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Brembo compie sessant’anni. Intervista a Roberto Vavassori

Negli ultimi dieci anni Brembo è cresciuta in modo esponenziale rispetto ai suoi primi cinquant’anni, tant’è che oggi è una realtà world wide con impianti produttivi in tutto il Globo: dall’Europa all’America, dalla Cina all’India. Brembo è presente in 14 Paesi di 3 continenti, con 24 stabilimenti e siti commercial.

Brembo in questi ultimi anni è diventata azienda che ha scommesso e vinto sull’internazionalizzazione, fenomeno ben diverso dalla delocalizzazione, sfruttando al meglio la globalizzazione che in tempi recenti, però, qualcuno sembra voglia mettere in discussione, al pari dell’automobile termica.

In questo contesto non facile, dove le tradizionali certezze ogni giorno vengono meno, è entrato a gamba tesa un pericolosissimo protagonista: Covid 19.

C’è chi sostiene si sia nella tempesta perfetta, con il rischio concreto di conseguenze tragiche; ma c’è anche chi è convinto si sia all’uscio di una alba meravigliosa.

E da qui vogliamo partire, con il deus ex machina dell’azienda nel settore automotive che più è cresciuta nell’ultimo decennio, che investe in R&S ben il 5% del suo fatturato, che dà lavoro a oltre 10.800 persone di cui il 10% ingegneri e specialisti di prodotto che lavorano nella ricerca e sviluppo, che fattura 1.559,9€ mio (primi 9 mesi 2020), 2.591,7€ mio (31.12.2019), che è proprietaria anche di Breco, AP. Bybre., Marchesini e opera anche attraverso il marchio AP Racing e che nel Motorsport si può fregiare di 500 vittorie nei campionati Mondiali dal 1975 ad oggi, il Dottor Roberto Vavassori – Chief Public Affairs & Institutional Relations Officer Brembo S.p.A.(nella foto di affariItaliani.it)

Dalla vostra posizione privilegiata quale ritenete sia la visione corretta e quali siano le azioni da compiere in questo contesto non facile?
“Dobbiamo continuare a fare ciò che sappiamo fare meglio, innovando continuamente il prodotto e il processo e dedicandoci al Cliente, per fornire soluzioni sempre più complete. Dobbiamo rivolgerci ai nostri clienti tradizionali, ma anche ai cosiddetti rookies, aziende che entrano ora nel mondo della mobilità e che necessitano ancor di più di soluzioni ad hoc. Non si tratta di una rivoluzione, ma di una evoluzione che dobbiamo assolutamente cavalcare, per capitalizzare al meglio il patrimonio di conoscenza e l’affidabilità che abbiamo raggiunto sino ad oggi.”

Negli ultimi dieci anni l’industria dell’automobile europea ha galoppato e si è imposta. Poi piede sul freno e conversione della produzione dei motori diesel, fiore all’occhiello, a favore dei benzina. C’è chi sostiene sia una vittoria dell’industria giapponese. E che quando si passerà all’elettrico ci sarà un ulteriore vincitore. Convenite con questa tesi e quali rischi si profilano all’orizzonte, considerando tra l’altro che l’industria dell’auto vale in Europa ogni anno 420 mdl di introiti fiscali?
“Siamo convinti che negli ultimi 30 anni la regolamentazione europea nel nostro settore, ha reso le aziende più competitive in termini di sicurezza, emissioni e connettività, divenendo di fatto una regolamentazione olistica, per soddisfare gli obbiettivi ambientali, ma anche sociali e di competitività del sistema di produzione. Il New Green Deal promosso dalla Commissione prevede per i costruttori obiettivi estremamente ambiziosi, passando a un’economia a zero emissioni. Un traguardo che può risultare non raggiungibile se non viene disegnato assieme all’industria un percorso credibile e sfidante per raggiungerlo. Bisogna che ci sia il coinvolgimento di tutti, per studiare assieme soluzioni che risultino sostenibili nella loro totalità, altrimenti il rischio è di perdere la leadership conquistata in molti anni.”

Ancora sull’Europa: sempre più spingono per la mobilità elettrica. Per questo cambiamento sono disposti a investimenti a debito. Se dovesse dare una percentuale di rischio su un non ritorno degli investimenti, che valore darebbe?

