(Più di ) 7 domande a Guido Rancati

Le risposte arrivano da lontano, dalla contea di Nakuru in Kenya, 6300 km di distanza, dove Guido Rancati vive oggi.  

Diretto e di buon umore, franco da poter sembrare brusco, irridente e sorridente come sempre. 

Il baffo ancora curioso come quando spuntava inaspettato e competente alla partenza e all’arrivo dei rally, o in sala stampa e al quartier generale dei GP del mondo. 

Guido Rancati è nato a Sanremo nel 1947, dove è iniziata la sua carriera di giornalista sportivo automobilistico giramondo. 

Inviato storico di tutte le più prestigiose riviste del settore, da «Autosprint» a «Rombo”, a  «TuttoRally», oltre che firma della «Gazzetta dello sport». 

 

Da Sanremo, città del rally, un originalissimo e inaspettato filo della vita  lo porta in Kenya,  patria del Safari rally: e vai a capire i percorsi delle vite. 

E  da laggiù ci regala ancora una chicca delle sue, maturata al sole d’Africa, come una massima aristotelica: 

“ Pur circondato come tutti da legioni di presunti immortali che lavorerebbero anche il giorno del loro funerale in nome dei soldi, cerco di restare realista, conosco che a 79 anni l’avvenire è dietro le spalle. »

 

1-Guido Rancati, la tua prima auto, un ricordo

La prima mia-mia fu una 500 L rosso mattone, ma ho sempre considerato la mia prima auto una 500 C Topolino… cassonata perché con quella cominciai a guidare! Avevo letto che in corsa i piloti non usavano la frizione e volli provare, slalomando fra i pilastri di tubi Innocenti del vecchio mercato dei fiori di Sanremo: prima, seconda e… semiasse andato!

Succedeva nei primissimi anni Sessanta: avevo 15/16 anni, ma allora si poteva …

2-La tua strada del cuore ?

Quella che porta a Verezzo: per lavoro la percorrevo spesso con una Simca 1000 e, dai e dai, mi ero autoconvinto di essere veloce!

3- E il tuo rally del cuore ?

Il Safari, per millanta ragioni anche e soprattutto personali. L’ho scoperto “de visu” solo negli anni Ottanta, ma mi ha segnato!

4-Cosa spinge un ragazzo di Sanremo alle corse negli anni 60/70, che sia pilota o giornalista ?

Viverci!

Bastava passeggiare e respirarne l’aria per esserne coinvolti: in “vasca”, fra il Festival e il bar Alda, era facile vedere una Lancia “ufficiale” di Franco Patria o Leo Cella e una Abarth di Flavio Sapia… Amilcare Ballestrieri lo vedevi girare in moto… Li incrociavi per strada, li vedevi, li ascoltavi e… sognavi!

5-Rischio o prudenza cosa ha contraddistinto la tua vita professionale ?

E il tuo stile di guida?

Mah, credo di poter dire di aver banalmente seguito il caso con il cuore: mai rimpianto di aver lasciato Chrono insieme al mio amico Antonio Devia, mai rimpianto di aver seguito Marcello Sabbatini a Rombo. E, in fondo, non rimpiango neppure di aver girato le spalle ad un Autosprint ormai spento per approdare a un settimanale di proprietà di un avventuriero del nord-est.

Anche se è finita come doveva finire…

6-Fantasy dinner: chi inviti a cena dei protagonisti dell’automobilismo sportivo di ieri o di oggi ?

In ordine casuale dico Andrea Mabellini, Martin Sesks, Adrien Fourmaux e Matteo Fontana: mi attrae l’idea di conoscere ragazzi di oggi che vanno forte.

Anche per cercare di scoprire se davvero è così difficile interagire con i giovani come sento raccontare in giro.

7- Meglio i tuoi Sanremo come giornalista o i tuoi Montecarlo ?

Monte-Carlo sempre e comunque.

Il Sanremo accese la passione che ha indirizzato la mia vita, ma credo di aver pagato il debito accettando per anni – quelli del mondiale – di sentirmi dire di stare attento a ciò che scrivevo perché senza il Sanremo non sarei esistito.

8-Quella volta che… la vita professionale è piena di sorprese …cosa ti viene in mente?

Enzo Ferrari mi telefonò.

Successe che mi sentii dire che aveva apprezzato un mio certo servizio trasmesso da Chrono per arrivare alla richiesta del mio c.v.

Potevo crederci?

Ovvio che no. Invece era vero e, scopertolo, dopo essermi consultato con Franco Gozzi, mi affrettai a scrivere al Drake spiegandogli l’equivoco. Capì e mi invitò alla presentazione della sua prima F1 a effetto suolo.

9-Se guardi lo specchietto retrovisore, cosa vedi ?

Tanti luoghi, tante belle auto da gara e, soprattutto, tante persone. Magari non proprio tutte gradevoli da frequentare e tuttavia, in grande maggioranza interessanti. Il bilancio e’ positivo, senza dubbio.

10- E dietro la curva ?

…un vasto, sereno, parco chiuso.  Con tanti amici che ci girano intorno lentamente, gustando il silenzio rotto solo dal suono delle suole sulla ghiaia!

Mi auguro che la curva sia una sinistra lunga, lunga, lunga e non una di quelle destre vigliacche che chiudono di colpo…

 

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