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La Formula 1 è nelle mani dei giovani piloti, come avevamo anticipato già sei anni fa

Scorrendo giornali sportivi e non, oltre a varie riviste specializzate, osservo che – specialmente in questa parentesi di pausa causata dal Coronavirus – si sta scoprendo la “novità” che la Formula 1 ormai è, o sarà, nelle mani dei giovani piloti.

E, se permettete, mi vien da sorridere. E con me dovrebbero sorridere tutti i lettori di Autologia.net che, se ben ricordano, hanno scoperto questa realtà esattamente sei anni fa !

Si, perché risale a ben sei anni or sono un mio intervento su Autologia intitolato: “Formula 1 del futuro: piloti 2.0”. Anzi fu il mio primo intervento su Autologia, il 21 dicembre 2014 per la precisione.

Ora non voglio certo atteggiarmi a mago preveggente del futuro, ma vale la pena di riproporre oggi quel “pezzo”.

Sono andato a rileggermelo e ne ho constatato l’ attualità, a parte ovviamente qualche nome ed i sei anni trascorsi.

Se non ci credete leggetelo. E scoprirete quante previsioni si sono avverate, compreso il cambio di passo della Ferrari che si è aggiornata con l’ingaggio di Leclerc.

Credo non ci sia nemmeno una parola da cambiare.

Buona lettura!

http://autologia.net/formula-1-del-futuro-piloti-2-0/

Formula 1 del futuro: Piloti 2.0

21 dicembre 2014  di Renato Ronco

Eh si! Gli appassionati di Formula 1 dovranno adeguarsi, cambiare mentalità in futuro. Quest’anno ha fatto scalpore e suscitato discussioni l’ingaggio da parte della Toro Rosso di due giovanissimi piloti: Max Verstappen e Carlos Sainz, 17 anni il primo, al momento dell’annuncio, 19 il secondo. Ed il passaggio del ventenne Kvyat al volante della Red Bull per sostituire Vettel. Eppure sarà questo il trend. E vi spieghiamo il perché.

Già quest’anno, se ci avete fatto caso, in molti team il pilota più giovane ha quasi sempre sopravanzato il compagno di squadra. Ricciardo nei confronti di Vettel, Kvyat rispetto a Vergne, Bottas su Massa, ed altri ancora. E sarà sempre più così. I giovani piloti della generazione 2.0 sono più abituati alla gestione digitale delle attuali vettura di Formula 1: il volante è ormai una centralina elettronica che il pilota deve continuamente manovrare per modificare la frenata, la carburazione, i consumi e più che altro l’interazione fra le tre motorizzazioni. Quella meccanica e le due elettriche. Il tutto ad un ritmo che a noi appare frenetico, ad ogni giro, ad ogni curva, modificando le regolazioni durante il Gran Premio. Una enorme massa di informazioni da gestire e tradurre in impulsi operativi. E viaggiando sempre a velocità elevatissime. Una serie di azioni che, è vero, tutti i piloti devono e sanno fare, ma c’è sempre una piccola differenza. Una frazione infinitesima di secondo che intercorre fra la necessità, la decisione e l’azione stessa. I giovani cresciuti a pane ed elettronica, nell’era digitale degli anni 2000 sono ormai assuefatti ad un sistema di reazioni incredibilmente veloce.

Provate ad osservare un bimbo di due anni di fronte ad un tablet e scoprirete con quale naturalezza, velocità e precisione completa un puzzle di immagini o apprende la dinamica di qualsiasi altra operazione. E pensate di conseguenza a quali saranno le sue reazioni fra 10 – 15 anni dopo che avrà frequentato fior di computer: ecco cos’è la generazione 2.0 che anche in Formula 1 sfonderà nel futuro.

E allora, dirà qualcuno, l’esperienza, il coraggio, la sensibilità, l’astuzia, la tattica non servono più? E’ ovvio che debbono esserci: sono le qualità di base ed indispensabili per un pilota. Ma a parità di doti la generazione 2.0 avrà quel piccolo vantaggio che farà la differenza.

E’ per questo che ci sorprende un po’ la scelta Ferrari di affidarsi a due piloti che giovanissimi non sono più: è vero, possono vantare ben 5 titoli iridati ( 4 Vettel ed 1 Raikkonen) ma non vorremmo doverne constatare l’impotenza di fronte alla dittatura della generazione di piloti 2.0 che avanza.

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