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Il car sharing elettrico a Torino? Francese.

Tre grandi città francesi tra le quali Parigi, l’americana Indianapolis e adesso in scia si è messa anche Torino. Il car sharing elettrico targato Bolloré promette di conquistare anche la ex capitale italiana dell’automobile. Prodotte dalla Cecomp negli stabilimenti di La Loggia e Bairo e attrezzate con le batterie elettriche LMP del gruppo che fa capo al finanziere bretone, da settembre potranno circolare a Torino 400 vetture che disporranno di ben 700 stazioni di ricarica.
Messa in questi termini la notizia è interessante, ma non nuova dal momento che l’inizio del progetto risale a una ventina di anni fa con tutto quello che è successo in questo periodo in casa Pininfarina. Vincent Bolloré ci ha creduto e ha fatto bene, anche se a motivare la sua strategica ha contribuito non poco il fatto di essere lui uno dei principali produttori mondiali di batterie. Ma si sa che spesso è l’obiettivo che conta e se questo corrisponde agli interessi più generali della collettività è difficile non vedere la sua ricaduta positiva anche fuori dal perimetro di casa di chi lo ha perseguito con determinazione.
“Adesso gli abitanti e i turisti di questa città potranno spostarsi in macchina grazie a un mezzo di trasporto agile e accessibile che permette di ridurre la presenza di veicoli termici nella città” ha detto Bolloré.
Naturalmente la città alla quale fa riferimento è Torino ed è questa per molti aspetti l’anomalia che, senza togliere nulla alla legittimità della sua soddisfazione, rimanda alla storia industriale di una città che per oltre un secolo è stata il quartier generale della Fiat.
E’ difficile non chiedersi per quale ragione il gruppo che fa capo alla famiglia Agnelli non abbia avvertito l’importanza di una scelta verso la quale puntano, in misura diversa tra loro, tutti i grandi dell’auto. Le ragioni addotte, da Marchionne e dai suoi predecessori erano e sono quelle che tutti gli altri potrebbero addurre. Ma c’è chi è andato avanti egualmente e chi si è disinteressato, come la Fiat, scommettendo su altri sistemi di propulsione.
Per un’azienda che in passato si è distinta anche nel ricercare soluzioni nuove, in particolare con la rivoluzione delle auto utilitarie, l’iniziativa di Bolloré a Torino evidenzia un deficit di fantasia e forse anche di strategia. Quanto al fatto che ciò accada a Torino non aggiunge niente di nuovo, essendo questa città uno dei tanti terminali di FCA.
Niente di più.

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