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Il diesel e l’elettrico secondo le Case (e secondo noi)

Le Case auto hanno messo un punto fermo nella querelle sul diesel e sull’elettrico. L’hanno fatto con un documento  presentato al Dealer Day di Verona. Dicendo molte cose condivisibili. E qualcuna più discutibile. 

La nota porta la firma dell’Unrae, l’associazione che rappresenta le Case estere in Italia. Punta a evitare la demonizzazione del diesel, temendo il crollo di vendite in atto nel resto d’Europa. Ma con argomenti più articolati della difesa d’ufficio recentemente firmata dai petrolieri dell’UP.  E, soprattutto, chiede di gestire con ordine la transizione verso l’elettrico (e l’ibrido). .Vediamo qualche passaggio della nota, con il nostro commento:

Dice l’Unrae. “L’Istituto Motori del CNR ha presentato una ricerca con la quale fa chiarezza sulla evoluzione delle normative in materia di emissioni climalteranti e inquinanti, analizzando i possibili scenari che si verificherebbero con un significativo ricambio del parco circolante…è emerso che le tecnologie motoristiche in sviluppo saranno in grado di proiettare i motori convenzionali a  livelli di inquinamento praticamente trascurabile nel prossimo decennio e che il motore a combustione interna resta uno strumento strategico al fine di un’efficace transizione verso una mobilità “CO2 Neutral” per i paesi europei“.

Il nostro parere. E’ vero, è paradossale che si pensi di vietare il diesel proprio ora che sta diventando più pulito. Ma se questo accade è anche responsabilità dei costruttori. Resi meno credibili da scandali come il Dieselgate e a dall’intestardirsi nel mettere l’accento (ed esigere normative) solo sulle emissioni di Co2. Mentre il problema (per i nostri polmoni) dei motori a gasolio, notoriamente, deriva dalle emissioni delle famosi polveri. Abbiamo un timore: che i costruttori tedeschi vogliano piazzare in Italia i diesel che non riescono più a piazzare in Germania, dove la vendita sta crollando. Qui siamo ancora ben oltre il 50% di quota, una manna per le fabbriche tedesche.

Dice l’Unrae. “S’è interrotto il ciclo storico di allungamento della distanza media percorsa che, dopo il picco del 2013 (13,8 km) è scesa a 11,6 km. Nei perimetri urbani lo spostamento medio è di circa 4 km. Cresce la componente “erratica”: gli spostamenti per studio e lavoro sono meno del 50% di quelli extra-urbani e circa il 30% di quelli urbani.

Il nostro parere. In autostrada la distanza media percorsa è di 50 km. E anche i dati Unrae confermano che sulle lunghe distanze ormai si usa il treno o l’aereo. E che l’autonomia delle auto elettriche, ormai, basta per gli usi reali.

Dice l’Unrae. “Le moderne motorizzazioni diesel hanno raggiunto performance talmente avanzate in termini emissivi da scoraggiare ulteriori tentativi di miglioramento incrementale. Per ridurre ulteriormente le emissioni climalteranti delle autovetture è necessaria dunque una sostituzione con veicoli a diversa propulsione. Un processo lungo, che richiede investimenti e policy di accompagnamento. Certamente non basterà il progressivo “ostracismo” da parte delle amministrazioni più ambiziose in tema di qualità ambientale. Anche perché il diesel rappresenta tutt’ora il 56,4% dell’immatricolato.  Il parco auto italiano è tra i più obsoleti d’Europa e l’età media tende a crescere ulteriormente (era di 7,9 anni nel 2008 e oggi ha raggiunto i 10,9). Ma soprattutto preoccupano i 7,6 milioni di vetture Euro 0, 1, 2 a cui si aggiungono i 5,7 milioni di Euro 3. Paradossale che si dibatta di “uscita dal diesel” senza considerare che sostituendo questi veicoli con dei moderni Euro 6 (o anche Euro 5) si otterrebbe una drastica riduzione sia delle emissioni climalteranti che delle concentrazioni urbane di inquinanti.

Il nostro parere. E daje con quel “climalteranti”…Scherzi a parte, d’accordo che non si può fare di ogni diesel un fascio.

Dice l’Unrae. “Il Paese ha forti difficoltà ad investire in infrastrutture tradizionali (strade, parcheggi di scambio, manutenzione) e al momento non ci sono segnali concreti di voler investire in nuove infrastrutture a supporto di nuove forme di mobilità… Lo attesta il ritardo nella realizzazione di punti di ricarica per auto elettriche, ad oggi circa 2.700, in pratica un decimo della disponibilità tedesca. D’altra parte, a differenza dell’Italia, quasi tutti i Paesi del nord Europa stanno attuando i piani nazionali di sviluppo di un “numero adeguato di punti diricarica per garantire che al 2020 i veicoli elettrici circolino almeno negli agglomeratiurbani/suburbani....

Il nostro parere. Perfettamente d’accordo.  Diciamo da tempo che va incentivato non l’acquisto delle auto elettriche (in Italia, con FCA contraria, non sarebbe possibile), ma l’installazione delle colonnine.

Conclude l’Unrae. “Il Paese ha bisogno di condividere – tra tutti i soggetti coinvolti – un’ “Agenda della transizione”. Che faccia chiarezza sui problemi in essere e che tracci il percorso da seguire nei prossimi anni. L’”Agenda” dovrebbe innanzitutto:

  1. introdurre chiarezza nel riverbero mediatico attuale sulla questione emissiva. Si rischia, infatti, di far convergere sull’auto responsabilità ampiamente condivise con altri settori (la produzione energetica e industriale e la dimensione edilizia, innanzitutto);
  2. prevedere le infrastrutture necessarie, da un lato, per garantire la transizione verso la “e.mobility”. Al  momento attuale i veicoli elettrici trovano un ostacolo alla loro diffusione – oltre che nel costo di acquisto – nella sostanziale inesistenza di punti di ricarica. E, dall’altro, per favorire una maggiore diffusione dei veicoli a gas
  3. affrontare la questione diesel distinguendo nettamente tra vetture obsolete (Euro 0, Euro 1, Euro 2, Euro 3) e vetture con  ottime performance emissive (Euro 5, Euro 6);
  4. coordinare e armonizzare le misure adottate a livello locale che hanno impatto sulla circolazione (divieti di accesso selettivi in base alle omologazioni e alle motorizzazioni, zone a traffico limitato, road pricing, parcheggi a pagamento) evitando le soluzioni estemporanee come targhe alterne o “domeniche ecologiche”.
  5. Istituire una “Cabina di regia” che accompagni la transizione. Secondo il  principio della neutralità tecnologica, assicurando in pieno una mobilità sostenibile sia ambientalmente che economicamente”.

Il nostro parere. Il riverbero mediatico esiste, ma purtroppo, riguarda anche le fake news che si mettono in giro ad arte sull’elettrico. E si combatte facendo formazione, cosa che noi di Vaielettrico.it abbiamo iniziato a fare con corsi specifici per giornalisti. Giusto che l’Unrae faccia il suo mestiere difendendo i progressi fatti dai motori tradizionali. A patto che il mercato italiano non venga trattato come una terra di nessuno in cui mandare i veicoli che paesi più avanzati del nostro (Germania e Francia) cominciano a rifiutare. L’Italia non può stare fuori dalla sfida dell’elettrico. E sulla rete di ricarica anche i costruttori facciano la loro parte, come stanno facendo proprio nei due paesi citati sopra. (vaielettrico.it)

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