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Sergio Solero (BMW): «Non solo auto, ecco la strategia per avanzare»

Il Presidente della filiale italiana del marchio tedesco: «Siamo impegnati nel sociale perché restituire qualcosa è un dovere: oggi la reputazione di un’azienda conta più di quello che produce. Troppa tecnologia? Sulla nuova Serie 7 comanderemo l’auto con i gesti delle mani. L’elettrico non sfonda perché qui la fiscalità è rimasta quella degli anni Sessanta»

«Non aspettiamoci fuochi artificiali, e non andremo in doppia cifra, ma il mercato a fine anno crescerà intorno al 6-7%: le prospettive sono più che discrete insomma…». Sergio Solero, presidente e amministratore delegato di Bmw Italia, vede una buona ripresa per il settore auto, «specie se il governo si interessasse finalmente al settore eliminando il superbollo e intervenendo sulla fiscalità».

Basterebbe per agevolare ancora di più la ripresa?

«In questo momento il rimbalzo più forte arriva dal noleggio, specie quello delle grandi aziende che avevano posticipato il rinnovo delle flotte aspettando tempi migliori. I dati che abbiamo indicano che esiste un buon effetto Expo sul noleggio a breve termine, in più credo ci sia anche un effetto Euro, nel senso che la nostra moneta debole rende la meta italiana più appetibile e la richiesta di autovetture cresce».

Si vede anche una piccola riscossa anche del mercato “vero”, quello delle famiglie per intenderci…

«Senz’altro. Almeno questo dicono i nostri numeri di vendita: le nuove Serie 1, e Serie 2 Active Tourer soprattutto stanno registrando un successo oltre le aspettative, in alcuni casi con tempi di consegna di 3/4 mesi: le famiglie dopo aver a lungo rimandato il cambio dell’auto ora trovano anche in Bmw un modello premium su segmenti medio-piccoli che prima non c’erano».

L’auto elettrica invece resta ancora un’illusione…

«Se non si supporta l’elettrico con un sistema organico, sarà molto difficile pensare di migliorare il trend. Diverso è quanto accade in altri paesi, dove l’offensiva elettrica è stata implementata con un sistema integrato con incentivi e vantaggi. Come la possibilità di installare la colonnina di ricarica in casa e dedurla dalle tasse. Ikea in Nord Europa ha distributori di energia elettrica nei suoi parcheggi e li usa come strumenti di marketing, offrendo la ricarica gratis ai suoi clienti. In Norvegia ormai la percentuale delle auto elettriche ha raggiunto il 15% del mercato globale: ma a Oslo l’auto elettrica non paga il parcheggio nè i traghetti sui fiordi, e viaggia sulle corsie preferenziali. C’è insomma un’idea complessiva, anche a livello di tassazione: non si tassano i kilowatt come da noi dove la fiscalità sull’auto è rimasta agli anni Sessanta. È solo una questione di tempo comunque, anche perché ci sono obiettivi obbligati di emissioni nocive massime a livello europeo che dovremo per forza raggiungere. Le case automobilistiche hanno investito molto, ma da sole non possono fare di più: in classifica come percentuale di mercato, siamo l’ultimo paese nel continente per le auto a batteria».

La vostra i3 è un progetto rivoluzionario, una concezione nuova, un’elettrica diversa, matura. Ma è stata capita?

«Bmw i3, come la i8, sta andando molto bene a livello globale, da noi forse non ha ricevuto l’attenzione che meritava. I 250 clienti che l’hanno acquistata in Italia nel 2014 però l’hanno capita benissimo e sono orgogliosi di aver fatto questa scelta. Questo ci conforta».

Il car sharing dilaga anche in Italia, molti marchi hanno fiutato l’affare. Bmw invece

ne è rimasta fuori finora, perché?

«Il nostro progetto Drive Now in realtà è partito un paio di anni fa, ma con l’idea di proporre qualcosa di diverso rispetto al car sharing tradizionale. Infatti integra anche la mobilità elettrica. Ci serviva più tempo per testarne gli effetti, ma a Londra e in Germania già funziona molto bene: ad oggi abbiamo 420 mila clienti nel mondo grazie ad una App scaricabile sul cellulare che permette di scegliere l’auto in anticipo, di poterla parcheggiare e riprendere senza doverne trovare un’altra, cosa che non accade con gli altri fornitori di car sharing. L’Italia fa parte del progetto, Roma e Milano saranno le prime città, ma abbiamo bisogno delle risposte dalla municipalità, tipo la possibilità di creare un hub negli aeroporti che per noi è essenziale».

La trazione anteriore su una Bmw ha rotto un tabù e la Mini per la prima volta a 5 porte è stata un’altra rivoluzione…

«Qualche purista del nostro marchio ha storto il naso ma la trazione anteriore ha debuttato proprio su Serie 2 Active Tourer perché cercavamo una clientela diversa, e la risposta è stata ottima visto che nel 70% dei casi chi l’ha scelta non aveva mai comprato Bmw in precedenza. Anche le 5 porte sulla Mini ci ha aperto spazi in una fetta di mercato nuova, quello delle flotte aziendali e delle famiglie. Un’azienda di successo non può fossilizzarsi. Alle rivoluzioni ci si abitua se vanno nella direzione giusta».

All’ultimo Salone del Mobile a Milano, Mini ha prefigurato la sua idea di mobilità del futuro: un monopattino. Non è una contraddizione in termini per chi vende auto?

«No, non lo è. Il Gruppo Bmw ha l’idea strategica di essere un fornitore di mobilità “premium”, quindi non solo prodotti ma anche servizi. Quello del monopattino elettrico da estrarre dalla vettura è la soluzione che noi chiamiamo “last-mile”, cioè la possibilità di parcheggiare l’auto vicino al centro e di raggiungerlo anche con mezzi alternativi. È chiaro che è solo una visione, ma la mobilità del futuro sarà sempre più interconnessa, e sempre meno mono-mezzo, ma integrata tra aerei, treni veloci, auto, char sharing e mezzi elettrici a due ruote».

Bmw è leader in tema di tecnologia. Ma quella sulle auto non sta diventando addirittura eccessiva, invasiva e distraente?

«Siamo gli unici ad avere l’head up display, il sistema che proietta sul parabrezza tutte le indicazioni, navigatore compreso. La sicurezza è e resterà un preciso obiettivo ma il futuro tecnologico ci offre anche novità sorprendenti. Come la possibilità di gestire i comandi dell’auto muovendo le mani, come fa un direttore d’orchestra. Debutterà a fine anno sulla nuova Serie 7 insieme al sistema che permetterà il parcheggio frontale anche senza stare seduti in auto ma comandandola dall’esterno».

Bmw Kids Tour e Dynamo Camp sono due progetti che vi vedono impegnati nel sociale. Perché e con quali obiettivi?

«Fa parte di una strategia globale: siamo stati appena riconosciuti come il brand con più alta reputazione al mondo. Quello di restituire qualcosa alla società, è un dovere che sentiamo necessario. Con Dynamo Camp e SciAbile siamo impegnati al fianco dei ragazzi meno fortunati, con Kids Tour lavoriamo nelle nostre concessionarie al tema dell’educazione stradale per i bambini. E alla Driving Accademy, con piloti professionisti organizziamo corsi di guida sicura e avanzata. La reputazione di un’azienda oggi conta anche più del prodotto che offre. E la nostra intendiamo mantenerla ai massimi livelli».

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