore (non sempre si trattava di oggetti costosi o utili), ma per il piacere di ricevere qualcosa e tornare a casa con un “trofeo”.
E sui regali gli aneddoti si sprecano…
Una vita fa? No, appena qualche anno addietro. La crisi ha portato ad una moralizzazione forzata. Classi economicissime e bloccate, hotel e ristoranti
buoni ma non più superlativi, e qualche volta – ma sempre più raramente – un oggettino di poco conto per non suscitare nessun imbarazzo.
Quello del “prodotto” – con la vecchia guardia sempre più sparuta di numero per le ineluttabili leggi di vita – non guardano più nessuno con diffidenza (se non i blogger, che proprio non riescono a digerire e del resto nulla questi fanno per amalgamarsi. Anzi un po’ se la tirano pure), ed i colleghi delle “corse” sono una razza in via di estinzione.
Il mondo cambia, i media (da non pronunciare “midia” per favore, perchè parola latina non inglese) ancora più velocemente, e gli operatori del settore pure. 30 e passa anni addietro ero uno dei pochi “ragazzini” fra tanti giornalisti maturi. Oggi quelli di mezza età, e qualcosa di più, siamo in netta minoranza rispetto a giovanotti di belle speranze (e ahiloro solo quelle, perché di stipendi e contratti non vi è traccia). E non vi sono barriere. Perché i
“veterani” siamo quasi una riserva (anche di ricordi, come confermano queste righe), ed i nuovi arrivati – a getto continuo e frequente turn over (i più
saggi si trovano un lavoro vero e dignitosamente remunerato) – non provano neppure a relazionarsi. Il “tu” è la prassi, la certezza di sapere tutto la
normalità.
I “vecchi” (si può scrivere?) non si ribellano più. Al massimo si lamentano fra di loro (fra di noi?). Alfio Manganaro nella presentazione di questo blog
lamenta le divisioni delle quali è stato testimone. E giustamente auspica il dialogo, la compattezza, l’unità. Per essere più forti, per ottenere una
ritrovata considerazione.
Magari. Ma credo sia passato il tempo. E si siano sciupate le ultime residue opportunità. Quando gli “ultimi dei Mohicani” non frequenteranno più l’ambiente (i quotidiani che cessano di pubblicare le pagine motori, aumentano progressivamente di numero; le riviste “specializzate” si sono ridotte ad una dozzina), resterà una sparuta minoranza di età media, ed una folla di giovani.
Non molto interessati, pare, a far parte stabile di una comunità – escluse l’eccezioni che confermano la regola – è più attenti giustamente a portare
avanti la loro “ditta individuale”. Componenti loro malgrado del vasto popolo delle “partite iva”. Toccata e fuga, dettate da programmi stressati e impegni multipli, quasi senza neppure il tempo di relazionarsi.
Eppure li vedi entusiasti, spesso sorpresi, con genuina e apprezzabile foga. È ancora Disneyland per loro. E non possono capire cosa si “sono persi”. Cosi come io continuo a chiedermi: ma cosa c’era dunque e com’era questo mondo, sino a metà degli anni ’70, considerato che al ragazzino ch’ero i “veterani”,
autorizzandomi a passare dal rispettoso Lei al confidenziale “tu” che restava comunque riverente, dicevano con aria compassionevole “…peccato sei arrivato solo adesso, sono finiti i tempi delle vacche grasse…”. È ancora insoluta la domanda: ma cosa accadeva prima? Mi rispondete? Per favore…

2 commenti
  1. Sergio Casagrande
    Sergio Casagrande dice:

    Grande Dario,
    com’era nel passato remoto, io non lo so. Lo conosco solo per gli stessi pochi tratti epici che conosci anche te.
    Di certo, però, se le vacche erano grasse, qualcuno le ha sicuramente munte per ridurle così…
    Scherzi a parte… Il mondo dei motori è incredibilmente cambiato negli ultimi anni, con una rapidità incredibile. E per quel che lo conosco io (ovvero dal 1984) è sicuramente cambiato in peggio. Sia dalla parte della nostra barricata – dove ci ritroviamo mischiati a un’orda di blogger, twittermen e vattelapescachetantonelwebcisonoio che con la categoria dei giornalisti non hanno nemmeno una parola in comune – che dall’altra dove si arruolano direttori delle pubbliche relazioni e pseudo addetti stampa accecati da una una sola parola (marketing), tutta gente che in realtà dovrebbe essere distante anni luce dal nostro ambiente….

  2. Autologia
    Autologia dice:

    Pennica apre il suo intervento con queste parole: “Il blog come agorà e non solo come espressione di un singolo. Alfio Manganaro ha trovato un’idea valida per mettere insieme tutte le anime dell’automotive.”
    Centrato in pieno!!!

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