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“Scusa, sono in riunione…..”: dobbiamo metterci un freno (Per gli addetti ai lavori)

L’Ospite di Autologia: Tommaso Tommasi.

Facciamo una bella cosa: stabiliamo tutti insieme che durante la nostra giornata di lavoro ci debba essere una frazione di tempo dedicata a chi, per qualsiasi motivo, deve comunicare con noi. E visto che il mondo automotive è fatto di standard, scegliamo quel periodo di tempo tutti insieme, affinché ci sia la possibilità di dialogare. Vogliamo scegliere fra le 11 e le 12,30? E’ una proposta.
Tutto ciò, perché è ormai diventato evidente che la critica mossa da un paio di consulenti del lavoro provenienti dai ranghi dell’esercito britannico e statunitense  trova conferma in una realtà sempre più deprimente.  “Da militari – affermano più o meno all’unisono i due –  spendevamo il 20% del nostro tempo in riunioni e l’80% in azioni. Ora capita l’esatto contrario, e quando si dedica alle azioni solo il 20% del proprio tempo lavorativo, non si va da nessuna parte”.
A sentire i “condannati” alle riunioni, la misura è colma. Favoriti dall’anonimato che rispettiamo, ecco un paio di frasi che abbiamo ripetutamente captato: “Non se ne può più. Oltretutto, sono riunioni nel corso delle quali si decide poco o nulla, portando via molto del tempo che potremmo impiegare per svolgere il nostro lavoro quotidiano” e il concetto più volte recepito, insieme a quello assai più critico, rivolto a chi le riunioni le convoca:”Più sono frequenti, più si ha la sensazione che chi deve decidere non ha le idee chiare, mostrando poca fiducia in se stesso”.
Che le riunioni siano la malattia di questa nostra epoca gestita da capi che spesso hanno perso il dono della determinazione lo si deduce anche dalla crescente quantità non solo di riunioni, ma anche dell’altro ormai diffusissimo segno di insicurezza: le mail “per conoscenza”. Un volta la comunicazione plurima richiedeva un lavoro di segreteria che ormai è sparito insieme alla carta carbone e alle buste. Oggi basta aggiungere al CC della mail altri dieci, venti, cento indirizzi è la diffusione corale è certa, con il suo carico di inutilità. La comunicazione “per conoscenza”, in realtà, è divenuta un’altra faccia della scarsa voglia di assumersi responsabilità, fenomeno in forte crescita aziendale. “Ma io ti avevo mandato copia” è l’arma di difesa più usata nei momenti di tensione in ufficio, ben spendo che quella mail inviata in CC probabilmente non è stata nemmeno aperta a causa di un ormai accertato eccesso di comunicazioni via web. Perché l’altro modo di perdere tempo, oltre alla partecipazione a riunione spesso inutili, è la lettura di mail altrettanto spesso inutili. Con buona pace di chi vorrebbe avere del tempo da dedicare al lavoro. Quello vero.

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