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Un anno fa l’addio a Jules

Nella notte di un anno fa arrivava la notizia che Jules Bianchi aveva deciso che non aveva più voglia di lottare. Contro quei mostri che lo stavano inchiodando al letto, immobile, inerme. Senza più nulla di sé stesso. Inchiodato lì dopo averlo mandato a sbattere contro quel trattore, a bordo pista.
Per un leone grintoso come lui non doveva essere facile mollare così. Ma, alla fine, non si può mica continuare a lottare in quel modo… Lottare tanto per poi diventare un qualcosa che non c’entra più nulla con sé stesso… Nove mesi erano già stati tanti. Troppi. E a un certo punto Jules ha detto “basta così”.
Era ovvio che sarebbe finita così. E lo sapevamo tutti. Fin dall’inizio. Chi ha avuto il trauma, sì il trauma, di vedere le immagini amatoriali dell’incidente, tra un brivido e l’altro ha realizzato fin da subito che l’impresa sarebbe stata di quelle impossibili. Era successo un disastro. E da un disastro così non si torna più a casa. Di sicuro non così come la si è lasciata. E per un ragazzo di 25 anni, ma io dico per tutti, se non si muore è peggio. E’ la cosa peggiore che possa capitare. Sì, a mio parere, molto peggio della morte.

Quindi, alla fine, non è che un anno fa fummo colti dalla sorpresa. Eppure ci rimanemmo male. E al pensiero ci rimaniamo male anche oggi. Un anno dopo… anzi, di più. Il pensiero va ancora al quel sorriso che non vediamo più in giro per i paddock. A quegli occhi che non vediamo più spuntare da sotto il casco. A fare il mestiere che preferiva. Che poi lo faceva anche bene. Rammarico.
Ma anche rammarico di notare come, a distanza di un anno e nove mesi, chi governa lo Sport della Velocità sia ancora barricato nello stesso immobilismo. Halo più, Halo meno. Facendo sostanzialmente finta di nulla. Soprattutto continuando a fare il massimo per rimuovere il tutto. Come se nulla fosse successo. Ripulendo le proprie coscienze con l’acqua della fatalità e del “Motorsport is dangerous”. Non c’è stata superficialità di chi gestiva la gara. E non c’è nulla da correggere per il futuro. Solamente l’errore di Jules. Che tanto non si può difendere.

Che poi sappiamo che non è vero. Lo sguardo di Bianchi è ancora ben presente tra gli amici e gli appassionati, ma anche in chi gestisce questo Circus. L’ho vediamo in queste ultime due stagioni nell’uso scriteriato e iper-conservativo della Safety-Car da parte di Charlie Whiting. Sensi di colpa…
E’ comunque brutto vedere che si cerchi sempre e solo di far passare tanta acqua per cancellare un qualcosa che non può andare via.

Che poi forse è vero che Jules “sarebbe morto comunque quel giorno, in qualunque altro modo o mestiere”, bellissima frase di Paolo Simoncelli, papà di Marco. Ma è un dato di fatto che Jules Bianchi è ancora sempre lì. Per molti.

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