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Il Tempio dell’Alfa Romeo

Mi sono divertito. Emozionato.

Questo ho pensato quando, qualche giorno fa, percorrevo un breve tratto a piedi dal Museo Storico Alfa Romeo alla mia vettura. Ci sono andato col cuore leggero, lasciando volutamente passare un bel po’ dall’inaugurazione. Volevo gustarmi il momento.

C’ero già stato da quelle parti. E mi ricordavo un’esposizione di vetture dove dominava il buio. Sensazione poi compensata positivamente dall’efficienza del personale dell’Archivio Storico (all’epoca Marco Fazio, che aveva sostituito la mitica Elvira Ruocco).

Era infatti tra quegli scaffali che si recuperavano documenti che servivano per fare articoli che richiedevano ricerche approfondite. Seguendo un metodo, quello che mi ha insegnato il compianto Gianni Rogliatti, che puntava a cercare le foto più significate e i dati più utili per far capire al lettore cose poco note.

Sull’onda di questi ricordi approdo al museo in forma quasi anonima (visita non annunciata, mi sono solo qualificato all’ingresso come giornalista). In parole povere: volevo vivere in Museo in “religioso silenzio”, come se dovessi entrare in una cattedrale.

La prima osservazione è stata: “Finalmente la luce!”. La luminosità è “entrata” senza modificare troppo la struttura (soggetta al vincolo della soprintendenza) e allaga piacevolmente le varie sale. Ammetto di essere stato un visitatore “tosto”: in famiglia abbiamo avuto due Alfa Romeo, ho letto diversi libri sulla Casa e visitato mostre come la bellissima “100×100 Alfa Romeo” organizzata nel 2010 a Novegro. Esposizione che, insieme ai vari convegni organizzati, mi ha fatto comprendere veramente a fondo la storia di questo marchio.

Entro quindi nella prima sala con l’occhio di chi sa già molto. Appunto per questo apprezzo la seconda cosa: l’essenzialità dell’esposizione e delle varie informazioni. Ma attenzione: questo non significa rimanere delusi. Chi ha selezionato foto, testi e vetture ha colto nel segno. Emerge quello che conta, il DNA Alfa Romeo. Dall’origine del marchio fino alle vetture più complesse. In pratica: chi si avvicina per la prima volta agli spazi di questo mito automobilistico riesce ad esserne incuriosito e approfondire in seguito la sua esplorazione. Chi invece ha in testa molta storia – dal Portello in poi – trova conferma di tutto ciò che ha appreso: è come concentrare il sapere. Mostrandolo con “pillole” selezionate.

Tre sezioni condensano l’essenza del marchio: “Timeline” (in grado di rappresentare la continuità industriale tramite 19 vetture “raccontate” da postazioni tecnologiche di facile utilizzo e la storia del lavoro di migliaia di uomini e donne che hanno contribuito alla crescita dell’azienda); “Bellezza” con aree tematiche dedicate soprattutto allo stile; “Velocità”, dedicata alle vetture da corsa che hanno reso celebre il marchio. Chiudono il percorso le “bolle emozionali”: filmati, realtà virtuale e una cinema nella quali il visitatore può assistere alla proiezione 4D di filmati dedicati alle leggende Alfa Romeo.

Per modernizzare il valido concetto architettonico portato alla luce il 18 dicembre 1976 (data di inaugurazione del museo, poi chiuso nel 2011) dai fratelli Vito e Gustavo Latis, che si basa su sei semipiani su livelli sfalsati si è agito in modo deciso, ma senza snaturare quanto fatto in precedenza. Il progetto elaborato da Camerana & Partners ha puntato sul principio “dell’innesto”. Elementi come il nastro rosso/pensilina che accompagna il visitatore all’ingresso, lo spostamento degli accessi sul lato Nord e il cilindro trasparente che attraversa tutti i piani (metafora del DNA Alfa Romeo) sono stati inseriti nel contesto originario in perfetta armonia.

Il gentilissimo personale è in grado di fornire qualsiasi personale e suggerisce al visitatore nozioni aggiuntive. Narrazioni che si possono sommare a quelle fornite dalla valida APP gratuita realizzata nelle versioni IOS, Android e Windows (in italiano, inglese e cinese) scaricabile gratuitamente e utilizzabile nelle tre aree sopra descritte. Le visite guidate – della durata di 90 minuti – sono disponibili in italiano, francese, tedesco e spagnolo (in altre lingue su prenotazione).

Ma tutto il Museo è un immenso meccanismo nato per raccontare anche anche il presente e il futuro. Per questo motivo, con molto coraggio la definizione “Macchina del tempo” precede nella definizione ufficiale quella “Museo Storico Alfa Romeo”. La “Macchina del tempo” è quindi l’intero museo che racconta la storia della Casa in un viaggio tra passato, presente e futuro. A testimoniarlo e’ l’ultima arrivata: la Giulia Quadrifoglio che l’8 settembre 2016 ha segnato il record di categoria sul circuito tedesco del Nurburgring (7 minuti e 32 secondi) abilmente pilotata da Fabio Francia.

L’idea di una visita anonima termina quando mi localizza Raffaella Quaquaro, l’efficace pr del Museo. Dalla conversazione emergono molte considerazioni utili a comprendere ancora più profondamente la genesi della struttura. E anche alcuni misteri (come la mancanza delle indicazioni sull’autostrada e quella della scritta “Museo Storico Alfa Romeo” sopra l’edificio) sono spiegati. Nel primo caso le indicazioni allo svincolo non possono essere modificate perché la società che gestisce la tratta non lo consente. Nel secondo l’aggiunta non è possibile perché il “layout” deve essere quello originale (quindi con la sola scritta Alfa Romeo). Un’ultima informazione riguarda l’archivio: è prevista la sua riattivazione.

 INFORMAZIONI UTILI:

 Dove: viale Alfa Romeo, 20020 (Arese) Milano

 Orari: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 18.00. Giorno di chiusura: martedì

Come arrivare: uscita Lainate/Arese sull’autostrada A8. Una volta uscite seguire le indicazioni (il museo è a 2 minuti). In alternativa: la 233 Varesina e la statale 33 del Sempione. Il museo dista 36 km dall’aeroporto di Milano Malpensa, 36 da quello di Linate e 58 da Orio al Serio.

1 commento
  1. Gian Marco Barzan
    Gian Marco Barzan dice:

    Il Museo di Arese è la Casa degli Alfisti di tutto il mondo per eccellenza, un luogo incantevole dove poter toccare con mano la storia del prestigioso Marchio milanese. E’ sempre un piacere visitarlo e un plauso va a quanti hanno saputo rinnovarlo senza tradirne le origini, grazie anche al vincolo della Soprintendenza che tu giustamente citi. Vincolo contro il quale inspiegabilmente la proprietà aveva compiuto un ricorso. Con “La macchina del Tempo” in un certo senso l’Alfa Romeo è tornata a casa propria, ad Arese, anche se purtroppo le attività di progettazione, sperimentazione, design e produzione non sono più qui da anni. Certo non sarebbe male riportare accanto al Museo la sede ufficiale dell’Alfa Romeo, con tanto di direzione e ufficio stampa, riallacciando ulteriormente il rapporto del Marchio con le sue origini milanesi. E sarebbe fantastico, infine, creare in questo luogo magico un avanzato centro di restauro per le Alfa Romeo storiche, magari coinvolgendo le maestranze che queste stesse auto hanno creato.

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