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Per il diesel è l’inizio della fine

È la “bevanda” preferita di più di un’autovettura su due, almeno in Europa. E moltissimi utenti, a conti fatti, continuano a ritenerlo il carburante più conveniente. Però mai come oggi è idealmente considerato brutto, sporco e pure cattivo. Colpa del “dieselgate”, lo scandalo che lo ha trasformato nel diavolo nel serbatoio. Ma non solo.

Che il gasolio – inteso come carburante per autotrazione – stia vivendo l’inizio della fine, più che i numeri lo dicono gli analisti. La composizione ufficiale del mercato europeo a fine 2015 dava infatti alle autovetture alimentate con il diesel la maggioranza assoluta (52% sul totale del circolante), davanti al 45% dei mezzi a benzina. Poco più che insignificante (3%) l’incidenza reale dei carburanti alternativi.

Completamente diverse invece le proiezioni in materia: secondo uno studio di AlixPartners, tra appena 14 anni – poco più di un battito di ciglia per i tempi del mondo dell’auto – infatti la quota del gasolio diventerà residuale (9% appena), con le motorizzazioni ibride (28%), elettriche (20%), ibride plug-in (18%) a conquistare insieme la maggioranza. Destinate a resistere ancora sono quelle a benzina (25% nel 2030 secondo lo studio), opportunamente modificate. Alcuni marchi infatti già oggi adottano il filtro antiparticolato (Fap) una volta destinato solo a quelle a gasolio, conseguenza dell’ormai generalizzata adozione dell’iniezione diretta nei motori a benzina che diminuisce i consumi ma aumenta le polveri sottili.
A confortare le previsioni degli analisti, molto ottimisti sui tempi di diffusione delle alimentazioni “green”, c’è prima di tutto una ragione tecnica: la necessità di rientrare nei limiti dei 95 g/km di emissioni medie di anidride carbonica entro il 2020 impone all’industria dell’auto scelte precise. In più le norme europee anti-inquinamento più severe faranno aumentare progressivamente i costi dei motori diesel, che richiederanno sistemi di post-trattamento sempre più sofisticati. È presumibile che nel frattempo i veicoli elettrici e ibridi plug-in guadagneranno in competitività, perché il costo delle loro batterie diminuirà e le prestazioni aumenteranno.

L’industria si sta adeguando. Toyota, che si gioca testa a testa con Volkswagen il titolo di primo costruttore mondiale, ha già annunciato lo stop alla produzione di vetture a motore endotermico (benzina e diesel) a partire dal 2025. Secondo un recente rapporto di Reuters, anche la francese Renault nel corso di una riunione risalente all’inizio dell’estate, avrebbe previsto che prima della fine del decennio termineranno gli importanti investimenti nei motori diesel per le citycar e per la maggior parte dei suoi modelli. Questo perché produrre motori diesel per le auto di piccole dimensioni potrebbe non essere più economicamente sostenibile dopo il 2019, anno in cui le normative per i motori diesel saranno sicuramente molto restrittive. Secondo Reuters, Renault nel prossimo futuro potrebbe destinare i motori diesel solo alla fascia medio-alta del mercato.

Il resto lo stanno facendo i governi e molte amministrazioni cittadine, come quelle di Londra e Parigi che hanno già fissato i tempi per mettere al bando le auto a gasolio. La guerra è aperta, specie dove le elettriche hanno una buona diffusione, come in Norvegia, e dove sono già state avanzate proposte di legge al fine di eliminare le auto diesel (ma anche quelle a benzina) entro il 2025.

L’effetto-annuncio però rischia di essere fuorviante, e in alcuni casi anche controproducente. In Olanda, è bastato che il governo abbia iniziato l’iter legislativo volto a vietare la vendita a partire dal 2025 delle vetture nuove con alimentazione tradizionale, per farne crollare immediatamente le vendite: meno 8,2% in luglio e meno 12,1% in agosto. Un colpo non indifferente, che ha fatto scendere le immatricolazioni dall’inizio dell’anno del 5,2%, unica nazione dell’Unione Europea con il dato negativo da gennaio.
Ma se il futuro pare abbastanza chiaro per un Paese come l’Olanda, che d’altronde ha la più bassa quota di veicoli diesel in Europa (27,1%) e dove si vendono più del triplo di vetture elettriche rispetto all’Italia, lo è molto meno altrove. Come nel nostro Paese, dove l’immatricolazione di auto diesel nuove è addirittura aumentata di un punto percentuale nel primo trimestre del 2016 rispetto ad un anno fa, raggiungendo il 56,4% del totale. La rivoluzione insomma, almeno da noi, potrebbe dover attendere qualche anno di più.

4 commenti
  1. robert
    robert dice:

    Letto quanto si dice sui motori benzina/disel e sui Vs. commenti, vorrei acquistare un auto nuova; Un auto di media cilindrata sono quasi tutte a disel o benzina, io la vorrei a gas ma non si trovano.
    La prendo a benzina e la trasformo a gas? L’elettrico costa un po troppo ora.
    Cordiali saluti

  2. Roberto
    Roberto dice:

    In tutto questo mi lascia perplesso che proprio la FIAT (o FCA se preferite) non ha alcun interesse verso l’ibrido e l’elettrico. Ha in produzione solo il numero “esatto” di 500 elettriche necessarie per consentire la vendita di auto in California ma non sta proponendo assolutamente nulla di interessante. Piuttosto ha preferito insistere con una motorizzazione twin air (fallimentare) alimentata a metano che non ha molta diffusione di distributori in Italia. Intanto tante altre case automobilistiche stanno offrendo ibridi e plug-in molto interessanti mentre in Italia restiamo a guardare.

  3. Renato Ronco
    Renato ronco dice:

    Sic transit gloria mundi! Alle soglie del 2000 il diesel sembrava la pietra filosofale dell’auto, oggi è vista come la peste. Io non l’ho mai amato ma bisogna riconoscere che ha stimolato e realizzato un grande progresso tecnologico che comunque rimarrà. E se anche l’elettrico seguisse la stessa parabola?

  4. Marcello Pirovano
    M. Pirovano dice:

    Analisi assolutamente condivisibile in generale e per alcuni paesi che già sono storicamente e per cultura più rispettosi dell’ambiente e non solo per quanto riguarda ii problemi attribuibili al trasporto su strada. Io conservo la speranza che nei 10/15 anni che dovrebbero mancare al de profundis del diesel lo sviluppo tecnologico sia in grado di cambiare le prospettive, specie per quanto riguarda i veicoli pesanti e da lavoro.

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