SionSonoMotor

Analisi critica della Sion Sono Motor: informalità elettrica

C’è un aspetto delle vetture elettriche prodotte da nuove marche che forse rivoluzionerà anche il modo con il quale i fruitori di questi vetture conoscono il prodotto. Basta vedere gli atteggiamenti di  gente come Elon Musk: zero pubblicità (meglio i filmati su youtube), tanta creatività e iniziative sensazionali come il lancio (vero e proprio, nello spazio) della sua Roadster.

Quasi come i ragazzi della tedesca Sono Motors, che per una delle tappe italiane del tour di presentazione della loro Sion hanno deciso di approfittare del piazzale di cemento della ditta Gervasi Ecologica di Scalenghe (in provincia di Torino). Quest’ultima non è un nome poco conosciuto sulle strade perché i più attenti l’avranno sicuramente visto tantissime volte su robusti rimorchi/cassoni di robusto acciaio che equipaggiano camion per trasporti pesanti.

E così, nella surreale atmosfera di un sabato pomeriggio della campagna torinese, ci si trova di fronte ad una situazione che ondeggia tra l’alta tecnologia, la cruda praticità tedesca e la mancanza assoluta di fronzoli (più qualche perplessità).

La vettura, per chi non la conoscesse, sulla carta promette bene (per informazioni è possibile consultare il sito sonomotors.com). Nata dall’ingegno di ragazzi teutonici, che hanno raccolto soldi per la progettazione tramite un crowdfunding, sarà a “buon mercato” (20 mila euro: 16 mila per la vettura e 4 mila per la batteria, accumulatore che si può anche noleggiare) ed è equipaggiata con 330 celle fotovoltaiche in grado di regalare 30 al giorno di autonomia (in una bella giornata di sole). In pratica l’antitesi del Marchionne pensiero (che bello vivere questo momento del settore automotive, con gente così diversa ad animarlo).

Ma torniamo nel piazzale della Gervasi. Mi accolgono 5 ragazzi tedeschi molto gentili e informali. Il tipico giornalista italiano si troverebbe spiazzato, abituato com’è a test drive e personale della Case molto “inquadrato”. Ma qui l’atmosfera – è un test aperto a tutti, non solo agli addetti ai lavori – è veramente basic.

Giro attorno alla vettura e mi accorgo subito che è un prototipo: i componenti della carrozzeria e degli interni non definitivi. Ovviamente la prima sensazione è di sorpresa. E intuisco anche che il test drive non sarà su strada aperta ma nel grande piazzale dell’azienda.

Eppure tutto ciò è affascinante, ed è uno dei sintomi del cambiamento che le vetture elettriche porteranno nel settore della mobilità. Addio convenzioni, formalità, presentazioni, uffici stampa e marketing. Se questi ultimi ci sono, lavorano in modo completamente diverso. Durante l’analisi “statica” della vettura saltano all’occhio diversi particolari della BMW i3, sia nell’abitacolo sia nelle componenti del telaio.

Andando a consultare la pagina Facebook “uniamoci per contare: gruppo per la mobilità elettrica sostenibile” scopro che anche altri partecipanti alle prove (avvenute anche in altre città) si sono accorti di questi cose. Comincio a pensare che quella fatta provare non sia altro che un “muletto”, probabilmente allestito su una scocca che ha qualche componente della i3.

Qui conta la tecnica e anche l’approccio degli altri tester (quasi tutti automobilisti “nerd”, che hanno in programma di comprare una vettura elettrica) è totalmente diverso rispetto a quello degli automobilisti normali: normale quindi che qualcuno sia molto più competente di un’automobilista “usuale”.

Mi immergo però nella testa di un automobilista normale e chiedo la cosa più ovvia: l’autonomia. Il ragazzotto tedesco mi spiega che ha 250 km di autonomia reale, con batterie ricaricabili in 30 min in una colonna di ricarica rapida (CCS 50 Kw).

L’assetto della strumentazione segue la “scuola Tesla”: pochi tastini e schermo centrale multifunzione. L’essenzialità domina. Ed è giusto così, perché penso che il delirio della proliferazione dei tasti nelle vettura sia veramente deleteria.

Ma la cosa che ritengo veramente innovativa (e che i ragazzotti tedeschi illustrano come se fosse cosa normale da decenni) sono le funzioni dell’app realizzata per la vettura: powersharing, carsharing, ridesharing.

Diciamola semplice, andando per ordine: con la prima io posso vendere l’energia della mia Sion ad altri proprietari di veicoli elettrici (o utilizzarla per far funzionare aggeggi elettrici); con la seconda posso temporaneamente condividere la vettura con altra gente; con la terza posso offrire un passaggio ad altri utenti dell’app (così si possono fare nuove conoscenze, ridurre le spese e fare del bene all’ambiente).

Dimenticavo: se avete necessità di riparare dei componenti non troppo complessi lo potrete fare seguendo le istruzioni del manuale d’officina o guardando i tutorial.

Per diradare la questione derivante dalle perplessità descritte poche righe fa bisognerà attendere la presentazione definitiva della vettura, che avverrà entro 9 mesi. Per la produzione bisognerà aspettare 15/18 mesi.

Chi vivrà vedrà: ovviamente, se le promesse della Sona Motors saranno mantenute, la Sion potrà veramente dire la sua nel panorama delle vetture elettriche.

Altre domande? Ecco dove trovare le risposte: https://sonomotors.com/it/frequently-asked-questions.html/.

Buona lettura e ciao ciao (direbbero i ragazzi tedeschi della Sono Motors). 🙂 .

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *