lancia-handover

…quel 26 luglio del 1955

Ventisei luglio millenoventocinquantacinque, gli italiani sono tutti raccolti nei bar e nelle poche case private che hanno già la televisione, in trepida attesa della puntata di “Lascia o raddoppia” dove l’eccentrico professor Mariannini risponde con dovizia di particolari alle sempre più difficili domande di Mike Buongiorno. Ma prima c’è il Telegiornale delle 20.30 che dà le notizie del giorno:

“Eisenhower nel rapporto ai Capi del Congresso americano definisce positiva la Conferenza di Ginevra, poiché la delegazione sovietica ha espresso il sincero desiderio di esaminare i problemi mondiali con spirito di amicizia. “

“ Il neo presidente del Consiglio Antonio Segni si dichiara ottimista sulla possibilità di un accordo…”

“I primi F86K costruiti dalla Fiat sono stati consegnati dal professor Valletta all’ambasciatore americano signora Luce…”

“Violenti nubifragi hanno investito città e campagne piemontesi avvolte nelle tenebre in pieno pomeriggio: scene di terrore, interrotto il traffico sulle autostrade, paesi senza luce e telefono…”

“Al Lido di Venezia si sta svolgendo il Festival Internazionale della canzone: grande successo di Carla Boni e del maestro Angelici…”

“Napoli: 115 invitati ad un banchetto di nozze sono finiti all’ospedale per cibo avariato…”

“Sport: Bobet conquista la maglia gialla nella prima tappa dei Pirenei vinta da Gaul…”

“L’ex juventino Ferrario, soprannominato “mobilia” si è presentato all’Inter, sua nuova società, per le rituali visite mediche…”

“Stamane nel reparto corse della Lancia, i dirigenti della Casa torinese hanno consegnato a quelli della Ferrari le vetture di Formula Uno. La consegna fa parte della donazione che sotto gli auspici dell’Automobile Club d’Italia, Lancia ha deciso a favore della Casa di Maranello. Sui furgoni, oltre alle vetture, sono stati caricati motori, carrozzerie e materiale vario. Sono pure partiti per Modena tecnici e meccanici che illustreranno ai colleghi della Ferrari le macchine realizzate da Vittorio Jano. La Ferrari potenziata con il concorso delle maggiori industrie italiane, potrà dare la nostro Paese, assieme alla Macerati ed altre Marche, quelle affermazioni che per tradizione rispettano.”

Quest’ultima notizia letta dal noto giornalista sportivo Gino Rancati con evidente commozione, accompagnava le immagini cinematografiche di una delle scene più tristi nella storia dell’automobilismo italiano.

Quel giorno  i lancisti avevano sentito una stretta al cuore. Era la fine di una splendida avventura che aveva visto le monoposto torinesi primeggiare sui più importanti circuiti del mondo. In via Caraglio, nel cuore di Borgo San Paolo, proprio là dove era iniziata l’impresa, l’avvocato Jappelli, Maina, Pasquarelli, i tecnici, gli operai hanno chiuso gli occhi per nascondere le lacrime. Ma, con la testarda perseveranza dei piemontesi, era necessario andare avanti: la Lancia aveva bisogno dei suoi uomini migliori. Le corse, anche se vittoriose e dense di promesse, avevano contribuito a creare una situazione economica non più sostenibile. L’Azienda doveva assolutamente ritornare a primeggiare in Italia. Ci sarebbe riuscita.

Ma quando era nata la Lancia di Formula Uno ? Nel settembre del 1953, in gran silenzio, Gianni Lancia che aveva portato vittoriose sulle strade mondiali le vetture Sport, non aveva saputo resistere alla tentazione di creare una macchia da Gran Premio per i piloti italiani.

Il progetto era stato affidato a Vittorio Jano, uno dei più geniali creatori di auto da corsa, padre di quell’Alfa Romeo P”, divenuta giustamente famosa fin dalla sua nascita nel 1924.

Il 22 gennaio del ’54 i giornali annunciano che Alberto Ascari, Campione del mondo ’52 e ’53, Gigi Villoresi ed Eugenio Castellotti hanno firmato per la Lancia. La decisione per i primi due, che ormai da anni erano legati al Cavallino Rampante, era stata molto sofferta. L’8 febbraio la prima vettura fa la sua apparizione nel cortile dello stabilimento, Una settimana ancora ed il team si trasferisce all’aeroporto di Caselle. Provano il capo collaudatore Gillio ed Ascari. Le sperimentazioni proseguono a ritmo serrato avvolte da una cortina di grande riservatezza. Tra un test ed un altro Ascari vince la Mille Miglia con la Lancia Sport D24. In maggio i due piloti hanno il permesso di correre a Reims con la Macerati, la Lancia non è ancora pronta. Ascari corre, poi, il Gran Premio d’Italia con una Ferrari e Villoresi con una Maserati. Dopo altre prove ad Ospedaletti, finalmente, il 13 ottobre la notizia ufficiale: le Lancia saranno in pista a Barcellona nell’ultima prova del mondiale. Il 19 le macchine partono per la Catalogna. Era dal 1924 e, precisamente dal Gran Premio d’Europa a Lione, che l’industria piemontese, allora presente con la Fiat, non partecipava ad una gara di formula uno.

