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Dove va l’automobile ?

L’estate è andata, i fuochi d’artificio sono finiti (quanto meno sulle riviere: continuano quelli romani…) e per il mondo dell’auto si ripropone il poco entusiasmante scenario prevacanziero, forse anche un po’ peggiorato.

Le statistiche commerciali sono quelle che sono: in Italia le immatricolazioni da gennaio ad agosto sono state 1.325.162, pari al 3,02% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. E se si scorporano le auto immatricolate dalle società di noleggio, il calo risulta ancora maggiore: arriva al 4,3%. E il trend non è solo italiano. Nei 28 paesi UE, le 10.520.238 auto immatricolate nei primi 8 mesi dell’anno significano un calo del 3,2%. Non è neppure una contingenza passeggera: dei dodici mesi dal settembre 2018 ad agosto 2019, nei mercati dell’UE i mesi in “rosso” sono stati ben dieci.

E chi si occupa di previsioni va oltre questi dati. L’agenzia di analisi economiche Standard & Poor’s ha pubblicato uno studio in cui prevede per il 2019 un calo tra il 2 e il 3% delle vendite mondiali di auto. Il cedimento più forte è previsto in Cina (tra 7 e 9% in meno), mentre negli Usa e in Europa la contrazione dovrebbe essere attorno al 2%. Lo stesso studio prevede un trend analogo per il 2020, con una prospettiva di ripresa soltanto per il 2021.

Dunque pare certo che in ballo ci sia qualcosa di profondo, che probabilmente va al di là dell’ambito delle quattro ruote. I temi ambientali hanno imposto un diverso approccio all’automobile e le prospettive sono di scenari molto diversi rispetto non solo al passato ma anche all’attualità.

“Il futuro è l’auto elettrica” è il concetto che è passato, e si potrebbe pensare che tutti scalpitino per poter viaggiare a zero emissioni. La realtà dei numeri però è molto diversa. Le auto elettriche sono ancora cenerentole non solo sulle strade, ma anche nelle statistiche delle consegne e nei report degli ordini.

In Italia negli 8 mesi da gennaio ad agosto le vendite di auto elettriche sono cresciute del 108,7%, ma l’entità è sempre modesta: 6.451 unità, su un totale di oltre 1,3 milioni… La situazione è poco diversa anche in Europa. Da gennaio a giugno (ultimi dati ACEA disponibili) le vendite di auto “alternative” alla benzina e al gasolio sono state 724.599, in aumento del 27,5%. Di queste, le auto elettriche sono state 125.344, con un incremento sul 2018 del 90,9%. Anche a considerare le vetture con la soluzione plug in si arriva a 197.813, con crescita del 37,8%. Ciò mentre le immatricolazioni di auto a benzina sono state 4.818.367 (+1,7%); quelle di vetture diesel 2.574.756, in calo del 17,2%. Dati che parlano.

Nel frattempo, quotidianamente arrivano notizie su novità e iniziative inerenti la mobilità elettrica. Tanto per esemplificare, Nissan ha raggiunto un accordo con la francese EDF (l’azienda nazionale d’oltralpe che produce e distribuisce l’elettricità) per installare una rete di moderni punti di ricarica tipologia V2G (e l’iniziativa riguarderà anche l’Italia). Un programma anch’esso relativo alla tecnologia V2G è stato annunciato da FCA e Terna per il varo di una rete sperimentale di 700 colonnine di ricarica attraverso cui, tra l’altro, la rete di distribuzione dell’energia elettrica può anche “succhiare” la carica delle auto per immetterla nella sua rete…. In materia, l’annuncio forse più rilevante è quello che riguarda il gruppo Daimler che ha sottoscritto un accordo con la cinese CATL per la fornitura di batterie per i camion Mercedes.

Tutto ciò accompagnato da non meno numerose iniziative industriali, come l’accordo tra Francia e Germania per l’avvio della produzione di batterie per l’automotive e i nuovi modelli a trazione elettrica di cui riferiscono le cronache, come la nuova Renault Zoe, annunciata con una autonomia di 390 km, sia pur con specifica “misurati secondo la modalità WLTP”). Ma non solo, non mancano le iniziative commerciali volte a conquistare adepti all’auto elettrica. Per esempio Volkswagen che taglia drasticamente, cioè circa 7 mila euro di meno, il prezzo della Volkswagen eGolf, per non farla sparire di fronte alla novità ID.3 in arrivo a metà 2020.

Dunque non ci sono dubbi: la prospettiva è quella.

Quello che non è chiaro invece è come si prevede di affrontare la fase di transizione dal “tutto petrolio” all’elettrico. L’industria automobilistica è imponente e non è facile immaginare come possa gestire tale trasformazione se il ritmo di assorbimento della novità elettrica è quello odierno, evidenziato dai numeri delle statistiche. Anche ad aumenti percentuali a tre cifre occorrerà un periodo lungo. Parecchio lungo. Già è assodato che l’industria dei veicoli per la mobilità elettrica richiederà molti meno addetti di quelli dell’auto “termica”, ma ad apparire inquietante è appunto come potrà concretizzarsi la transizione, se l’industria da un lato vede calare il proprio giro d’affari per il calo delle vendite dei veicoli a gasolio e in parte anche a benzina, e dall’altro deve vedersela con un mercato restio a concretizzare le belle intenzioni “elettriche”.

La cosa potrebbe essere solo una questione di dotta discussione economica-ingegneristica se non fosse che l’industria dell’automobile oltre che imponente è anche strategica, non nel significato militare, ma in quello economico. Nel senso che crea da sempre ampie opportunità di lavoro, e una fase di incertezza e difficoltà porta pesanti conseguenze sull’andamento economico e sull’occupazione•

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