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7 domande a Michele Cinotto

Guardate bene la foto : se pensate che sia di un moderno guerriero del deserto, di un membro delle forze speciali della Folgore o dei Navy Seals, ebbene, vi state sbagliando.

È semplicemente un industriale italiano di componentistica auto di casa nel mondo, è un pilota di rally e di raid altrettanto di casa a tutte le latitudini.

Michele Cinotto è un imprenditore di successo, pilota di rally e di corse automobilistiche estreme, plurivincitore su tutti i terreni (a 22 anni è stato in testa al rally mondiale di Sanremo).

Diciamo che è un ambasciatore perfetto dell’Italia imprenditoriale e sportiva  e oggi con lui parliamo della Dakar, e del fascino e dell’atmosfera irripetibile di questa corsa ( https://it.m.wikipedia.org/wiki/Rally_Dakar )

0 – La tua Dakar numero …

La mia Dakar numero 6

1 – Dakar in Arabia e Dakar in Sud America, le differenze ? 

In Sud America (Argentina, Perù Cile, Bolivia ) molto più varia.

Dal livello del mare fino a 5000 metri di altezza, percorsi con caratteristiche molto diverse tra loro, prove in altura “guidate” con difficoltà tecniche simili ai Rally tradizionali, alternate a prove sabbiose e desertiche con difficoltà di navigazione, e dune impegnative nel deserto di Atacama con paesaggi molto variabili.

In Arabia Saudita , il percorso si suddivide sostanzialmente in due:

la parte a sud con molta, molta sabbia e dune di medio livello, la parte nord molto rocciosa e stressante per i mezzi.

Paesaggi fantastici tra canyon e rocce modellare dal tempo.

Nel complesso meno varia rispetto al Sud America.

Obiettivo personale sperare di arrivare a 10 per essere annoverato tra i Legend…

2 – Il momento più difficile nelle tue Dakar

I momenti più difficili normalmente coincidono con il giorno del mio compleanno…il 6 gennaio.

Ogni anno ho avuto problemi tecnici dovuti a rotture del mezzo, non sempre senza mia responsabilità.

Quando hai problemi importanti le conseguenze non durano solo un giorno perché inizi ad entrare in un meccanismo di ritardi e altri problemi…e diventa tutta un’altra gara.

3 – quello più bello

La più bella Dakar, sicuramente quella del 2016 in Argentina e Bolivia, percorso molto impegnativo con passaggi in zone fantastiche del sud America.

Poi, la vittoria finale nella categoria “light vehicles” , l’arrivo con le paure degli ultimi chilometri, sicuramente prende il posto sul primo gradino della mia personale speciale classifica dei momenti più belli delle mie Dakar.

4 – Atmosfera alle soste notturne…in un campo tendopoli che immaginiamo immenso…

I bivacchi sono effettivamente immensi, circa 4000 persone tra organizzazione, medici, giornalisti, autisti, meccanici, piloti ecc.

L’atmosfera che si vive è di grande amicizia e uguaglianza, dal top driver fino all’ultimo.

Rigorosamente riservato agli addetti ai lavori, non si può accedere al bivacco se non si è iscritti sotto varie forme alla Gara.

Normalmente la sera, prima del meritato riposo, si assiste su un mega schermo ai filmati della giornata vicino ad un grande fuoco.

Si ascolta, con molta attenzione, il briefing degli organizzatori sulla tappa seguente, dove viene spiegato il percorso e vengono fornite le eventuali modifiche del road book.

Purtroppo quest’anno dovuto alle restrizioni sanitarie, si è perso molto dal punto di vista sociale comunque è sempre una grande emozione.

5 – C’è qualcosa che rende unica la Dakar, cosa è per te la sua unicità ?

Innanzi tutto il mito della Dakar è iniziato dalle prime gare in Africa dove era vera avventura, poi con il passare degli anni ha mantenuto la sua originalità seppur correndo in zone meno “selvagge” e con misure di sicurezza adeguate ai tempi attuali.

Oggi, resta la gara più lunga ed impegnativa, la lunghezza delle prove speciali, la differenza dei percorsi e i disagi che comporta sono unici, parteciparvi è sempre una grande emozione.

6 – Due parole sulla tua categoria, per chi non pratica questo sport.

La categoria SSV è nata da pochi anni e si è rapidamente conquistata spazi molto importanti nei Rally Raid.

I veicoli sono facili da guidare, affidabili, più “confortevoli” di tutti gli altri mezzi dovuto alla tipologia di sospensione, dal punto di vista economico sono sicuramente più accessibili anche perché il veicolo da corsa è molto simile a quello di serie.

Questi sono i motivi che la rendono la categoria più numerosa nelle gare attuali.

7 – Oggi sei diventato un costruttore di auto, oltre che pilota delle tue stesse auto.  C’è qualcosa di pionieristico in questo … 

Come si diventa un costruttore perché ?

Costruttore di auto mi sembra esagerato.

Il progetto “Titano” è nato con il mio amico, ed ex navigatore ai tempi del mio periodo all’Audi, Emilio Radaelli.

L’idea è stata quella di costruire un veicolo per partecipare ai Rally Raid e, con l’esperienza di Emilio ed il suo team, sulla base Audi, è nato “Titano”.

Telaio progettato e costruito da zero, motore Audi, cambio e differenziali Sadev, un sistema di sospensioni originale progettato ad hoc.

Sicuramente la parte più difficile, impegnativa ma molto stimolante, è potere partecipare allo sviluppo e al collaudo di un veicolo fin dai primi passi: non si finisce mai…le modifiche sono all’ordine del giorno.

Sicuramente bello correre con il proprio mezzo e verificarne la competitività.

Perché ? Beh …un momento di pazzia !

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3 commenti
  1. renato ronco
    renato ronco dice:

    Mamma mia! in che avventura si è cimentato Michele: costruirsi la macchina per la Dakar… comunque belle le atmosfere raccontate sull’ambiente serale, fanno ricordare un po’ ( ma più esotici ) i momenti dei Rally dei nostri tempi dove si era tutti in una grande famiglia.

  2. Luca
    Luca dice:

    Eraldo manca una importante prefazione quella che Michele ha debuttato come pilota, subito molto veloce,nel Trofeo A112 con un certo Mussa come navigatore 😉

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