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La svolta. Fiat-Chrysler ritira l’offerta: salta la fusione con Renault

Clamorosa rottura delle trattative nella notte. Fca: «In Francia mancano le condizioni politiche per l’accordo». Decisiva anche la contrarietà di Nissan

La svolta, clamorosa e inattesa, è arrivata nella notte. Fiat Chrysler Automobiles ha infatti ritirato la sua offerta di fusione con Renault perchè in Francia “mancano le condizioni politiche”. In un comunicato diffuso nella notte, la casa del Lingotto ha annunciato “con effetto immediato”, il ritiro dell’offerta d’integrazione da 33 miliardi di euro, dopo il cda presieduto da John Elkann che si è tenuto a Londra. Poco prima, Renault, al termine della riunione del board iniziata nel tardo pomeriggio di ieri e andata avanti per oltre 6 ore, aveva fatto sapere di “non essere stata in grado di prendere una decisione sull’accordo a causa della richiesta manifestata da rappresentanti dello stato francese di posticipare il voto ad un altro consiglio”. Secondo indiscrezioni, a votare contro la proposta di fusione nel cda di Renault sarebbe stato solo il governo francese ma alla fine a mettere i bastoni tra le ruote sono stati i giapponesi di Nissan. Secondo il Wall Street Journal, i due rappresentanti della Casa di Yokohama avrebbero ritirato il sostegno alla proposta di fusione alimentando tra i francesi dubbi sull’impegno nipponico a preservare l’Alleanza in caso di di via libera alla fusione tra Fca e la Renault. Il governo transalpino, intenzionato ad approvare l’aggregazione solo con precise garanzie sul prosieguo del sodalizio franco-nipponico, avrebbe preso atto dei tentennamenti dei giapponesi e quindi chiesto di posticipare il voto consiliare.

Per Fca sfuma un accordo che avrebbe garantito 5 miliardi di euro risparmi all’anno, importanti sinergie soprattutto sul fronte delle alimentazioni elettrificate ed economie di scala decisive per garantirsi un futuro forte e la prospettiva di diventare parte del primo Gruppo mondiale dell’auto. Anche Renault perde gran parte di queste prospettive, e tutti i vantaggi che una fusione del genere avrebbe generato. Nel comunicato di questa notte, Fca ha chiarito che a far saltare l’operazione è stato proprio l’esecutivo di Parigi, principale azionista della casa di Boulogne-Billancourt con una partecipazione pari al 15%. In Francia “non vi sono attualmente le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo”, ha tuonato il Gruppo italo-americano. Nella nota pubblicata questa notte Fca precisa di continuare “ad essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti”. Fca ha poi espresso la propria gratitudine ai vertici di Renault e ai suoi partner Nissan e Mitsubishi “per il loro costruttivo impegno in merito a tutti gli aspetti della proposta”.

Le posizione in campo sulla vicenda sono abbastanza chiare. «Le nozze non si celebreranno a qualsiasi condizione», aveva avvertito subito il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, lasciando presagire che qualcosa non stava funzionando. Parigi, per acconsentire alla fusione, ha reclamato una sede operativa Fca-Renault in Francia, garanzie sui siti industriali e sull’occupazione, e ha preteso una poltrona per un rappresentante governativo nel nuovo cda che sarebbe dovuto essere paritetico, formato da quattro membri per parte. A John Elkann sarebbe potuta spettare la presidenza, mentre l’amministratore delegato del nuovo colosso dell’auto sarebbe dovuto essere di sponda transalpina e tra i nomi indicati da Parigi c’era quello dell’attuale Ceo di Renault, Jean-Dominique Senard. Nel nuovo gruppo la quota pubblica francese si sarebbe diluita al 7,5%.

Da Roma a seguire da vicino la trattativa è stato il vicepremier Luigi Di Maio. «Stiamo monitorando l’operazione per conoscere il notevole valore aggiunto che dovrà portare all’Italia. Diamo per scontato che si salvaguardino prima di tutto i lavoratori e che, piuttosto, attraverso il mantenimento e il potenziamento del piano di investimenti sugli stabilimenti italiani, questi aumentino nel prossimo futuro”, aveva dichiarato Di Maio.

Dopo l’annuncio sulla mancata fusione i titoli Fca hanno perso il 3,4% nelle contrattazioni after-hours anche se la società ha assicurato che “continuerà a perseguire i propri obiettivi implementando la propria strategia indipendente”. Reagiscono negativamente anche i titoli di Nissan (-1,10%) e Mitsubishi Motors (-4,70%), partner di Renault. E proprio l’alleanza con la Nissan era stata al centro dell’attenzione degli osservatori durante i negoziati tra e due case auto europee, per via dei rapporti ancora in corso di definizione tra Parigi e Tokyo. L’azienda transalpina controlla il 43% della Nissan, mentre la casa auto nipponica possiede appena il 15% dell’alleato francese, senza diritti di voto, malgrado Nissan continui a vendere un numero di gran lunga superiore di auto: nel 2018, pari a 5,65 milioni di vetture, contro i 3,88 milioni di Renault. (avvenire.it)

 

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