”Chi investe oggi, è molto probabile che non raccoglierà i frutti prima di almeno 10 anni; un esempio su tutti è Tesla, che solo recentemente ha raggiunto il primo utile, dopo anni in cui ha chiuso i bilanci in rosso. In Europa le aziende stanno investendo in nuovi siti produttivi dedicati alle celle per batterie elettriche, che già oggi sono una tecnologia in fase di superamento, rischiando di bruciarsi ancor prima di aver raggiunto il risultato sperato a discapito della competitività. Anche le recenti dichiarazioni di Akio Toyoda vanno in questa direzione.”

Poco più di quattro anni fa avevate iniziato la costruzione del vostro primo stabilimento in Messico. Dopo pochi giorni venne eletto Trump che del “made in Mexico” non era certo un sostenitore. Il rapporto tra politica e industria che ruolo deve avere? E nel prossimo futuro la globalizzazione tornerà al centro dell’attenzione o verrà ridimensionata?
“Quando posammo la prima pietra del nuovo stabilimento in Messico, Trump dichiarava di voler imporre dazi molto esosi, costruendo addirittura un muro fra i due Paesi. Alla domanda di un giornalista se fossimo preoccupati, abbiamo risposto che mediamente gli stabilimenti Brembo in giro per il mondo durano almeno 30 anni, un’Amministrazione in USA decisamente meno. Abbiamo per cui deciso di proseguire nel nostro progetto ”.

Colui che ha cambiato la vita di tutti, Covid 19, che impatto ha avuto su Brembo e quale delle tante vostre realtà (Cina, India, Messico, Europa…) ha sofferto di meno e perché?
“Inizialmente il virus ha avuto origine in Cina, dove i nostri stabilimenti sono stati immediatamente chiusi e i nostri colleghi posti in sicurezza. Li abbiamo riaperti alla fine del mese di febbraio, con particolare attenzione alla salute, estendendo poi i protocolli al resto del mondo. Quando la pandemia si è placata in Cina, abbiamo sospeso le attività in Italia e in Europa prima dell’obbligo stabilito nei vari Paesi. Alla progressiva riapertura degli stabilimenti europei, ha fatto da contraltare la chiusura negli Stati Uniti e nel Messico.  Tutte le lezioni che abbiamo appreso progressivamente le abbiamo applicate ai nostri stabilimenti cinesi e sono state poi trasferite in Europa e negli altri stabilimenti nel mondo, dove abbiamo implementato tutte le attività necessarie per la riapertura in sicurezza, spesso andando oltre le richieste obbligatorie. Ad oggi possiamo constatare che malgrado la Cina abbia chiuso per prima durante la prima ondata, è stata comunque l’area che ha sofferto forse meno della chiusura totale.”

In Cina Brembo è presente dal 2008. Nel più grande mercato del mondo cosa avete dovuto affrontare (ordini, personale, intelligenza artificiale, tutela know how…) e cosa vi aspettate per il prossimo quinquennio? Ma anche avete imparato qualcosa che può essere utile anche ad altri?
”Dalla nostra esperienza in Cina abbiamo imparato molto. Inizialmente eravamo presenti con una realtà partecipata dallo Stato, ma con il tempo siamo stati in grado di conquistarci la nostra totale indipendenza, investendo molto sulle tecnologie e sulla formazione del personale. Oggi abbiamo un centro di ricerca e sviluppo e cinque stabilimenti di produzione nel mercato che in questo secolo è il più importante per il settore Automotive. Con spirito associativo siamo disponibili a trasferire quanto imparato in questi anni anche a società meno strutturate di noi, che vogliano entrare in questo Paese.”

