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Due bei libri dedicati alla Citroen Mehari

Passeggiando tra più o meno antiche meraviglie su due e quattro ruote, ad Auto e Moto d’ Epoca di Padova ci si poteva imbattere nella Citroen Mehari, che quest’anno, come abbiamo già raccontato su Autologia.net, compie mezzo secolo.  http://autologia.net/il-sessantotto-della-mehari-la-fantasia-al-potere/

In due Citroen Mehari, in realtà: una – color arancio – testimoniava la storia del modello, l’altra – verde – una sua speciale storia; entrambe raccontate in altrettanti libri, presentati in compagnia degli autori.

“Citroen Mehari – la francese avventurosa” è storia che più completa non si può: esce dritta dagli archivi del Centro Documentazione Storica Citroen, cioè dal lavoro di Maurizio Marini e Ilaria Paci  che del Centro sono i creatori e gli animatori, con una passione e una competenza che qui balzano agli occhi già scorrendo le pagine, coloratissime come la loro protagonista. Ci si troveranno le origini e l’evoluzione – collocati nella storia della marca – dell’intuizione di Roland de la Poype, aviatore eroe di guerra e poi industriale della plastica, che in fin dei conti propose con la Mehari  un’incarnazione automobilistica della cultura pop anni ’60. Ed é certo che la Mehari fece molto più l’amore che la guerra, visto che la sua versione “Armée” non ebbe grande fortuna, proprio per quei caratteri di leggerezza e agilità un po’ temerarie e per quell’implicita promessa di allegria che la resero invece popolare presso il pubblico più giovane. “La francese avventurosa” si apre però con una fotografia che può apparire incongrua: che ci fa Martin Schulz seduto al volante di una Mehari- verde (Vert Tibesti per l’esattezza)?

E per questa via la piccola bibbia meharistica si collega all’altro libro presentato alla mostra di  Padova, che ha per titolo un numero di targa : “NA K14314 – le strade della Mehari di Giancarlo Siani”, quella della fotografia con Schulz e che ora stava esposta a Padova, accanto all’altra (Orange Kirghiz, sempre per l’esattezza). L’autore – per le edizioni di Alessandro Polidoro – è Paolo Miggiano, giornalista, scrittore, criminologo e per trentaquattro anni elicotterista della Polizia di Stato (…da un aviatore all’altro!).

Quella che racconta è la storia di una Mehari usata e di un giovane aspirante giornalista, Giancarlo Siani, che l’acquistò nel 1983 a Bologna e se la portò a Napoli, dove viveva e scriveva per “Il Mattino”. Centinaia di articoli da cronista “abusivo” che si occupava di tutto, correndo per le strade di Napoli e di Torre Annunziata su quella Mehari. Si occupò anche di camorra e infilò la strada giusta, racconta Paolo Miggiano, tanto che il 23 settembre 1985 fu ucciso con dieci colpi di pistola sotto casa sua, al Vomero, sulla Mehari appena parcheggiata. La vicenda di Giancarlo Siani è stata raccontata molte volte: per tutte citeremo il film “Fortapàsc” di Marco Risi. Ma importa qui ricordare come ventotto anni dopo l’assassinio di Giancarlo, la sua Mehari si rimise in viaggio: per volontà del fratello Paolo e con il sostegno della fondazione Pol.i.s, di Libera, del Coordinamento Campano familiari vittime innocenti, di Associazione Ossigeno per l’informazione, oltre naturalmente a quello discreto del Registro Italiano Auto Storiche Citroen, del Centro Documentazione e di Citroen Italia.

Affidata a Paolo Miggiano, il 23 novembre 2013 la Mehari NA K14314 attraversò Napoli guidata da Roberto Saviano, don Luigi Ciotti e tanti altri, percorrendo il tragitto quotidiano di Giancarlo verso la sede del suo giornale. La Mehari andò poi a Roma, accolta da Boldrini e Grasso e dal 3 al 5 dicembre fu esposta a Bruxelles in Explanade Solidarnosc, davanti al Parlamento Europeo: ed eccoci alla foto di Martin Schulz. Da allora la Mehari non si e’ più fermata: scuole, associazioni, enti, università….Paolo Miggiano racconta questo e molto altro ancora, in un libro i cui diritti d’autore sono devoluti al Premio Giancarlo Siani della scuola di giornalismo dell’università Suor Orsola Benincasa. L’autore ha sottolineato, nel libro e a Padova, di aver voluto raccontare la storia di un giovane giornalista abusivo, un precario, ucciso pero’ per aver scritto “ciò che gli altri sapevano, ma non scrivevano”. Cosa non da poco, per un’ epoca come l’attuale, in cui attaccare (quando va bene…) la libertà di stampa è divenuto regola….

Ma ci piace sottolineare anche un altro punto di incontro, tra le storie raccontate dai due libri: sta in quella promessa di allegria che la Mehari portava con sé e che Paolo Siani ci conferma, almeno per qualche ora, mantenuta: “Tornammo da Bologna con il vento negli occhi, il rumore nelle orecchie e con in tasca solo i soldi per la benzina, ma Giancarlo era felice. Noi eravamo felici!”

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