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Ci vuole un colpevole? L’automobile ovviamente…

Quando si è rimasti con le mani in mano per anni, nel momento in cui bisogna assolutamente fare qualcosa, il capro espiatorio deve essere subito trovato.
Nulla di nuovo se si chiama automobile.
Bloccare il traffico dalle 10 alle 16 da lunedì a mercoledì a Milano – eccetto le cosiddette motorizzazioni alternative, il car sharing (anche se con vetture a benzina e diesel) e i servizi di pubblica utilità – è inutile e non serve a un bel niente, se non a rendere un casino la vita di chi deve usare la macchina per recarsi al lavoro o di chi deve utilizzare il proprio mezzo in quei giorni per necessità personali.
Insomma, una privazione di libertà per coprire quello che non si è fatto: miglioramento e snellimento della viabilità attraverso apposite infrastrutture (a Milano si sono creati degli imbuti allargando all’inverosimile alcuni marciapiedi), nuovi parcheggi sotterranei (invece di sopprimere sempre più spazi auto), punti di ricarica diffusi per una vera promozione dell’auto elettrica, aiuti per favorire la modernizzazione e il rinnovamento del parco automezzi.
Tanta demagogia, dunque.
Ma non è un caso, tra qualche mese ci saranno le elezioni amministrative e quello dell’auto sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale. E la sinistra si è già mobilitata con le solite ricette e il solito bersaglio: l’auto. Ciò che ancora una volta stupisce, comunque, è il silenzio da parte di chi viene sempre messo alla gogna.
Un esempio: è di pochi giorni fa il comunicato di Aci Milano nel quale il presidente, il pilota Ivan Capelli, nell’annunciare “la rinascita della Commissione Mobilità per analizzare il ruolo sociale ed economico dell’auto nella società odierna”, ricordava subito dopo che “Aci Milano nelle battaglie più difficili è stata e vorrà essere sempre presente”.
L’ennesimo provvedimento punitivo verso e solo a carico degli automobilisti avrebbe dovuto, fin dal suo annuncio, generare una immediata reazione di Aci Milano (e da qui il possibile effetto propagatore)  come concreta dimostrazione di essere tornato a fare gli interessi degli automobilisti.
Presidente Capelli, ci vogliono i fatti e non i soliti annunci. Insomma, se un provvedimento è ingiusto o discutibile non lo si faccia passare sotto silenzio, soprattutto da parte di chi è preposto a difendere i diritti degli automobilisti.
Lo smog? Si alzi lo sguardo sui tetti dei condomini, si guardi agli scarichi industriali e si controllino se rispondono alle norme vigenti.
Si guardi più in là del proprio naso. E se proprio si vuole dare a tutti i costi e per ragioni di comodo addosso all’auto, si definisca una volta per tutte un piano organico, fissandone i tempi di avanzamento ed esecuzione, che punti sull’elettrico o sull’idrogeno.
E, soprattutto, si abbia il coraggio di farlo senza se e senza ma, con la consapevolezza di dover battagliare contro le potenti lobby petrolifere.
Bloccare il traffico per tre mezze giornate, le targhe alterne, le domeniche a piedi sono iniziative inutili. Delle semplici e demagogiche pezze.

1 commento
  1. Autologia
    Autologia dice:

    PG Bonora, 28 dicembre
    Leggete un po’ cosa scrive, in una nota, tra le altre cose, il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti- ”… dico che oggi è indispensabile un piano per la mobilità sostenibile che incentivi il trasporto pubblico a basso impatto… dobbiamo assolutamente potenziare i trasporti pubblici. Una volta che diciamo alla gente di lasciare a casa l’auto, non possiamo poi mandarli in autobus che passano una volta ogni tanto o magari non sono affatto ecocompatibili…”. E poi la colpa è degli automobilisti? Queste sono ammissioni di grave inefficienza che si perpetua. Galletti ha scoperto l’acqua calda. Gli annunci si ripetono, non si fa nulla di strutturale e si continua a utilizzare “indispensabile”, dobbiamo”… Ma finitela.
    UNRAE deve essere più presente sui grandi temi che riguardano la mobilità. Sui blocchi del traffico e la messa al bando, a Milano, per tre giorni, anche di quei motori considerati ecologici, come quelli a metano o Gpl, una vera presa in giro, l’Unione degli importatori (che rappresenta circa il 70 per cento del mercato) sarebbe dovuta intervenire, magari con una nota congiunta firmata da tutta la filiera. Sarebbe stato un bel segnale. E invece si accetta tutto passivamente.

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