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Il circuito di Monza: la storia, parte seconda, la Ferrari

L’altro mito italiano, arriva anni dopo, ma si lega indissolubilmente alla Formula 1, ai successi dove un grande cuore rosso invade festosamente la pista. Testo tratto da un articolo pubblicato sulla rivista Gentleman, completato da un’intervista a Stefano Domenicali del 2013.
Era l’11 settembre 1949, quando Giovanni Canestrini, storico giornalista automobilistico e ideatore della Mille Miglia, così commentava la corsa di Monza: «In un’ecatombe di macchine, di motori, di uomini si è risolto questo X Gran Premio d’Europa. Solamente nove concorrenti su ventiquattro si sono classificati, ma il vincitore è pienamente meritevole, nella scia di Alberto Ascari solo avversari stremati. La gara, prova tecnica di eccezionale significato, ha collaudato e portato alla vittoria questa dodici cilindri, la quale rappresenta il primo prodotto nuovo del dopo guerra ed è l’espressione della tecnica e del lavoro di quel nuovo ammirevole organismo industriale che Enzo Ferrari ha creato a Maranello». La 125 conquista la prima vittoria per una Ferrari a Monza, una serie di diciassette successi nella massima formula, cinque conquistati da Michael Schumacher tra il 1996 e il 2006, albo d’oro al quale si aggiunge Fernando Alonso nel 2010. Fino a oggi, il Cavallino ha archiviato sedici mondiali costruttori dal 1961 al 2008: la scuderia più vincente nella storia della Formula 1, primo marchio assoluto e unico concorrente sempre presente dal 1950, data di inizio del campionato.
Oltre la storia sportiva, è importante rimarcare le parole circa la tecnica e il lavoro dell’industria di Maranello: espressioni da soppesare, riportandole a quell’Italia ancora in buona parte da ricostruire. Mentre qualcuno dimostrava di pensare in grande e di saper guardare avanti, molto avanti. Fino a diventare un simbolo dell’Italia, ambasciatore del made in Italy nel mondo: perché il marchio Ferrari, sulle piste e sulle strade, rappresenta il successo dell’eccellenza. Quando Enzo Ferrari sosteneva che il museo del Cavallino erano le strade di tutto il mondo, anticipando una visione planetaria, globale. Sviluppata dal dinamismo e dalla creatività di Luca Cordero di Montezemolo: accanto al Drake dal 1973, festeggia al 46° GP d’Italia a Monza (vittoria di Clay Regazzoni) i due mondiali piloti conquistati da Niki Lauda (’75 e ’77) e i tre costruttori consecutivi. Nuovamente a Maranello dal 1991, da presidente, definisce la struttura, vincente con i titoli di Schumacher e Raikkonen e i sette allori costruttori tra il 2000 e il 2008.
Successi sui mercati, e il mondo si trasforma: Ferrari diventa anche sfilata di moda, bandiera e punta estrema della visibilità per investimenti che vendono bene. Design e classe, storia e fascino, prestazioni e corse su strada e in pista, per un mito che nasce dalle gare. Stefano Domenicali, il team principal della F1, dirige la Gestione Sportiva fino al 2014 con una particolare passione per le piste: è nato a Imola, in Ferrari dal 1991 si è occupato dello sviluppo del circuito del Mugello (proprietà Ferrari) e ha una residenza anche nei pressi di Monza. Perché il fascino del Cavallino è nato in pista e si alimenta dalla passione, a livelli che poche squadre possono vantare. Lo spettacolo della sconfinata e festante invasione di pista alla fine di ogni Gran Premio di Monza è unico ed emozionante: una marea rossa che rappresenta il valore di un brand, sapientemente portato ai massimi livelli mondiali.

