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Quante emozioni all’asta dedicata a Bertone

Difficile non provare un po’ di melanconia nel vedere la storia del celebre marchio Bertone “esplosa” in una miriade di oggetti. Lo spirito con il quale sono andato questo sabato a vedere l’asta organizzata da Bolaffi era un misto tra curiosità e voglia di osservare molti testimonianze di quello che è stato uno dei più celebri carrozzieri torinesi.

Ripercorrendo mentalmente le tappe con le quali è stato gestito il fallimento c’è da apprezzare l’ottimo lavoro svolto dall’Automotoclub Storico Italiano, che prima ha fatto mettere sotto tutela dal Ministero dei Beni Culturali la collezione di vetture che era a Caprie e successivamente l’ha acquistata (per poi esporla nel museo lombardo di Volandia). Unico limite di questa soluzione forse è la scarsa visibilità del museo dedicato al volo e il rammarico per non avere trovato una sede adeguata per esporla in Piemonte.

Entrando quindi nel grande fabbricato industriale dove ha avuto sede l’asta organizzata da Bolaffi mi sono posto come obiettivo quello di osservare per la prima e unica volta una sorta di “esposizione temporanea” di quello che è stato l’universo Bertone.

Nel “Garage Bolaffi”, situato nel cuore di quello che è uno dei quartieri più dinamici di Torino, si viene subito accolti dalla bella sagoma arancione di un’Alfa Romeo Montreal del 1971, modello sempre più apprezzato dai collezionisti ed opera di Marcello Gandini (che all’epoca lavorava da Bertone). Molte delle vetture classiche “youngtimer” presenti non sono collegate all’opera del carrozziere, ed è anche un peccato che sia nell’esposizione fisica sia nella sequenza del catalogo quelle “forgiate” da Bertone non siano state messe in sequenza.

Peccati veniali ben tollerabili dal pubblico normale, che comunque ha potuto contare sull’organizzazione di un’asta perfetta come stile e tecnica. Lasciato il piano terreno, dove sono state collocate le 36 vetture, basta fare delle scale per arrivare al primo piano. Una grande distesa di memorabilia parla di Bertone, con oggetti molti vari: cassette di “campioni finiture”, cerchi, sedili, stampi, tantissimi modelli di stile, stampi e disegni. Tra questi “chicche” per romantici, come un tecnigrafo (probabilmente usato da Marcello Gandini) e un’accetta che ha nella parte metallica opposta alla lama il marchio GB (Giovanni Bertone). Mentre ci si perde ad osservare questi dettagli scorre implacabile l’asta, con molti oggetti che vengono contesi a suon di rialzi per poi venire aggiudicati. Per la fredda cronaca materiale e contabile ecco alcune cifre spese da chi si è aggiudicato alcuni pezzi interessanti: 25 mila euro per lo stampo del contorno parabrezza della Lancia Stratos, insegna luminosa venduta in blocco (meno male…) per 22.400 euro e 40.600 euro per il modello di stile della Chevrolet Corvette Mantide in scala 1:1

Si esce dal portone del Garage Bolaffi consci di aver assistito ad uno dei riti della fine della Bertone, comprendendo però anche che l’interesse mostrato dei collezionisti è una sorta di amore verso tutto quello che quella bella “B” ha voluto dire per il mondo dell’automobile.

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