Brembo è attore protagonista degli impianti frenanti. Quale sarà il loro futuro? In questi ultimi mesi abbiamo provato molte auto elettriche con sistemi di recupero energia calibrabili a seconda delle condizioni d’uso, che permettono un utilizzo minore dei freni, ad esempio in città. Entrando più nello specifico, c’è chi ipotizza che con l’automobile elettrica i freni diventeranno una parte sempre più complessa ma anche meno rilevante: come consumatori cosa ci si deve aspettare? Impianti che richiederanno meno manutenzione? Come le candele? E’ reale ipotizzare interventi di manutenzione ogni 100 mila chilometri?
”Secondo noi i nostri utenti dovranno continuare a godere della frenata più sicura e piacevole possibile in termini non solo di performance, anche se in futuro i comandi non saranno più azionati dal driver, ma la frenata resterà comunque una parte importante del piacere di guida. L’elettrificazione renderà gli impianti frenanti diversi, ma sempre fondamentali e sfidanti sia per la componente di leggerezza sia per il loro contenuto di  elettronica e connettività. Lavoriamo da sempre per estendere gli intervalli di manutenzione, soprattutto nei veicoli commerciali: per alcune applicazioni siamo giunti addirittura ad un chilometraggio equivalente a 6 anni per il cambio del disco freno.”

Parte dell’impero di Brembo si deve ai dischi. A che punto sono i dischi in tungsteno?
“Il tungsteno, come la maggior parte dei materiali nobili oggi in voga, è impiegato in piccola percentuale e solo per  il rivestimento della superficie del disco. Le diverse leghe di ghisa restano comunque il miglior materiale attualmente disponibile per la realizzazione dei dischi freno, anche per realizzare componenti a bassa emissione. Recentemente abbiamo presentato il disco freno Greentive®, la cui caratteristica è proprio la sua superficie riflettente, quasi uno specchio, grazie al rivestimento che, oltre all’aspetto estetico, garantisce un’usura molto bassa, che prolunga significativamente la durata del disco e allo stesso tempo riduce le emissioni di polveri durante la frenata, oltre a garantire una elevata resistenza alla corrosione particolarmente apprezzabile sulle nuove generazioni di veicoli elettrici, caratterizzate da un differente uso dell’impianto frenante.

Il sentiment dilagante oggi riguarda l’ambiente. L’apporto dell’elettronica potrebbe azzerare l’impiego dei fluidi sugli impianti frenanti come è dimostrato dal brake by wire.  Cosa ne pensate e quando potrebbe arrivare sulla grande produzione? Per Brembo sarà la svolta più importante per un mondo più green? O c’è dell’altro?
” In Brembo la sostenibilità è parte del nostro DNA e siamo da sempre attenti a mettere in campo azioni concrete per il miglioramento continuo del profilo ambientale del Gruppo. La strategia che ci vede impegnati nella progressiva riduzione dei nostri consumi coinvolge tutte le aree di Brembo, in ogni mercato dove operiamo. E’ proprio di questi giorni la notizia che siamo stati premiati per la terza volta consecutiva con la prestigiosa doppia “A” per l’impegno nella lotta ai cambiamenti climatici e nella gestione delle risorse idriche, da CDP, organizzazione globale no-profit, che supporta le aziende nella misurazione e gestione delle informazioni sul cambiamento climatico. Inoltre, dal dicembre 2018 abbiamo lanciato il progetto “We support SDGs”, con la finalità di diffondere la cultura della sostenibilità a tutte le Persone Brembo. Si tratta di un percorso virtuoso, nel quale crediamo molto e che ci sta accompagnando verso un traguardo ancora più ambizioso: diventare carbon neutral entro il 2040. L’automotive sta affrontando sfide senza precedenti, come l’elettrificazione, la digitalizzazione e la guida autonoma. Sono tutti trend che incidono in modo significativo sull’impatto ambientale, che è uno dei temi più importanti nell’agenda di tutti i nostri partner. La nostra missione è diventare un “solution provider”, per supportare i nostri clienti nell’anticipare questi macro trend, sviluppando soluzioni ancora più sostenibili. Siamo già al lavoro in questo senso, come dicevo lo scorso settembre abbiamo presentato in anteprima mondiale il disco freno Greentive® e anche la molla freno, Enesys. Si tratta di soluzioni innovative che contribuiscono alla riduzione dei consumi, incrementando l’efficienza generale del veicolo. Siamo poi al lavoro sul Brake-by-Wire, il freno elettrico, per il quale stiamo sviluppando un progetto con un partner prestigioso per l’applicazione di BbW su una vettura di serie. Questo sistema offre una nuova esperienza di frenata, grazie alle opportunità di personalizzazione. Siamo pronti a svolgere un ruolo di primo piano in quella che promette di essere una transizione epocale per i sistemi frenanti delle auto. In linea con il trend attuale, ci aspettiamo che tutte le case automobilistiche integrino i sistemi BbW nelle loro applicazioni future.

