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Renault e Nissan: come la vede Macron

Dei rapporti tra Renault e Nissan recentemente si è parlato e si parla soprattutto in riferimento alla ipotesi di collaborazione-fusione contenuta nella proposta che la FCA prima ha avanzato e poi ritirato. Anche se continua a essere caldeggiata.

Va però detto che da come vanno le cose tra il gruppo francese e quello nipponico l’argomento dei rapporti tra francesi e giapponesi è questione in ballo indipendentemente dall’ipotesi avanzata da FCA.

Dal Giappone sono arrivate dichiarazioni di ottimismo per gli sviluppi dei rapporti tra Parigi e Yokohama (sede del gruppo Nissan). “L’alleanza deve essere rafforzata” è la parola d’ordine imperante. Eppure le cose non sono tranquille. La questione in ballo sono i rapporti di forza e di potere, in particolare per il peso che lo Stato francese ha nella Renault (15% delle azioni) e di conseguenza sulla quota del 43% che la Renault detiene nella Nissan. “La casa giapponese negli ultimi anni ha assunto maggior peso e dunque dovrebbe essere rivista la partecipazione incrociata tra le due società”, tagliando le cose con l’accetta, la patata bollente è in sostanza questa.

È una questione che ha più di un critico, tra cui uno molto importante: il presidente francese Emmanuel Macron, che non ha mancato di farla presente proprio in Giappone.

Il presidente francese nei giorni scorsi ha partecipato a una importante conferenza sulle tecnologie svoltosi a Tokyo e a margine dei lavori ha ritenuto opportuno fare ordine e chiarezza nella vicenda dei rapporti tra Renault e Nissan.

Parlando con i giornalisti, l’inquilino dell’Eliseo ha affermato in modo chiaro – tranchant, dicono appunto i francesi – che “Rien ne justifie qu’on vienne changer les participations croisées, les règles de gouvernance et, a fortiori, la participation de l’Etat dans Renault qui n’a rien à voir avec Nissan» ha detto Macron. (Niente giustifica che si cambino le partecipazioni incrociate, le regole di governance e, ancor di più, la partecipazione dello Stato nella Renault che non ha niente a che vedere con la Nissan).

E per chi non avesse capito o non volesse capire, sul tema della presenza dello Stato francese nella Renault, il presidente francese è stato ancora più netto: “C’est le résultat de l’histoire, on ne va pas le revisiter maintenant, ce n’est pas ça le sujet, ce n’est pas en changeant les participations que Nissan ira mieux. Les résultats qu’on a eus récemment, ils ne sont pas liés aux participations, ils sont industriels. Qu’on fasse moins de politique et moins de finance et plus d’industrie, plus d’innovation technologique.» (È il risultato della storia, non andiamo a rivisitarlo adesso. Non è questo il tema, non è cambiando le partecipazioni che Nissan andrà meglio. I risultati che abbiamo avuto recentemente non sono legati alle partecipazioni, sono industriali. Che si faccia meno politica e meno finanza e più industria, più innovazione tecnologica).

Il presidente francese ha così ricordato – se si vuole, anche bruscamente – che da un lato lo Stato francese è azionista della Renault in conseguenza della statalizzazione della casa automobilistica avvenuta alla fine della guerra in seguito al collaborazionismo praticato dalla Renault nei confronti dei nazisti. Dall’altro Macron ha ricordato che le partecipazioni incrociate tra Renault e Nissan derivano dalle stesse motivazioni originarie dell’Alliance: la Nissan nel 1999 era in stato agonico e fu grazie all’intervento della Renault, a partecipazione statale e all’epoca guidata da Louis Schweitzer, che fu salvata, con iniezione di capitali e con l’invio del manager Carlos Ghosn, che ora è finito come è finito, ma per lunghi anni è stato molto apprezzato dai giapponesi per i risultati ottenuti. In pratica Macron ha ricordato che la quota societaria del 43% non fu fissata a caso, ma in funzione dell’impegno concreto della casa francese (stato francese compreso).

A pensare provocatoriamente, si potrebbe dire che pretendere una riduzione del peso societario della Renault in seguito alla crescita della Nissan, sarebbe un po’ come chiedere agli azionisti storici della Fiat di ridurre il loro peso in seno alla FCA a favore di quelli americani, perché ora le attività Jeep sono quelle più rilevanti.

Detto questo, le vicende Renault, Nissan e FCA troveranno la loro strada. Ciò che lascia perplessi è che pur in presenza di ricorrenti articoli sulla questione FCA-Renault-Nissan, la stampa italiana non abbia ritenuto di dare attenzione alle parole di Macron, diffuse dalle agenzie il 27 giugno e ovviamente riportate con ampio risalto da tutta la stampa francese.

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