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L’infaticabile “signor Presso” soccorritore degli smemorati

Considerazioni sulla mancanza dell’uso delle “preposizioni articolate”. “Apud me” (a casa mia) la consuetudine è diversa da quella dilagante, voi “trapassate oltre senza farvi presso”. Parola del padre della lingua italiana Dante Alighieri.

L’Ospite di Autologia: Renato Cortimiglia.

Vi presento il “signor Presso”. Da tempo diventato il soccorritore instancabile, emulo involontario di Aleksej Grigor’evič Stachanov, usato e abusato da tutti i responsabili della moderna comunicazione. Avverbio, preposizione, aggettivo, sostantivo, comunque lo si chiami in causa il “signor Presso” non nega a nessuno le sue prestazioni, gratis et amore Dei. Lo stachanovista, dal punto di vista sindacale, ha tolto però dal mercato del lavoro (grammaticale) le “prepozioni articolate”. Eliminazione che non ha indignato i paladini della difesa dei diritti dei lavoratori. Un autentico genocidio, per fortuna incruento.

O tempora, o mores! Le virtù passate retaggio d’una cultura della lingua italiana tramandata nei tempi hanno lasciato posto e spazio alla corruzione grammaticale della quale il “signor Presso” è munifico ed unico rappresentante. Despota oltre che stachanovista.

Il “signor Presso”, probabilmente, si è inserito nel mondo del lavoro (grammaticale) in un tempo in cui un datore di lavoro, con poche idee ma pratico affarista, decise di farlo debuttare nella corrispondenza per individuare un soggetto ospite, magari momentaneo, in casa di un altro, o l’impiegato di un’azienda. Sicchè le lettere vengono ancora oggi indirizzate al signor Giuseppe Rossi presso Michele Verde via Non ha importanza città Nemmeno. Gl’inglesi per indicare un soggetto diverso dal destinatario preferirono servirsi di un’abbreviazione, c/o, che aveva origine dalla locuzione care of (traduzione letterale “alle cure/attenzioni di”) inteso come “domiciliato presso”. Apud, per gli antichi romani.

Consuetudo est servanda sentenziò qualcuno ai tempi di Cicerone. Ma ne era convinto anche il Gattopardo che ampliò il concetto in “tutto cambi perché nulla cambi”. Ed ecco che il “signor Presso” a sirene spiegate va in soccorso della mostra d’auto d’epoca che si svolge “presso” il Museo della Porsche, o della Mercedes, o della Maserati, o della Ferrari, o della Opel, ecc. mentre il disoccupato “signor Nel” si morde le mani ed impreca contro l’indifferenza dilagante. Il “signor Presso” si catapulta in soccorso dell’auto nuova che nel prossimo week-end verrà presentata col porte aperte “presso” tutte le concessionarie della rete… lasciando, indifferente, che il “signor In” rimpianga i tempi in cui nessuno gli negava l’accesso lavorativo nella costruzione d’una frase. E perché non ricordare gli altri disinteressati interventi del “signor Presso”? L’ingegnere lavora presso il Gruppo, il dottore si è insediato presso le pubbliche relazioni, l’auto viene prodotta presso lo stabilimento, il brand gode di grande stima presso i consumatori europei, la selfmania è una moda dilagante presso i giovani, i gadget del brand sono in vendita presso i migliori negozi. Un florilegio incredibile in cui il “signor Presso” è attore-protagonista assoluto, cinicamente disinteressato delle sofferenze dei signori o delle signore “Nel” (Gruppo, stabilimento), “Alle” (pubbliche relazioni), “Nei” (migliori negozi), “Tra” (i consumatori europei, i giovani).

Solo considerazioni. Molto personali. Comunque, “apud me” (a casa mia) la consuetudine è diversa da quella dilagante, voi “trapassate oltre senza farvi presso”. Parola del padre della lingua italiana Dante Alighieri.

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