Recentemente Brembo ha acquisito la danese SBS Friction specializzata nella produzione di pastiglie freno per le due ruote. Il comparto due ruote sta vivendo un periodo felice. Che opportunità vedete legate ai mezzi leggeri per la mobilità urbana?
“Ogni mercato è per sua natura ciclico, e quello delle due ruote non fa eccezione. Quest’anno si è mosso in controtendenza rispetto ad altri segmenti della mobilità, soprattutto nel sud Europa, sia per i motocicli sia per le bicilette elettriche. Riteniamo che i mezzi leggeri a due ruote diventeranno a buon titolo uno degli attori importanti della mobilità urbana del nostro futuro.

Il problema dei ricambi di bassa qualità, oggi fine 2020, è ancora un problema sentito? E se sì, cosa consigliate ad esempio a chi deve cambiare i dischi per non acquistare prodotti che minano la sicurezza propria ma anche degli altri?
“Nei nostri 60 anni di attività abbiamo compreso che la sicurezza di ogni Cliente è un bene unico da tutelare. Vogliamo che i Clienti che acquistano i prodotti Brembo presso i nostri distributori possano contare sulla stessa cura e attenzione che viene riservata ai nostri Clienti campioni del mondo. Proprio in questo anno particolare, il problema dei ricambi falsificati e di scarsa qualità esiste e bisogna fare molta attenzione. Noi abbiamo sviluppato alcuni accorgimenti per facilitare l’utente nel riconoscimento dei prodotti originali Brembo, e combattiamo attivamente la pirateria sia in Europa sia in Asia, anche attraverso accordi con i Governi locali.”

La tedesca Mann+Hummel ha comunicato di aver messo a punto un filtro che assorbe le particelle nocive emesse nelle frenate. Cosa ne pensate?
“E’ uno dei sistemi possibili, ma che per i nostri tecnici non è la strada migliore. Brembo ha recentemente coordinato un progetto finanziato Europeo, chiamato Lowbrasys, acronimo di “a LOW environmental impact BRAke SYStem”, volto ad accelerare la ricerca, lo sviluppo e la validazione di tecnologie pulite nel trasporto su strada. Con questo progetto abbiamo raggiunto risultati molto interessanti, che hanno permesso di realizzare i primi test su rivestimenti ceramici per dischi e pastiglie e di sviluppare strategie di riduzioni di emissioni che possono arrivare sino al 50%.”

Brembo nel Motorsport ha sempre creduto e investito tanto. Siete presenti in F.1 e Formula e. Quali differenze ci sono e cosa pensate possa essere trasferito dalle corse alle auto da produzione in tempi brevi?
“Le competizioni fanno parte di Brembo da sempre, proprio in questi giorni abbiamo festeggiato 500 vittorie nelle principali competizioni mondiali a due e quattro ruote. Parlando di impianti frenanti, tra la Formula 1 e la Formula E sono molte le differenze, ad esempio nel materiale impiegato, le dimensioni stesse delle ruote pari a 18 pollici in FE e 13 in F1. Inoltre, le sollecitazioni sono differenti viste le potenze in gioco e la velocità, che in F1 raggiungono punte di 370Km/h, mentre nella competizione elettrica si può arrivare “solo” a 280Km/h.  Le corse sono per noi un formidabile banco prova delle tecnologie più avanzate e c’è un transfer costante, circa il 60% dei progetti per la pista hanno poi una ricaduta  sugli impianti stradali. Basti pensare ai dischi in carbonio ceramico, che derivano dal carbonio utilizzato in Formula 1; oppure, per tornare al tema dell’elettrico, il Brake by Wire: sono entrambi esempi di tecnologie nate nelle competizioni, che hanno visto, o vedranno la loro applicazione su vetture stradali.”

Brembo tra sessant’anni come se la immagina?
“Tra sessant’anni penso che Brembo sarà un’azienda che farà cose molto diverse da oggi e che non sappiamo ancora immaginare. Resteremo comunque protagonisti, con la nostra passione, competenza e capacità di anticipare i bisogni dei Clienti in giro per il mondo e magari di qualche altro pianeta….”

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