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Da Sainz a Sainz: “Ogni giorno imparo qualcosa da te…”

Il 20 gennaio si è conclusa la 40ª edizione della Dakar, che da oltre 10 anni si è trasferita  nei deserti sudamericani, tra le auto ha trionfato lo spagnolo Carlos Sainz (padre) alla guida del prototipo Peugeot 3008 DKR.

Se il vincitore della  Dakar ha 56 anni, è già una notizia incredibile. Se a questo si aggiunge che si tratta di un pilota già due volte campione del mondo di rally, già vincitore della Dakar otto anni fa e padre di uno dei più promettenti piloti della F1, vale la pena di approfondire perché si tratta di una storia davvero speciale.

Carlos Sainz è nato a Madrid nel 1962 , ha debuttato nei rally a diciotto anni nel 1980 e nel 1987 ha conquistato il suo primo titolo vincendo il campionato spagnolo, nello stesso anno debutta  nel mondiale alla guida di una Ford Cosworth e si mette subito in luce. Grazie ai buoni risultati entra nella squadra ufficiale Toyota, che schiera la Corolla contro la Delta Integrale dell’invincibile armata Lancia che può contare su piloti come Biasion, Auriol e Kankkunen, il madrileno non è intimorito e nel 1989 sale 3 volte sul podio. Il 1990  lo vede protagonista assoluto, perché ottiene la sua prima vittoria nel mondiale: nel rally dell’Acropoli. Compie un’impresa conquistando il rally 1000 Laghi, la prima volta per un pilota non nordico, ma soprattutto ottiene il suo primo titolo di campione del mondo. Il secondo arriverà nel 1992, sempre alla guida della Toyota, vincendo tra le altre gare, la più insidiosa, il Safari.

Negli anni successivi è sempre protagonista, il titolo gli sfugge per un soffio  tre volte, giungendo comunque 2º. Nel frattempo è diventato pilota ufficiale Subaru, in squadra con il fenomeno McRae, ha fatto un’esperienza negativa in Lancia, quando la squadra torinese aveva deciso di abbandonare le corse, è poi ritornato in Ford per poi rientrare in Toyota nel 1998 quando gli sfugge il 3º titolo nell’ultima rocambolesca gara al RAC in Inghilterra, dove si ritira a pochi km dall’arrivo .

Il Matador, questo l’appellativo che si è guadagnato, non si arrende, da oltre 14 anni è protagonista  ma vuole ancora sfidarsi nell’arena del mondiale. Ritorna nell’abitacolo della Ford, sempre con il fido navigatore Louis Moya, dal quale non si è mai separato, lotta con gli avversari  che nel frattempo sono cambiati e  si chiamano Makinen,  Loeb e Solberg, vince ancora gare prestigiose e infine  chiude la carriera con la Citroen andando a vincere la sua ultima gara in Argentina nel 2004, a 16 anni dal suo debutto nel mondiale, un vero  record.

Ma non è finita perché accetta una nuova sfida nei Rally-Raids e proprio dall’Argentina riparte  la sua epopea, perché nel 2010  conquista qui la sua prima Dakar, trasferitasi negli scenari sudamericani, a bordo della VW Touareg e sempre in terra sudamericana, a Cordoba, ha trionfato in questa edizione 2018, a 56 anni e con  oltre trent’anni di carriera agonistica alle spalle. Qualcosa che rimarrà nella storia del motorsport e non sarà facilmente uguagliabile.

Ma c’è ancora qualcosa che stupirà. Perché c’è un altro fenomeno nella famiglia Sainz, si chiama, non a caso, Carlos junior. È uno dei più promettenti piloti della F1, classe 1994, ha debuttato nel mondiale nel 2015 con la Toro Rosso e dall’anno scorso è entrato a far parte della team Renault. Il suo miglior piazzamento ad oggi è un 6º posto nel GP di Monaco, su di lui ci sono tante aspettative.

Tale padre tale figlio, non è proprio una novità nella storia del motorsport. Soprattutto nella F1 che ha visto protagonisti: Antonio e Alberto Ascari, Graham e Damon Hill, Jack e David Brabham, Gilles e Jacques Villeneuve ,Hans e Joachim Stuck, Nelson e Nelsinho Piquet, Mario e Michael Andretti, Wilson e Christian Fittipaldi, Jos e Max Verstappen, Jan e Kevin Magnussen, Keke e Nico Rosberg.

Poi ci sono dei fenomeni,  figli minorenni che hanno iniziato la carriera paterna mettendosi subito in luce, in particolare i casi recenti  più clamorosi di Mick Schumacher e Kalle Rovanpera. La storia e le statistiche  ci raccontano  che soltanto  Hill e Rosberg vincendo il campionato del mondo hanno uguagliato il genitore e che per volontà del destino o per motivi anagrafici il figlio è sempre succeduto al padre nell’attività agonistica. Nella storia dei Sainz c’è un fatto straordinario, Carlos senior, il Matador, non si è ancora arreso, è ancora in attività e ha conquistato la vittoria alla Dakar a 56 anni, così da ricevere, dopo il trionfo, questo tenero messaggio dal figlio “Ogni giorno imparo qualcosa da te, sia come uomo sia come pilota. Sei stato testardo fino alla fine e sei riuscito a superare tutti gli ostacoli, vincendo ancora una volta, non sai quanto sia orgoglioso di te”.

Se Carlos junior confermerà in questa stagione  le aspettative riposte su di lui, nel   2018 potrebbe accadere che padre e figlio siano ambedue  protagonisti ai massimi livelli , una vera leggenda nella storia dello sport.  In bocca al lupo, buon sangue non mente!

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3 commenti
  1. Renato Ronco
    Renato Ronco dice:

    Bravo Luca, ottime considerazioni. Hai ben inquadrato questo ritratto di famiglia negli esterni più assoluti. Peccato che la stampa italiana tutta, non solo i TG Rai, abbiano dato così poco spazio e risalto alla Dakar ed al suo formidabile vincitore.

  2. Oldbrain
    Oldbrain dice:

    Bellissimo pezzo, Luca. Davvero emozionante e coinvolgente. Grazie.
    Ce ne fossero di colleghi come te. Pensa che domenica sera, a Dakar già conclusa, la prima testata italiana (il TG1, nell’edizione di massimo ascolto!) ha fatto un patetico servizietto di tre minuti sulla gara sudamericana.
    Incredibile! Sono riusciti a non dare il risultato, a non parlare quindi del mitico Sainz ma, in compenso, hanno dedicato anche un’intervista a due “pellegrini” esordinti italici, che si erano ritirati alla terza tappa. Ma, secondo loro, erano più importanti di un vincitore mmorabile e di decine di piloti, a due, quatro o più ruote, che hanno sputato sangue e talento per arrivare in fondo.
    Visto che i colleghi del TG1 non sanno cos’è la vergogna, almeno potrebbero comunicare lo stipendio del loto prestigioso capobanda (musicale), pardon… Direttore!

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