Mazda-M5

Analisi critica della Maxda M-5, in difesa del piacere di guidare

Diciamocelo francamente: della guida autonoma, peraltro ancora ben al di là da venire, se ne parla forse un po’ troppo. Per alcuni sembra una possibilità appena dietro l’angolo, pronta all’uso se solo il codice della strada fosse disposto ad ammetterla.

Più concreti e saggi capitani dell’industria a quattro ruote la descrivono invece come una possibilità che si aprirà in determinate circostanze e con specifiche modalità. Lodando, giustamente, i numerosi sistemi di assistenza alla guida che si stanno rivelando un balsamo per i nervi di chi deve affrontare quotidiane code in tangenziale o sulle strade che portano al luogo di lavoro.

Quella che sembra un’irresistibile spinta verso il futuro sta forse mettendo in secondo piano quello che è l’aspetto ludico dell’automobile, ovviamente rappresentato dal puro piacere di guida. Sembra che stare al volante debba essere sempre più facile, comodo e rilassante ma, meno che mai, divertente. Giocare a controllare una vettura portandola ai limiti pare tornato esercizio per i pochi eletti in grado di comprarsi una Ferrari o una Porsche se non una McLaren, una Lamborghini o una Aston Martin. E, giustamente, cercare i limiti nel rassicurante e costoso ambito di un circuito.

Per fortuna non è sempre e solo così, con alternative che dribblano bellamente il concetto di automobile “elettrodomestico” e che non richiedono ingenti fondi per dar sfogo alla passione di guidare.

Una bella risposta arriva, per esempio, dalla Mazda con la sua MX-5, peraltro parente stretta, meccanicamente parlando, della Fiat 124 Spider. Per la Mazda MX-5 Roadster si parte da un prezzo di 23.500 euro, anche se per la versione di punta, la 2.0 Sport da 160 cv che abbiamo avuto modo di guidare più recentemente, ci vogliono circa 30.000 euro.

La MX-5 è concepita come una sportiva tradizionale, cominciando da motore anteriore e trazione posteriore, per la gioia dei puristi del volante. A bordo ci si infila e alla guida ci si stende, con una posizione allungata che richiama quella delle auto da corsa. La leva del cambio è esattamente dove la si vorrebbe su una monoposto, a portata di mano e con innesti brevi tra una e l’altra delle sei marce. Ci vuole poi davvero poco, la pressione di un pulsante, per disfarsi dell’i-Stop e anche del controllo di stabilità. Agli interpreti del guidare con gusto bastano pochi chilometri e qualche curva per capire che tutto il buono della guida sportiva è stato traslato in un’auto che ha comunque caratteristiche moderne. L’assetto è fatto per divertire, con un solido appoggio sulle ruote anteriori in entrata di curva. Poi, volendosela cercare, c’è la possibilità di far sbandare il posteriore in uscita se si disinserisce il controllo di stabilità. E quello del controsterzo rimane, in fondo, l’esercizio più piacevole. La pedaliera, da parte sua, è studiata per esercitarsi alla perfezione nel classico esercizio del punta-tacco, pratica che separa con decisione i guidatori dagli aspiranti piloti e dai piloti veri. Con i suoi 160 cv, il motore è più che adeguato, dati anche i soli 1015 kg di peso a vuoto della vettura. Bastano 7”3 per accelerare da 0 a 100 km/h, c’è la possibilità di toccare i 233 all’ora e comunque di fare senza problemi il solletico ai 200. Prestazioni esagerate per il codice della strada, che comunque danno un’idea delle possibilità di un mezzo che, volendo, ha tra i suoi pro anche quello di lasciar viaggiare a capo scoperto. Il prezzo che si paga in termini di spazio, comfort e mancanza di sistemi di assistenza rappresenta alla fine il tipico gioco che vale la candela. Se si è ancora veramente appassionati di automobili.

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