Le prime prove in Spagna dimostrano subito che le vetture di Jano vanno forte. Stabili, leggere e molto più rapide in accelerazione delle mitiche Mercedes. Alberto Ascari vuole dimostrare che il più forte è sempre lui anche cambiando scuderia: è un po’ con il Valentino Rossi dei giorni nostri che pur passando la fortissima Honda alla meno quotata Yamaha ha continuato a vincere il Moto GP. All’esordio, il miglior tempo è subito il suo: 2’18’’ alla media di 164.700 km/h. La Squadra è ottimista, ma anche un timorosa per la tenuta in gara. Al via, dopo un paio di giri di bagarre, Ascari va deciso in testa e la sua “amaranto” lo asseconda a meraviglia. Villoresi, invece, è subito fuori. Ascari viaggia velocissimo e, tra l’incredulità degli avversari, guadagna su tutti ben due secondi la giro! Ma, quando il vantaggio accumulato pare ormai incolmabile si deve fermare per un banale guasto.

Dopo altre prove ad Ospedaletti, il primo gennaio la squadra parte per Buenos Aires con un DC6 che trasporta uomini e macchine. Anche in Argentina, Ascari dopo aver dominato è costretto al ritiro.

Verso fine marzo è in programma a Torino il Gran Premio del Valentino. Le Lancia alla partenza sono tre. Finalmente, la prima vittoria:  Ascari è primo,  Villoresi terzo e Castelletti quarto.

Il mese dopo Ascari vince il GP di Napoli. La “D50” è quasi perfetta, ci si può presentare a Montecarlo con tutte le credenziali a posto per il Mondiale. La gara è avvincente, le Mercedes la fanno da padrone, ma Ascari non molla e va in testa sennonchè sbaglia una curva e finisce addirittura in mare senza grosse conseguenze. Erano tempi straordinari dove poteva accadere anche questo, pensate se oggi è possibile immaginare che durante il GP di Monaco una vettura possa finire in mare !

Comunque, Castelletti, dopo un’ottima prestazioni si piazza secondo dietro la Ferrari di Trintignan e Villoresi quinto. La macchina c’è.

Il giovedì seguente la tragedia. Ascari muore a Monza provando per curiosità una Ferrari Sport. L’incidente è avvolto da mistero, ma amici presenti raccontano che il campione lombardo sia uscito di strada per non investire un imprudente meccanico.

Il dolore è straziante,per la Lancia è l’inizio della fine. Il 5 giugno al GP del Belgio è presente il solo Castelletti, che sbalordisce nelle prove segnando il miglior tempo davanti alle Mercedes di Fangio e Moss. In gara dopo aver dominato si ritirerà al trentaseiesimo giro. Questa fu l’ultima gara della Lancia D50 F1, il mese dopo il passaggio alla Ferrai che con pochissime modifiche conquisterà il titolo mondiale 1956 con J.M.Fangio.

La triste decisione del ritiro dalla competizione, in realtà non fu dettata soltanto dalla perdita del campione di casa. L’Azienda, infatti, stava passando un periodo nero dal punto di vista economico. Tutte le migliori risorse ingegnieristiche erano passate al Reparto Corse lasciando sguarnita la Direzione Tecnica che doveva occuparsi della produzione delle vetture da vendere. Inoltre, bisogna ricordare che all’epoca non esistevano gli “sponsor”, per cui tutte le spese, ed erano molte già allora, dovevano essere sostenute dalla Casa. Un salasso esagerato per una piccola casa come la Lancia. Alla fine fu una decisione dolorosa, ma molto saggia.

Del resto, la storia continua e vetture con lo scudetto Lancia sarebbero poi tornate trent’anni dopo per essere invincibili campioni del mondo rally per un decennio.

Lancia-Fangio

1 commento
  1. renato ronco
    renato ronco dice:

    Che emozione rivivere quegli eventi: fantastici e tragici, purtroppo. Ne emerge la genialità di Jano. Ed il contributo
    della Lancia al rifiorire della Ferrari che fu determinante, non solo per quell’anno ma anche per gli sviluppi futuri. Ed è giusto che si sappia.

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