L’intervista
Nel 2013, così Stefano Domenicali risponde alle domande di Gentleman.
La passione per le corse: scaturisce dall’essere nato a Imola, o come ha origine?
– Certamente il fatto di essere nato a Imola è la ragione che mi lega a questa passione, sia per le quattro che per le due ruote, perché fin da bambino andavo a vedere le corse insieme agli amici alla Tosa. C’era una passione molto forte per tutti gli eventi sportivi, si andava lì dalla sera prima per vivere l’emozione dell’attesa insieme e poi, quando la gara iniziava, dopo due giri qualcuno si addormentava per la stanchezza… Ho iniziato a frequentare la pista, come in molti facevano da ragazzi, aiutando gli organizzatori. Io mi occupavo di allestimenti all’interno del paddock. In questo modo ho conosciuto il mondo della Formula 1 e delle moto.
Una vita legata agli autodromi, da Imola a direttore di corsa al Mugello, e di casa in tutte le piste del mondo: quale il rapporto con Monza?
– Con Monza ho un rapporto un po’ particolare perché abito lì con la mia famiglia, mia moglie è di Monza e i miei figli frequentano le scuole lì. Possiamo parlare di un rapporto familiare molto stretto, anche se per motivi di lavoro ci sono davvero poco. Monza rappresenta la tradizione dell’automobilismo in Italia e il mio rapporto questa pista storica si è consolidato man mano che cresceva il mio ruolo all’interno dell’azienda.
Accade spesso che, in giro per il mondo, come italiano famoso e come immagine Ferrari, il nostro paese sia accostato all’autodromo di Monza, e come?
– L’autodromo di Monza viene associato per definizione alla tradizione automobilistica nel mondo e questa è una grande responsabilità che il circuito deve sentire anche per guardare avanti, per cercare di mantenere il giusto equilibrio tra l’attenzione alla tradizione e il rinnovamento delle strutture necessario per essere sempre al centro dell’attenzione, soprattutto in un periodo in cui la Formula 1 sta cambiando in maniera significativa.
A conclusione della gara di Formula 1, lo storico tracciato vede la festante invasione del pubblico: che emozioni suscita quella visione?
– Emozioni assolutamente straordinarie che io ho avuto la fortuna di vivere in momenti di grande gioia, salendo sul podio insieme ai piloti quando abbiamo vinto. Vedere quella marea umana cantare l’inno nazionale ti fa capire esattamente cosa voglia dire passione per questo sport e per la Ferrari, ma anche la responsabilità che la Ferrari ha in questo contesto.
Dalla sua residenza monzese, chiude le finestre per non sentire il rumore dei motori?
– Le mie finestre sono sempre aperte, perché quello dei motori per me non è rumore, ma qualcosa con cui sono cresciuto e che fa parte di me.
Rammenta quale sia stata la sua prima volta all’autodromo brianzolo?
– Sicuramente ero molto giovane, ma non ho un ricordo nitido della prima volta. E’ stato quando seguivo le corse da appassionato, non da professionista dell’automobilismo. La mia prima volta in veste Ferrari invece è stata agli inizi degli anni ’90.
Con quale auto le è capitato di girarci, per la prima volta?
– Non ho mai girato a Monza se non per fare un sopralluogo tecnico con le vetture della pista.
Che suggerimenti darebbe per girare a Monza a un guidatore che non ci fosse mai stato? Qualche consiglio per la gestione delle gomme lungo la percorrenza della parabolica, come se li stesse dando per radio?
– Sono per il rispetto dei ruoli, quindi non essendo un pilota non voglio dire cose che non conosco approfonditamente e lascio agli esperti in materia le raccomandazioni da dare a chi vuole girare a Monza.
E il ricordo più intenso, pubblico o privato, legato al circuito?
– Tra i vari ricordi, più o meno belli, uno dei più forti a livello emotivo è la scomparsa di Jarno Saarinen, campione finlandese di motociclismo, durante la quarta prova del Mondiale in calendario a Monza nel 1973. Ero un suo grandissimo tifoso, avevo il suo poster in camera, e l’epilogo tragico di quella gara mi colpì moltissimo.

In conclusione, un suggerimento: Monza non è un luogo proibito. Perché non andare a visitarlo? Gratuito nei giorni feriali e 5 euro da venerdì a domenica compreso il parcheggio dell’auto. Prezzi differenziati per le giornate di prove e gare, ma sempre accettabili, e paddock spesso gratis. Una buona passeggiata nel parco consente di scoprire l’autodromo da vicino, dalle vestigia storiche della sopraelevata al tracciato attuale, assaporando la lunghezza dei rettilinei e la difficoltà di ogni curva, anche leggendo i segni neri che firmano staccate, le percorrenze al limite dell’aderenza e qualche uscita verso le vie di fuga. Comprendendo quanto chiuda la Prima variante, o sia arduo trovare il punto di corda alla prima di Lesmo per non rovinare la seconda, come l’inutile ricerca del Serraglio, e l’infinita progressione per abbandonare la Parabolica; ci si rende conto di come siano rilevati i cordoli, e non sembra possibile che le Formula 1 impieghino solo pochi attimi per chilometrici allunghi. Una seconda possibilità, almeno una volta nella vita, è accedere al tracciato con la propria auto, una manciata di euro per mezz’ora nelle date riservate. Anche senza correre, assaporando il gusto di guidare nel tempo, evitando di sbriciolare freni e gomme: perché Monza, soprattutto sui primi, non perdona. Con tutto il fascino del circuito più antico tuttora in attività, vero e insuperato regno della velocità.
www.monzanet.it

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