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Dai fanali ad acetilene ai led: quanta storia!

Le prime automobili nacquero senza fari. Oggi la fanaleria è parte integrante non solo del servizio d’illuminazione ma dello stile dell’automobile odierna.

I fanali ad acetilene dei primi del novecento sono evoluti nel tempo offrendo all’automobilista non solo la possibilità di viaggiare anche di notte ma sono progrediti in maniera enorme.

E da sgradevoli protuberanze montate sui parafanghi si sono gradualmente integrati nella carrozzeria. Sono diventati, in alcuni casi, addirittura simbolo di riconoscimento per le marche che li montano e li inseriscono nel frontale delle proprie auto per creare l’immagine della Casa.

Abbiamo così assistito al passaggio da fanali squadrati ai fari tondi per poi integrarsi nei parafanghi e diventare oblunghi per migliorare l’aerodinamica. Addirittura per un certo periodo erano un “must” i fari a scomparsa, sempre per motivi aerodinamici, che si sollevavano al comando del guidatore come una palpebra. Alti, bassi, inseriti nella mascherina o sotto il paraurti.

Hanno preso un po’ tutte le forme: da rotondi a squadrati ed ora allungati in senso orizzontale, in funzione anche delle scoperte tecnologiche più recenti.

Dalle lampade a carburo e poi ad incandescenza si passò a quelle allo iodio, quindi alle alogene  ed infine ai led che hanno permesso di aumentare la luminosità e la profondità ma anche la duttilità per gli stilisti, che hanno così potuto adattarle allo esigenze del design.

Oggi la fanaleria anteriore delle auto è una delle caratteristiche identificative delle varie marche e gli stilisti si possono sbizzarrire, incorporando anche gli indicatori di direzione ed i fendinebbia. Tutto questo relativamente all’anteriore dell’automobile.

Per il posteriore la storia è ancora più curiosa e variegata. Infatti agli inizi, e poi per molto tempo, vien dia pensare che gli stilisti ( ma all’epoca si chiamavano semplicemente disegnatori ) quasi si vergognassero di inserire delle luci nella coda delle auto: una misera lucina di segnalazione, e poi aggiunta quella dello “stop”, piazzate un po’ a caso da una parte o dall’altra del posteriore, sopra o vicino alla targa.

Poi, finalmente, i fanalini vennero duplicati e piazzati sui due lati dell’auto con un supporto modellato sulla superficie curva dei parafanghi. Gli indicatori di direzione erano ancora limitati alle  frecce, che nelle vetture più raffinate erano a scomparsa quando non erano in funzione. Quasi che fosse un’onta avere una luce in più da sistemare.

Con l’aumento delle dimensioni dei fanalini si passò all’integrazione di tutti i servizi – segnalazione, stop ed indicatore di direzione – in un’unica struttura. E qui abbiamo visto di tutto: fanali e fanalini rotondi, quadrati, oblunghi, verticali, orizzontali, ai lati del lunotto o in basso ai lati del portellone, più i retronebbia ed il ripetitore dello stop sulla parte alta, fuori o dentro al lunotto. Il tutto con grande vantaggio per la sicurezza. Ma è interessante osservare quanto e come gli stilisti abbiano utilizzato questa parte dell’auto per renderla più personalizzata e funzionale.

Insomma, dai fanali ai led! Questo particolare dell’auto ha una sua storia che qui, in rapida sintesi, ho provato a proporre. Anche questo fa parte delle storia e dell’evoluzione dell’automobile.

(ndr Nella foto, la Lancia Dilambda del ’29 che aveva i fanali anteriori a forma di scudo per riprendere il design del logo Lancia)

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