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La 24 Ore di Le Mans

Fascino, prestigio, emozioni. Innovazioni tecnologiche, strategie. Stress fisici e anche mentali. Le Mans vuol dire tutto questo. E la sua 24 Ore rappresenta inequivocabilmente “La Sfida” per eccellenza. La Corsa più romantica della Storia del Motorsport. Ancora oggi che siamo arrivati alla 83^ edizione e si sta per scrivere un’altra pagina di questa Leggenda. Si sono succedute tante generazioni di appassionati, eppure l’attenzione che si dedica ogni anno a questo evento non è mai scemata. E soprattutto non ha eguali in nessun’altra manifestazione motoristica.

Nel weekend che sta arrivando non ci sarà solo la 24 Ore, come capitava una volta quando a questa Leggenda venivano rispettosamente evitate concomitanze. Ci saranno anche il MotoMondiale e il Mondiale Rally in Sardegna, tanto per citarne due. Eppure possiamo stare certi che nessuna di queste manifestazioni potrà contare 300.000 spettatori paganti come invece succederà a Le Mans…

Tutto iniziò nel giugno del 1923. E da allora, sempre alla metà di giugno e sempre alle 16 del sabato, si accende il semaforo verde e frotte di vetture si lanciano per i rettilinei del circuito della Sarthe accumulando giri insieme all’orologio, finché quest’ultimo non dice che sono passate ventiquattr’ore. Nel 1923 i vincitori Lagache e Léonard (su una Chenard & Walcker) percorsero poco più di 2200 km, alla media dunque di 92 km/h. Oggi chi vince ne percorre di solito più di 5000. A più di 210 km/h di media…

Come si nota, la gara di durata, obiettivo “arrivare in fondo in qualche modo”, si è via via trasformata in una gara di velocità vera e propria. Con il “piccolo” dettaglio che il sistema vettura-pilota deve andare al massimo per un giorno intero. Mica banale…

Ecco che, di fatto, vincere la 24 Ore di Le Mans significa prendere il Master in Motorsport. Un riconoscimento prestigioso che si raccoglie solamente alla 500 Miglia di Indianapolis e, forse, al GP di Montecarlo. Un Titolo che vale tanto per i piloti, ma anche e soprattutto per i Costruttori, che possono dimostrare al mondo che le loro vetture sono le più veloci ma anche le più affidabili.

Già, perché non ci vuole nulla a Le Mans… una qualsiasi debolezza si può trasformare in una ventata terribile che scaraventa la vettura in fondo allo schieramento. E tirarla su da lì può diventare un’impresa impossibile. Hai voglia ad aver dimostrato al mondo di essere stato il più veloce in pista, magari rimanendo in testa al gruppone per ore. Se tu non sei davanti agli altri quando l’orologio dice che di ore ne sono passate davvero 24, hai semplicemente perso. E un progetto lungo un anno, le intuizioni dei migliori ingegneri e i sacrifici dei meccanici più esperti non valgono più nulla. L’esempio più eclatante è quello del 2011 quando la Peugeot guidata da Bourdais-Lamy-Pagenaud arrivò seconda per soli 14 secondi. Dopo 24 ore…

Il dramma sportivo di Le Mans è che non hai subito un’occasione per rifarti, come bene o male capita in tutte le altre competizioni. Eh no, devi attendere un altro anno prima di poterci riprovare. Storia lunga…

Ecco perché Le Mans è una sfida micidiale. Può farti entrare nella Leggenda ma può anche rifilarti uno schiaffone che ti stordisce per settimane, mandando all’aria un anno di lavoro.

Si corre su un circuito semi-permanente di più di 13 km. E già da questo “numero” si intuisce quanto sia fondamentale che la macchina non abbia mai problemi e che il pilota sia sempre perfettamente efficiente. Ma si capisce anche quanto la fortuna possa amplificare o minimizzare l’impatto di una qualsiasi défaillance tecnica. Se il guaio capita poco prima del traguardo, i danni possono essere ancora contenuti. Se invece capita qualche metro dopo, è un vero disastro da cui non se ne esce più. Perché percorrere 13 km con un problema tecnico è un’agonia infinita per il pilota e anche per i componenti del team che lo aspettano ai box, pronti con l’adrenalina a mille per ricacciarlo in pista al più presto e al meglio.

Le Mans è un circuito velocissimo che negli anni ha subito diverse modifiche significative. Essenzialmente perché andare oltre il limite diventava progressivamente troppo facile. E quindi tremendamente pericoloso come testimoniano alcuni gravissimi incidenti. L’infinito rettilineo di 6 km di Mulsanne è stato doverosamente spezzettato in tre settori per evitare che le velocità potessero avere un’incidenza troppo elevata sul rischio. Non esiste più la sfida a battere i 400 km/h come alla fine degli anni ’80. Ma in fondo è molto meglio così…

Anche perché in ventiquattr’ore le occasioni di rischio sono comunque sufficientemente elevate. Basti pensare che corrono categorie di vetture molto diverse tra loro, con performance clamorosamente differenti. Prototipi LMP1 e LMP2, a diversi livelli di sofisticazione, e vetture GT, guidate sia da piloti professionisti che da gentlemen, si affollano tutte insieme sul circuito. Tra la migliore LMP1 e la più scarsa GTE Am possono “ballare” una cinquantina di secondi al giro. E anche se sono 13 i chilometri del circuito e i migliori ci mettono tre minuti e mezzo a percorrerlo tutto, capite bene che in una giornata di gara la frequenza di incontro è altissima. Soprattutto è enorme la differenza di velocità al momento del doppiaggio. Per cui i piloti devono assolutamente vedersi bene e sincronizzarsi. Specialmente di notte, o peggio ancora, all’alba…

Le Mans vuol dire soprattutto Porsche, almeno per buona parte della sua Storia. La casa di Weissach ha costruito il proprio prestigio nel Motorsport essenzialmente grazie alle 16 vittorie assolute, tra il ’70 e il ’98. Poi se ne sono andati, lasciando il campo libero ai “cugini” dell’Audi che hanno letteralmente “asfaltato” tutti gli avversari che gli sono capitati, vincendo 13 edizioni in 15 anni. Un’enorme dimostrazione di forza continuata comunque anche l’anno scorso, quando i “cugini” della Porsche sono tornati in forze. Per vincere. E sono stati velocissimi proprio come le favorite Toyota. Ma allo scoccare della 24^ ora davanti c’era ancora un’Audi. Sempre e comunque meno fragile degli avversari.

Sabato e domenica prossimi la sfida si ripropone su un ranking di prestazioni leggermente diverso rispetto all’anno scorso. Le Porsche sono le più veloci in assoluto, e non di poco. Le Toyota non sono più loro e hanno perso il ruolo di favorite. Ma le Audi sono sempre e ancora lì. Un carro armato affidabilissimo, sempre e comunque prestazionale. Tanto per iniziare e a dispetto dei pronostici, hanno vinto le prime due gare del WEC, il Campionato Mondiale Endurance in cui si sfidano le stesse vetture…

Difficile fare un pronostico, come al solito. Sarà ancora una volta una gara emozionante che varrà la pena vedere. Io ve la consiglio. Perché Le Mans è ancora sempre la Corsa più romantica.

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