TRUMPCHI

Come vi permettete di chiamare un’auto TRUMPCHI ?

Il nemico numero uno, per l’amministrazione statunitense al governo, è la potenza commerciale cinese. Tanto che il bizzarro presidente Trump non perde occasione per minacciarli ribadendo lo slogan che lo ha portato alla vittoria: “America first!”.

Stiamo parlando di cose serie, eppure c’è un aspetto comico balzato alle cronache in questi giorni.

Sì, perché una delle più grandi aziende automobilistiche cinesi, la Gac (Guangzhou Automobile Company), si sta preparando ad invadere l’America (e non solo) con un nuovo brand di sua proprietà: la “Trumpchi”

Tanto per cambiare gli yankee, sempre sprovvisti di senso dell’umorismo, se la sono presa perché il nome del brand sembra scimmiottare il loro Trump nazionale.

In realtà il vero significato è traducibile come qualcosa tra  “Che bontà” e “Che bellezza”.

La prima Trumpchi è in vendita in Cina dal 2010 con prezzo intorno a 14.000 euro, ed è equipaggiata con un motore 2.0 aspirato da 150 CV e 183 Nm. Si tratta di una tre volumi piuttosto voluminosa,è lunga 4 metri e 80. La curiosità  che riguarda noi italiani è che la berlinona è montata sulla piattaforma dell’Alfa Romeo 166, poiché Gac e Fca sono partner in oriente. Il gruppo moto-propulsore è di fabbricazione locale, compreso il cambio a cinque rapporti sia in versione manuale che automatica.

Il modello che sbarcherà in USA è invece il Suv Crossover GS4 che nel 2016 ha venduto in Cina più di 300mila unità e che quest’anno è in forte crescita (+67%).

La scelta di “invadere” gli Stati Uniti del Gruppo Gac, che è ovviamente  di proprietà statale, è una nuova strategia che sembra far passare in seconda fila le volontà di svilupparsi puntando più sulle joint ventures con grandi Gruppi automobilistici mondiali come Toyota, Honda, Mitsubishi e in parte Fca.

Il cambiamento di rotta, facile da immaginare voluto dal governo centrale che da sempre preferisce il consolidamento dei marchi locali, si è palesato  proprio con Trumpchi, ed questo che preoccupa maggiormente  i protezionisti americani che attaccano i cinesi con il pretesto del nome.

Vedremo al prossimo Salone statunitense se i furbi cinesi avranno cambiato il nome del loro cavallo di Troia, intanto però si sono fatti una bella pubblicità, “a gratis”…

 

 

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