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La roulette di Indianapolis

La grande corsa, carica di attese, ha dato il suo verdetto. Che ha premiato il giapponese Takuma Sato, ex pilota di Formula 1, al termine di una gara tiratissima fino all’ultimo metro. Anzi si può dire fino all’ultimo centimetro. Per la gioia del Giappone intero.
E la fortuna ha premiato forse il meno indicato dei protagonisti, punendo invece il più atteso dalla folla dei 500.000 e dal mondo degli appassionati: Fernando Alonso.   (leggi l’art.”Indianapolis: “The greatest race in the world”)
Confermando che Indianapolis è proprio una roulette come, ed anzi più, del Gran Premio di Monaco, dove ormai non si sorpassa più. Infatti la corsa “salotto” del Principato con le auto ulteriormente allargate nelle dimensioni su di un tracciato che oggi è ancor più stretto di una volta – per motivi di sicurezza – e con le potenze smisurate dei motori attuali non è più una roulette: il Casinò risente delle moderne bische via internet ed il Gran Premio risente delle moderne tecnologie. Chi parte in prima fila ha già la corsa in tasca. E la Ferrari ha ipotecato il successo alla vigilia coprendo tutta la prima fila dello schieramento.
Indianapolis invece ha confermato la sua legge: i primi quattro quinti della gara servono a scremare il parco dei protagonisti, fra incidenti, errori e cedimenti meccanici. E poi l’ultimo quinto offre il piatto forte della competizione. Addirittura in questa edizione nelle ultime battute erano almeno cinque i possibili vincitori. (Leggi l’art: “Indianapolis è partita (seconda parte)”)
Purtroppo tra questi non era rimasto Alonso che è stato in testa per 36 giri ed ha dimostrato al mondo ed a tutti i suoi colleghi la propria grandezza: non è da tutti arrivare ad Indy e mostrare tanta maestria nell’affrontare l’ovale a 370 km. orari, nell’entusiasmare con i suoi arditi sorpassi, nell’assorbire in pochissimo tempo il difficile gioco delle scie e quello ancor più complesso delle strategie.
Purtroppo un cedimento del motore lo ha appiedato nel momento topico della competizione quando mancavano 21 giri sui 200 per concludere, ed era in rimonta prepotente. Davvero sfortunato. La Honda che pure ha vinto con una macchina dello stesso team di Alonso – il team di Michael Andretti – gli ha dato un motore che non gli ha permesso di giocarsi la vittoria nelle ultime battute. E quanto ci avrebbe tenuto la Casa giapponese ad affermarsi con Alonso!
La lotta per il successo è stata comunque emozionante ed il giapponese Sato ha preceduto di un soffio l’esperto Castroneves, già vincitore qui per tre volte. Quasi non ci credeva il brasiliano di essersi fatto sfuggire la sua quarta “500 miglia”. Ma la roulette di Indianapolis aveva scelto il numero 26 e non il 29 di Alonso per equipaggiare con il motore Honda giusto la Dallara.
E così il “colpaccio” non è riuscito a Fernando. Che però si è divertito un “sacco” e qui tornerà per vincere.

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