Ferrari's German driver Sebastian Vettel celebrates after winning the Bahrain Formula One Grand Prix at the Sakhir circuit in Manama on April 16, 2017.  / AFP PHOTO / KARIM SAHIB

Bahrein: la gioia negli occhi dei meccanici Ferrari

È veramente doveroso e giusto.
Dopo due vittorie ed un secondo posto di Sebastian Vettel nelle prime tre gare del 2017 è doveroso e giusto rendere merito alla Ferrari per questi risultati.
Lo scetticismo imperante e le critiche degli anni scorsi, spesso giustificate, sono ora dimenticate ed accantonate. La prudenza negli annunci, la riservata modestia di quest’inverno nascondeva una fiducia ben riposta, come hanno dimostrato i fatti.
Certo è presto per dire che la Mercedes è sconfitta: diciamo che è avvisata. La cautela è sempre obbligatoria. Ed altri vi parleranno degli aspetti tecnici del ritrovato successo.
Ma, oggi vi vogliamo parlare di un aspetto più umano: al di là della recuperata fiducia del Team, del pilota e dei tifosi, quel che più ci ha emozionato al termine del Gran Premio del Bahrein è stato vedere l’entusiasmo, la gioia dei meccanici della squadra.
Si percepiva che c’era qualcosa di più della solita soddisfazione che accompagna il rientro dei piloti verso il podio. Era una felicità che riscattava le tante sofferenze accumulate. Ancor di più che dopo la vittoria al GP d’Australia, per prudenza forse, a Melbourne.
Si, perché bisogna sapere, capire, che i meccanici patiscono come una sconfitta personale gli insuccessi del team. Loro si sentono parte integrante delle vicende della squadra. E’ una questione di orgoglio: perché loro sono i meccanici della Ferrari. Loro SONO la Ferrari. Loro sono italiani: tutti quanti, a differenza della eterogeneità di quasi tutti gli altri team. E sono gli unici che cantano l’inno, coinvolgendo anche il pilota che mormora alcune parole di Mameli.
È una verità che ho appreso molti anni or sono. Quando, negli anni ’80, durante le telecronache dei Gran Premi di F.1 accanto a me, in cabina di commento, avevo come spalla tecnica l’ingegnere Mauro Forghieri: un uomo che era impregnato di Ferrari e che molto ha dato alla Ferrari.
Ebbene, in quegli anni (1986 – 1987) la Ferrari arrancava e si ritrovava costantemente nelle terze o quarte file dello schieramento. Ed il morale era basso.
Finalmente al Gran premio d’Ungheria 1987 la Ferrari di Gerhard Berger conquistò la prima fila. E nei momenti he precedono la partenza, Forghieri, quasi commosso, mi fece notare: “ Guarda i meccanici come sono felici, orgogliosi di essere tornati in prima fila, accanto alla loro macchina, al loro pilota. Perché quello è il loro posto, ed è una sofferenza doversi ritrovare nelle file di rincalzo. Oggi sono tornati dove gli spetta, e possono guardare con fierezza gli altri meccanici finalmente e nuovamente dalla prima fila”.
È una lezione che ho imparato, e domenica ero felice per loro e con loro. Come nel 1987 alla partenza del Gran Premio d’Ungheria.

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