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La Panda come il maiale: non si butta via niente

La notizia in sé non fa scalpore: da quanti anni di fila non ricordo nemmeno più, l’auto più rubata in Italia continua ad essere la Fiat Panda. Succede perché è sempre in vetta alla classifiche delle vendite? Può essere una buona ragione, se ne vendono sempre tante vuol dire che in tanti la vogliono.
Ho provato a capire, a chiedere, a informarmi chiedendo anche al mondo dei rottamatori. Le risposte, però, non sono state molto convincenti. Pare infatti che il numero delle vetture demolite non corrisponda e nemmeno si avvicini al numero di quelle sottratte ai legittimi proprietari. Se così fosse salterebbe la teoria che vecchi numeri di telaio finissero irregolarmente sulle auto rubate e poi rimesse in circolazione con targhe pulite.
Anche l’idea che finiscano all’estero, nascoste dentro bisarche più o meno improvvisate, pare essere molto credibile. I mercati dell’est europeo, quelli verso cui il grosso delle auto rubate confluisce, paiono per nulla interessati alle utilitarie di casa Fiat, per quanto offerte a prezzi molto convenienti. Mi dicono che rischi, costi di trasporto e margini troppo bassi sconsiglierebbero questo tipo di operazione. Meglio, molto meglio, usare questo canale per le grosse vetture premium (le berline tre volumi come preferite) non necessariamente della versione più recente.
Le Panda, allora? Non si rivendono: si demoliscono e finiscono sul mercato sotto forma di ricambi d’occasione. La crisi economica che sia avvia al nono anno consecutivo sarebbe la ragione principale dietro al commercio di ricambi dall’origine incerta.
Per risparmiare, in molti casi con l’intenzione di arrivare in qualche modo al momento della sostituzione del veicolo di proprietà, meglio spendere poco e allungare la vita al mezzo bisognoso. Il dialogo sarebbe grosso modo questo: “ Mi dispiace ma dopo l’incidente bisogna sostituire anche il differenziale”. “Ma quanto mi verrà a costare?”. “Abbastanza, purtroppo”. “ Ma lei non ne avrebbe sotto mano uno usato ma in buone condizioni. Sa, giusto per tirare avanti un paio d’anni. Dopo magari cambierò quest’auto con una più nuova…”. “Beh, forse ne posso avere uno. E’ quasi nuovo…”. “E quanto spenderei?”. “La metà. Ovviamente in nero”. L’ultima parolina sarebbe quella più attesa dal cliente.
Pare che come accade con il maiale, della Panda non si butti via niente. Paraurti, fiancate, portiere, vetri, sedili, specchietti sono la manna dei carrozzieri più disinvolti. Gli organi meccanici sono preda delle officine meno affidabili. I libretti di circolazione ambitissimi dal sottobosco illegale.
In più le Panda sarebbero prede facili. Spesso parcheggiate all’aperto, spesso in strade poco illuminate e meno controllate dalle telecamere fisse, molto spesso senza sofisticati sistemi antifurto, praticamente mai protette da sistemi di controllo satellitari o con appariti elettronici di localizzazione. Si dice che basti meno di un minuto per rubarle e meno di un giorno per sventrarle e smerciare il tutto. Sembra anche che ci siano vere e proprie organizzazioni che comprano all’ingrosso e poi abbiano i loro canali per la vendita al dettaglio.
Il quadro è disegnato quasi come inevitabile, ma non sorprende troppo. Si tratterebbe dell’ennesima guerra tra poveri: spesso non agiato il proprietario, spesso in difficoltà economiche l’acquirente finale. In mezzo la malavita ufficiale e quelli che lo fanno per tirare avanti l’attività e si danno così una facciata meno compromessa.
Mi sono sentito anche dire: “Non si indigni troppo, in fondo una sola vittima ha reso felici tante altre persone. Provi a contarle: i ladri, i ricettatori, i rivenditori e i tanti clienti…”. (tratto dal Blog di Carlo Cavicchi su Quattroruote.it)

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